Dieta Mediterranea, simbolo indiscusso del Cilento: non è solo uno stile di vita

Scritto da , 24 Gennaio 2022
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di Arturo Calabrese

Simbolo indiscusso del Cilento, e per estensione del Meridione tutto, è la Dieta Mediterranea. Nata in un angolo del territorio cilentano, essa non è semplicemente una regola da seguire quando si è a tavola, ma uno stile di vita che abbraccia totalmente l’esistenza ed il modo di vivere. L’idea di partenza è gioco forza legata al cibo e all’alimentazione basandosi su quegli alimenti tipici dei Paesi che si affacciano sul bacino del Mar Mediterraneo ed in particolare, stando all’idea originaria, Italia e Grecia, ma all’elenco si sono aggiunti anche Marocco, Spagna, Portogallo, Croazia e Cipro. Essa fu riconosciuta Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco in quel Nairobi in Kenya il 16 novembre del 2010, dopo una lunga ed estenuante contrattazione iniziata ben 4 anni prima. A quella plenaria era presente con la sua figura anche l’indimenticato Angelo Vassallo, tra i primi sindaci cilentani a capire la potenzialità e morto poco tempo prima in quell’attentato che non ha ancora una firma. Il riconoscimento fu dedicato proprio alla sua memoria e al suo impegno per far sì che quell’idea si concretizzasse. Padre della Dieta Mediterranea, così come la conosciamo oggi, è lo scienziato statunitense Ancel Keys, morto nel 2004 all’età di 100 anni. Fu lui che, grazie ad una geniale intuizione, iniziò a studiare lo stato di salute e le sue variazioni in base agli stili di vita e di alimentazione. Capì che in alcuni località i casi di infarto erano in numero molto inferiore rispetto ad altre e questo grazie proprio ad una sana alimentazione e a tanta attività fisica. L’illuminazione avvenne a Roma nel 1951, quando Keys si confrontò con luminari partenopei che lo invitarono ad effettuare degli studi in tal senso. «A Napoli – scrisse lo scienziato – la dieta comune era scarsa di carne e prodotti caseari, la pasta generalmente sostituiva la carne a cena. Nei mercati alimentari scoprii montagne di verdura e le buste della spesa delle donne erano cariche di verdura frondosa. Nello stesso tempo, i campioni di sangue degli uomini sotto controllo medico che noi stavamo visitando presentavano un basso livello di colesterolo. I pazienti con disturbi cardiaci alle coronarie erano rari negli ospedali e i medici locali ci dissero che gli attacchi di cuore alle coronarie non erano molto frequenti. I disturbi cardiaci alle coronarie erano ritenuti essere più comuni nelle classi benestanti dove la dieta era più ricca di carne e prodotti caseari. Mi convinsi – concludeva il suo scritto – che la dieta salutare era un motivo dell’assenza di disturbi cardiaci». Un ragionamento che oggi ci sembra scontato ed ovvio, ma che allora risultò rivoluzionario. Da Napoli al Cilento il passo fu breve e per Keys si aprì un mondo fatto di tradizioni, di credenze popolari, di usi e costumi legati alla terra, di sacrifici, di pasti legati al lavoro, di mani sporche di fatica nei campi, di piccole imbarcazioni e di reti per la pesca. Lo studioso si trasferì a Pollica, un “buen retiro” nel quale continuare il lavoro ma soprattutto dove vivere la Dieta in ogni sua declinazione. Olio, frutta, verdura, ortaggi, pesce, prodotti caseari e cereali trovano spazio sulla tavola ed insieme a loro il sole, l’aria del mare o della montagna, il vivere senza preoccupazioni e con rilassatezza a contatto con la natura e nel pieno rispetto. Questa è la vera Dieta Mediterranea, un concetto esteso che comprende vari ambiti della vita di tutti i giorni. Oggi, essa è fondamentale per l’economia di diversi Paesi europei ed ha perso quel valore identitario che la vede fortemente legata al Cilento anche a causa di vari cambiamenti della piramide alimentari per adeguarla ai tempi moderni e al maggior profitto. Nella sua patria, però, la Dieta Mediterranea gode ancora di rispetto e viene seguita in modo scrupoloso. Non è un caso se il Cilento può annoverare tantissimi longevi che hanno superato i 90 anni e un gran numero di arzilli vecchietti che di candeline ne hanno già spente ben 100. Un modello importante che ha segnato diverse generazioni e che permette una sicura entrata economica, linfa per un territorio dal quale molti, troppi, giovani fuggono alla ricerca di un futuro migliore. La Dieta Mediterranea, e l’indotto che ne consegue, possono tornare ad essere il valore aggiunto del Cilento con politiche ed investimenti mirati, tenendo fede alle idee di Keys da una parte e a quelle di Vassallo dall’altra, due folli visionari che resero concreta una tradizione e realtà un sogno.

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