Dieci anni a Paciello. I familiari: “Non basta per alleviare il nostro dolore”

Scritto da , 18 dicembre 2015
Dieci anni e quattro mesi di reclusione. Probabilmente la pena più alta, in assenza del reato di omicidio stradale, che i giudici potevano stabilire per Gianni Paciello. Più severa rispetto anche alla richiesta del pubblico ministero, Francesca Fresh, che aveva chiesto otto anni di reclusione.  Il giovane che travolse e uccise quattro ragazzi, tra cui suo fratello, mentre guidava ubriaco il 28 settembre del 2014. Le ultime schermaglie in aula   e poi una lunga attesa snervante. La tensione si tagliava a fette. Alle 18.15 il giudice Salvatore Bloise del Tribunale di Lagonegro  ha fatto il suo ingresso in aula. Pochi secondi per un fiume di emozioni, sentimenti contrapposti. Gianni Paciello aveva scelto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato.
La pena. Il ventiduenne è stato condannato a 10 anni (per omicidio colposo plurimo) e 4 mesi ( per guida in stato di ebbrezza) di reclusione e 5 anni di revoca della patente (4 anni per omicidio colposo plurimo e 1 anno per guida in stato di ebbrezza) e al pagamento delle spese di parte civile Gianni Paciello, il 23enne che il 28 settembre 2014 travolse ed uccise con la sua BMW nera, davanti al bar “New Club 2000″ di Sassano, quattro giovani del posto: Nicola e Giovanni Femminella, Daniele e Luigi Paciello, quest’ultimo fratello di Gianni.
Il pm fa discutere. L’avvocato Vita aveva chiesto 15 anni.  Il pm Francesca Fresch, dopo aver ripercorso nel dettaglio i momenti della tragedia ha chiesto, per l’imputato, 8 anni di reclusione. Una richiesta che, però, non ha riscosso appieno il consenso degli avvocati di parte civile. L’avvocato Enzo Vita, infatti, ha prospettato il massimo della pena corrispondente a 15 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo.
“Alcol test irregolare” Gli avvocati della difesa, dal canto loro, hanno richiesto il proscioglimento del 23enne. Un altro punto sul quale si sono soffermati gli avvocati Lavitola e Giuliano è stato il richiedere l’annullamento dell’alcol test effettuato il giorno dell’incidente, perché, secondo quanto sostiene la difesa, l’esame è stato effettuato in modo irregolare e con risultati non corretti.
La vicenda.  L’incidente avvenne il 22 settembre del 2014: i quattro ragazzi stavano guardando le partite di serie A seduti davanti al bar del loro paese, Sassano, quando Paciello, 22 anni, sbandò mentre guidava ubriaco a oltre 137 chilometri all’ora e li travolse. Oltre al fratello Luigi di 15 anni, persero la vita anche Daniele Paciello (omonimo ma non parente), 14 anni, Nicola e Giovanni Femminella di 23 e 17 anni. Nel sangue del giovane venne poi trovato un livello di alcol tre volte superiore a quanto è consentito per potersi mettere al volante. Inoltre, alcuni conoscenti dichiararono che non era la prima colta che Paciello guidava ad alta velocità per le vie del paese. Proprio per la sua guida in stato di ebrezza, in un primo momento era stata formulata l’accusa di omicidio volontario, poi il 2 ottobre del 2014 il gip la derubricò a omicidio colposo plurimo.
Paciello assente in aula.  Alla lettura della sentenza, i familiari delle quattro vittime sono scoppiati a piangere. Paciello, che sta già scontando gli arresti domiciliari nella struttura protetta del Vallo di Diano (Salerno), invece, non era presente in aula
Familiari in lacrime. “Nessuno ci ridarà i nostri figli e nemmeno una vita di reclusione servirà ad alleviare il nostro dolore – hanno detto i genitori di Nicola e Giovanni Femminella e quelli di Daniele Paciello – ma la sentenza di oggi è già un piccolo passo. Non servirà però a far ritornare in vita i nostri angeli. Il dolore si rinnova ogni giorno e resterà per sempre”. “E’ un fatto eclatante che ha suscitato enorme impressione non solo a livello locale ma anche a livello nazionale – ha detto il Procuratore di Lagonegro, Vittorio Russo – una strage incredibile, incomprensibile ed  inaccettabile di quattro vite stroncate da un’ incredibile imprudenza. Le sentenze non si commentano, ma sicuramente questa è una pena esemplare”.
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