Dialoghi “strettamente” familiari

Scritto da , 4 Febbraio 2021
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Grande partecipazione per l’incontro streaming con il tenore Daniele Lettieri e il pianista Carmine Rosolia. Scelte raffinate quelle del duo che ha mostrato un tenore a tutto tondo dal più amato repertorio lirico a quello sacro, fino alla romanza da salotto

Di Olga Chieffi
Un “In prima fila…..” musicalmente colloquiale, quello che si è svolto ieri sera con il tenore Daniele Lettieri e il suo pianista di fiducia Carmine Rosolia, in streaming sui canali social del nostro quotidiano. Un appuntamento, quello del giovedì, nato per continuare ad avere un filo diretto con i protagonisti del palcoscenico, sia esso musicale o teatrale, cercando di alleviare la nostalgia del luogo e degli spettacoli che eravamo abituati a frequentare. Daniele Lettieri e Carmine Rosolia, formano un duo nato tra le mura del conservatorio, che li ha visti crescere umanamente e musicalmente insieme, in quella ferace “cantera” che è il Martucci di Salerno. Il collegamento si è aperto sull’aria di sortita di Nemorino con un Daniele Lettieri innamorato delle note emesse, il quale ci ha presentato poi, la sua giovanissima “Adina”, nella vita, il soprano Giada Borriello, conosciuta sul prestigioso palcoscenico di Parma, per un Rigoletto, in cui Daniele ha interpretato Matteo Borsa, e Giada è stata un’intensa Gilda. Il sole risplende nella voce di questi due cantanti all’inizio della carriera, che hanno dedicato alla platea virtuale, praticamente il secondo inno d’ Italia, la pagina più famosa del binomio Capurro e Di Capua. Nel gioco delle domande è entrato il pianista Carmine Rosolia, già perfettamente forgiato dal suo maestro Ernesto Pulignano, col quale sta perfezionando il suo ruolo di maestro accompagnatore, sala e naturalmente ripetitore, una figura particolare che svolge un lavoro complesso, nel mondo dell’opera e oltre ad apprendere l’arte dell’accompagnamento, ormai adopera un ricco repertorio di freddure sui tenori, non valide, però per Daniele Lettieri, che è studioso e musicista. “Con Daniele – ha affermato Carmine Rosolia – stiamo mettendo a punto il repertorio cameristico e in particolare la romanza da salotto, che veste splendidamente la voce di Daniele Lettieri. Infatti, vi abbiamo proposto stasera Malìa, una delle romanze più amate di Francesco Paolo Tosti, che esaltano l’emozione offerta dalla parola e dalla musica”. Un repertorio quello scelto per la nostra platea virtuale, che ha visto in programma anche il Settecento sacro di Francesco Durante e l’arietta del Giordanello “Caro mio ben”, poiché Daniele e Carmine hanno inteso dare un segnale forte, a quanti si lanciano da giovanissimi in imprese impossibili come l’intonazione del “vincerò” nel “Nessun Dorma!” della Turandot. “Bisogna saper attendere – ha continuato – Daniele- come il bravo addestratore e uomo di cavalli, fa con i suoi puledri. La voce va curata, rafforzata, e solo quando tutto è al posto giusto e convenuto per un repertorio si va ad avvicinarlo, altrimenti, il dono si consuma come un fuoco di paglia. Il ruolo a cui aspiro è quello di Rodolfo in Bohème, ma so che non è ancora il momento, ma con lo studio ci arriverò”. Omaggio ai Maestri che sono dietro ai talenti e che per Carmine Rosolia sono stati Eleonora Forgione, Maria Perrotta e Pasquale Orazzo, mentre Daniele Lettieri oltre Marilena Laurenza, ha sentito di ringraziare, il Maestro Ciro Visco, e quello presso cui si reca attualmente, Jeorge Ansorena, e su tutti, il suo idolo Josè Carreras, del quale segue l’educazione all’”emozione”. Tra le domande fioccate dal web, è stato chiesto se “La lirica parla ancora un linguaggio contemporaneo o la si guarda ancora come un mondo a parte?” “credo che l’opera è contemporaneità per quello che racconta. L’amore esiste da quando è nato il mondo – ha risposto Daniele Lettieri -, le guerre anche, la politica e così via; temi affrontati nelle opere e che viviamo quotidianamente. Quello che si può definire contemporaneo è il codice sotto il quale ci viene proposta un’opera lirica. E’, forse bene fare un confronto con il cinema!” Ci si lamenta del fatto che a teatro sono presenti sempre più teste bianche e pochissimi giovani, questo, perché il cinema ha portato ai nostri occhi scene dirette che magari nell’opera non esistono. Ma le storie raccontate sono le stesse. Il teatro non è un mondo a parte, il teatro è vita, è commedia, è quotidianità riprodotta da attori/cantanti. Allora, dovremmo imparare a frequentare il teatro che sembra parlare di storie passate, per capire il nostro futuro. Credo sia l’unica chiave per aprire la porta dell’amore, per la cultura, quindi, per vivere meglio!”. Il si bemolle del recitativo del “Povero Ernesto” dal Don Pasquale, un acuto che ha fatto penare, Daniele Lettieri, ma ieri intonato sperfettamente, dal quale è partita una sincera amicizia e appuntamento al prossimo giovedì con il contenitore d’arte di Le Cronache.

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