Di Maio lascia, non cambia lo schema per la Campania

di Andrea Pellegrino
Le dimissioni di Luigi Di Maio da capo del Movimento 5 Stelle non cambiano le strategie in vista delle elezioni regionali della Campania. Fino al 15 marzo la reggenza sarà affidata a Vito Crimi, poi gli stati generali e la nomina del successore. In pole c’è il sindaco di Torino, Chiara Appendino. Ma la strada per le regionali della Campania, almeno interna al Movimento, sembrerebbe già tracciata. Non fosse altro che martedì scorso a Roma, lo stato maggiore si è riunito per definire la linea da adottare. Lo schema emerso vede un accordo con il Partito democratico e la candidatura a governatore di Sergio Costa, attuale ministro dell’Ambiente che cederebbe il suo posto romano a Leu. Definita anche la proposta da sottoporre all’uscente Vincenzo De Luca. A quanto pare l’unica pregiudiziale per la trattativa con il Pd – posta anche da Luigi de Magistris – sarebbe la mancata ricandidatura di Vincenzo De Luca. Per lui si cerca un nuovo incarico, semmai la presidenza di Fincantieri, nomina però agganciata alle sorti del governo Conte bis. Tutto naturalmente passerà per le imminenti elezioni dell’Emilia Romagna, dopo di che, con molta probabilità, gli ambasciatori torneranno a lavoro. Si vocifera che anche pezzi del Partito democratico sarebbero pronti a mollare De Luca e sposare lo schema governativo, con un accordo ampio che parta dal Movimento 5 Stelle e raggiunga Leu e la sinistra, compreso lo schieramento del sindaco di Napoli. Acquisita anche la disponibilità di Valeria Ciarambino, attuale capogruppo consiliare in Regione Campania del movimento pentastellato, di un passo indietro rispetto alla candidatura a governatore. Il piano B della Ciarambino prevede, naturalmente un assessorato, meglio ancora alla sanità, suo cavallo di battaglia degli ultimi cinque anni. Resta il nodo di Italia Viva di Matteo Renzi. Dalla parte dell’ampia coalizione giallorossa, i continui sondaggi che vedono in testa il centrodestra e quindi Stefano Caldoro. Pallottoliere alla mano una frammentazione a sinistra porterebbe, allo stato, una vittoria netta del centrodestra, soprattutto in caso di accordo complessivo da Fratelli d’Italia a Lega fino ai contenitori moderati. Uno schieramento unito anche a sinistra, matematicamente, consentirebbe un riequilibrio della partita elettorale. Unità che naturalmente passa attraverso l’esclusione dalla corsa di Vincenzo De Luca.