Detenuta 65enne muore nel sonno

Scritto da , 14 febbraio 2018

Pina Ferro

E’ morta nel sonno nella sua cella di detenzione del carcere di Fuorni. Per A.C. 65 anni, napoletana, con posizione giuridica definitiva e fine pena nel 2019, quando è stata rinvenuta, non vi era più nulla da fare: il suo cuore aveva già smesso di battere per sempre. E’ passata dal sonno alla morte. Il tutto sarebbe accaduto intorno alle 2 della notte tra lunedì e martedì. Ad accorgersi che qualcosa non andava, sarebbe stato l’agente di turno, nel corso del suo normale giro. Neppure le sue due compagne di cella si erano accorte di nulla. L’agente, immediatamente intervenuto, non appena si è accorto che qualcosa non andava, ha fatto scattare l’allarme. Sul posto anche il medico di turno che ha provato ad effettuare la rianimazione cardiopolmonare. Purtroppo per la detenuta non vi era nulla da fare. Il decesso è stato comunicato all’autorità giudiziaria di turno che ha inviato presso l’istituto di pena il medico legale che ha provveduto ad effettuare la visita esterna della salma. “La morte in carcere è sempre un evento drammatico che la- scia un profondo senso di disagio e inquietudine in tutti. E ogni volta si apre il dibattito sulla necessità e reale opportunità di tenere una persona in carcere forse come in questo caso. L’universo penitenziario gira attorno all’essere umano sia esso detenuto che operatore quale il poliziotto penitenziario per cui la morte è una sconfitta per tutti”. Hanno sottolineato alcune organizzazioni sindacali. “La situazione nelle carceri resta allarmante: altro che emergenza superata! Dal punto di vista sanitario è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che, nel corso del 2016, sono passati all’interno dei 190 istituti penitenziari italiani oltre 100mila detenuti: dall’indagine della Società italiana di medicina penitenziaria è emerso chiaramente che solamente un detenuto su 3 non è malato, mentre la metà è inconsapevole della patologia di cui è affetto. I dati più allarmanti riguardano le malattie infettive: secondo quanto stimato, infatti, i detenuti con l’hiv sono circa 5mila, i portatori attivi del virus dell’epatite Bsi aggirano intorno ai 6.500, mentre tra i 25mila e i 35mila sono i detenuti affetti da epatite C. Per quanto riguarda i carcerati stranieri (circa il 34% della popolazione carceraria italiana) oltre la metà è portatrice latente di tubercolosi”. Si legge ancora in una nota del sindacato. “Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. I problemi del carcere sono reali, come reale è il dato che gli eventi critici nei penitenziari sono in aumento da quando vi sono vigilanza dinamica e regime aperto per i detenuti. Oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento”, “Quelli del carcere non sono problemi da nascondere come la polvere sotto gli zerbini, ma criticità reali da risolvere. La situazione nel 2017 si è notevolmente aggravata rispetto al 2016.”.

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