Delitto delle Fornelle 20 anni a Luca Gentile

Scritto da , 29 settembre 2017

 

Per l’omicidio di Eugenio Tura De Marco è stato condannato a 20 anni di carcere il 23enne Luca Gentile, fidanzato della figlia di Tura. La sentenza è stata emessa ieri mattina dal Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno Stefano Berni Canani. Per il giovane reo confesso che ha scelto il rito abbreviato, il pubblico ministero Elena Guarino aveva chiesto una condanna a trenta anni. Prima della sentenza la pubblica accusa ha letto al giovane tutti i messaggi che si era scambiato con la fidanzata la sera dell’omicidio e non solo. Gentile, poco dopo il delitto, confessò di aver accoltellato il suocero affermando, tuttavia, di aver reagito ad approcci sessuali da parte di Tura De Marco. Ipotesi questa, smontata dal pm della procura salernitana, Elena Guarino, che in fase di repliche, ha mostrato le foto dei luoghi in cui avvenne l’omicidio, ritenendoli incompatibili qualora fosse avvenuta una colluttazione.Il Pm ha mostrato una foto scattata nei minuti immediatamente successivi alla scoperta del cadavere da parte delle forze dell’ordine in cui si vede che il tavolo in cucina era al suo posto e nel posacenere vi era una sigaretta appoggiata, con il tabacco consumato. Elementi questi che per l’accusa dimostrano che tra Tura De Marco e Gentile, non vi sarebbe stata nessuna colluttazione. Tutto era in ordine. Alla lettura della sentenza Luca Gentile non ha fatto trasparire alcuna emozione. Il carrozziere 62enne Eugenio Tura de Marco, fu rinvenuto la sera del 20 febbraio 2016 nella sua abitazione di Piazza Matteo Aiello nel rione delle Fornelle, nel centro storico di Salerno, privo di vita. Ad ucciderlo una coltellata ad un fianco. L’intera dinamica dell’omicidio è stata ricostruita sia dall’incidente probatorio che dal fitto scambio di messaggi whatsapp recuperati dai telefoni cellulari della coppia di fidanzati. Una parte dei messaggi era stato già acquisita nelle prime fasi delle indagini, compresa l’emoticon del coltello che Luca Gentile aveva inviato alla fidanzata Daniela Tura De Marco nella notte dell’omicidio. Dai whatsapp recuperati dal Ris emerge l’invito di Daniela a Luca di cancellare i messaggi per non lasciare indizi, e il monito di lui a “stare zitta”, mantenedo il segreto. Sempre Luca Gentile, la mattina dopo l’omicidio, insiste perché la 24enne continui a inviare chiamate e messaggi sul telefono del padre, spiegandole anche cosa dire quando avrebbe contattato i carabinieri per denunciare quello strano silenzio del padre. «Prima di chiamarli, fai un sacco di telefonate a tuo padre» le raccomanda, suggerendo di precisare al centralinista che Eugenio Tura era solito bere molto più di quanto potesse reggere.Alle 19.40 del 20 febbraio Daniela compone il numero del 112, dicendosi preoccupata perché dalla mattina il suo papà non risponde al telefono. Successivamente l’esame autoptico rivelerà che il 62enne era morto la sera prima, per una coltellata che gli aveva reciso l’arteria femorale. Nell’emettere la sentenza il Gup non ha riconosciuto a Luca Gentile l’aggravante dei rapporti familiari che, però, permane per la figlia della vittima, che il prossimo 16 ottobre, innanzi alla Corte d’assise di Salerno, dovrà rispondere di concorso morale in omicidio, in quanto ritenuta responsabile di aver rafforzato il proposito criminoso del fidanzato. «E’ una sentenza parzialmente giusta – commenta all’Agi l’avvocato difensore di Luca Gentile, Luigi Gassani del foro di Salerno – sia per l’equita’ dimostrata dal giudice sia per la correttezza del pubblico ministero. Valutiamo di proporre appello affinchè venga riconosciuto lo stato di ira del ragazzo che, piu’ volte, avrebbe ricevuto da Tura De Marco delle proposte, dal giovane non gradite, di andare a dormire a casa del suocero e di lasciare la figlia». A difendere il giovane oltre a Luigi Gassani anche Enrico Lizza. I due legali hanno sempre sostenuto la legittima difesa di Luca Gentile.

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