De Simone: I morti dell’alluvione del 54 sotto piazza della Libertà

Scritto da , 12 febbraio 2014

di Andrea Pellegrino La rabbia è tanta quando commenta la notizia della morte di Francesca Mansi, la sfortunata ragazza di Atrani inghiottita dal torrente Dragone, durante la terribile alluvione del 2010. Il vulcanico Gaetano De Simone, già consigliere comunale di Salerno, proprio non ci sta ad apprendere che oltre il danno ora c’è la beffa. Alla famiglia di Francesca non è stato consegnato nessun colpevole e non è stato riconosciuto nessun risarcimento, neppure per i funerali. E mentre per Sarno il povero sindaco Gerardo Basile si è visto piombare una condanna confermata anche in Cassazione, quale unico colpevole dell’alluvione, per Atrani non c’è stato nulla.  La rabbia di De Simone, la cui passione ed il cui impegno civile non si sono mai spenti, esplode quando mostra il suo dossier che parte da anni lontani. Lettere e riscontri, rassicurazioni e denunce. Tutto documentato e conservato con cura, quale segno  tangibile – dice – «di una classe politica che ha contribuito al disastro del territorio. Ha causato più danni del terremoto del 1980». I pluviometri, li aveva chiesti quasi dieci anni prima dell’alluvione di Atrani e dal dipartimento della Protezione Civile del Consiglio dei Ministri aveva avuto anche rassicurazioni che il progetto e la conseguente installazione fossero in corso. Ed invece la povera Francesca Mansi, proprio per l’assenza di un allarme lanciato in tempo, è rimasta intrappolata e senza via di fuga.  Ma ancora De Simone commenta gli ultimi avvenimenti: strade chiuse e frane ovunque. «E’ possibile che pochi millimetri d’acqua possano mettere in ginocchio la città di Salerno?», dice De Simone che prosegue: «I sottopassi s’allagano mettendo a rischio gli automobilisti». Stessa cosa accade nel Cilento o in Costiera Amalfitana martoriate «dalle frane in inverno e dagli incendi in estate». Ecco il disastro, incalza Gaetano De Simone che mostra ancora documenti, tutti supportati da relazioni tecniche di esperti, ed in primis del noto professore Franco Ortolani che ad Atrani ci andò pochi giorni dopo la tragedia e che si è espresso recentemente anche sul progetto di Santa Teresa a Salerno. Sul Crescent è ancora un’altra storia, prosegue De Simone, che sostiene con forza la tesi di Italia Nostra e No Crescent. «Lì sotto ci sono ancora i morti dell’alluvione. Hanno deviato un fiume, questo è qualcosa di sconvolgente. In quell’area tutto andava fatto, tranne che un mostro di queste dimensioni e soprattutto tranne deviare quel fiume che seminò morte e distruzione. Io all’epoca c’ero ed ho visto i morti in faccia». S’indigna, poi, quando sa che alcuni cittadini del centro storico si sono fatti promotori di una campagna Sì Crescent, per contrastare il comitato che ha trascinato il Comune di Salerno in Tribunale, spuntandola in Consiglio di Stato. «Non posso accettare questo – dice l’ex consigliere comunale – è assurdo che i cittadini del centro storico condividano quello scempio che ha distrutto quell’area che invece aveva bisogno di una semplice ed accurata bonifica». Tutti responsabili, per De Simone: «Politica, forze sociali e anche mondo accademico». Una università – dice- slegata dal territorio e che invece dovrebbe investire per la sua difesa, partendo dalla Costa Cilentana fino a quella Amalfitana. Ed invece, prosegue: «Consente che le migliori eccellenze vadano via. Che i nostri cervelli producano reddito altrove e non nella propria Salerno». Tutto questo perché, continua: «Non hanno ben compreso che le politiche a tutela del territorio creano sviluppo ma anche posti di lavoro. Perché non si istituiscono le sentinelle dell’ambiente? Perché non si creano gruppi di lavoro che non siano condizionati dal potere politico? Dove sono gli ordini professionali che dovrebbero indirizzare verso questo percorso?». Il silenzio di questi anni è assordante ma De Simone annuncia che la sua battaglia proseguirà. «Le mie idee e la mia rabbia è tanta e tale che continuerò ad essere sempre presente affinché si possa costruire un futuro migliore per i nostri figli».

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