De Luca litiga con Mons Moretti e diserta la processione di San Matteo

di Tommaso D'AngeloScusate, chi è quella signora che sfila con la fascia tricolore? I salernitani hanno così scoperto all’improvviso, durante la processione di San Matteo, di avere un vice sindaco. Ma soprattutto hanno scoperto, per la prima volta, che De Luca era assente al seguito del Santo patrono, un appuntamento per lui irrinunciabile, come le luci di artista. Le voci si sono rincorse per tutte il pomeriggio, mentre una blindata
processione manteneva fede alla passione dei salernitani che ignoravano
Stato e Chiesa, e riservavano applausi e baci solo ai santi e alle
paranze. Ai più attenti osservatori non è sfuggito lo spiegamento di
forze militari, in divisa e in borghese.  Agenti civetta erano sparsi
tra la folla, il timore di contestazioni all’inizio dell’evento era
forte, l’assenza di De Luca ha disinnescato possibili malumori tra i
tanti lavoratori in odor di licenziamento.  Qualche striscione, un po’
di volantinaggio polemico ma sostanzialmente tutto è filato liscio come
sempre. Troppo poco per impaurire lo sceriffo. C’era dell’altro.Resta
la domanda iniziale: cosa è successo a De Luca? Le cronache raccontano
di una sua presenza mattutina al Duomo dove si celebrava la Santa Messa.
Qui avrebbe avuto un violento battibecco, prima con Zara, presidente
del Consiglio provinciale e poi con il senatore del Pdl Enzo Fasano. 
Una questione di posti a sedere.Il nervosismo del sindaco era
latente, nonostante non fosse ancora ufficiale già sapeva della sentenza
del Tar che sospendeva per un mese i lavori del Crescent. La classica
goccia traboccante dopo una settimana di cattive notizie per piazza
della Libertà e per lo stop alla raccolta rifiuta decisa dalla Tempor.
Il temporale, nonostante la giornata di sole, doveva ancora arrivare.
Quando De Luca – riferiscono fonti vicino alle alte sfere
ecclesiastiche- chiede a Mons Moretti la cacciata di Zara dal suo posto
si sente rispondere: “Qui è casa mia e le regole le faccio io, il
protocollo va rispettato e Zara resta”. Abituato alle carezze di Mons
Pierro, De Luca si è sentito come un pugile che sul ring riceve un
diretto in pieno volto. Stordito, barcolla sulle gambe  dopo il gancio
sinistro del Vescovo che rincara la dose: “Anzi, visto che ci siamo le
voglio ricordare che oggi (ieri per chi legge n.d.r.) è la festa di San
Matteo, una festa di fede e vieterò qualsiasi eccesso di folklore, foto
con le paranze e qualsiasi manifestazione che vada oltre il senso della
giornata religiosa”.  Un uno due da ko, qui De Luca ha preso cappello ed
è andato via. All’ultimo minuto ha avvisato la sua vice Avossa di
partecipare alla processione, poi ha fatto perdere le sue tracce,
arrabbiato, turbato e innervosito dall’affronto arcivescovile. Qui non
si tratta del solito contestatore ridotto al rango di cafone dalle sue
pepate risposte, ora è   la massima espressione della chiesa salernitana
che vuole riprendersi il suo spazio, dettare le regole. I più
maligni sostengono che ai vertici curiali non sia piaciuto l’esito della
vicenda giudiziaria dell’Angellara Home che ha portato alla condanna di
Pierro e don Comincio Lanzara, ieri regolarmente al fianco di Mons
Moretti. Sullo sfondo quelle intercettazioni non utilizzate appieno.Durante
la processione la paranza deluchiana ha subito fatto filtrare la scusa
del malore e addirittura di un ricovero, prima a Nocera e poi al Ruggi.
Poi la voce che riguardava un familiare, mentre il Prefetto Pantaleone
escludeva ai fedelissimi, pericoli di incolumità . Notizie smentite con
il passare delle ore mentre l’addetto stampa municipale Iannicelli,
confessava candidamente di “non sapere nulla”. L’omelia finale di Mons
Moretti davanti al Duomo, dedicata agli ultimi, ai bisognosi che non si
devono lasciare indietro, il forte richiamo alla solidarietà lasciavano
intuire che San Matteo si era riappropriato del suo ruolo. Un discorso
sociale molto forte, segnato anche dalla disperazione trovata sul suo
cammino dallo stesso Arcivescovo, cui non sono sfuggite le richieste di
aiuto, di lavoro, di sostegno lanciate dai salernitani. Le ha raccolte,
le ha fatte sue, le ha rilanciate, facendo finalmente un discorso
pastorale che si richiama ai principi veri della chiesa. Non quelli
sulla tassa del matrimonio o sull’assurda richiesta di accredito
partorita da don Nello Senatore per seguire messa e processione.San Bartolomeo può attendere.