De Luca decaduto, maxi stangata per le spese legali

Scritto da , 4 febbraio 2015

di Andrea Pellegrino

Altro non è stato fatto che applicare la legge. La sentenza della Corte d’Appello che conferma la decadenza di Vincenzo De Luca dalla carica di sindaco per l’incompatibilità con quella di sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture all’epoca del Governo Letta, si sintetizza così: la norma è chiara e De Luca all’atto della nomina doveva scegliere. Respinti tutti gli appelli presentati ad adiuvandum del sindaco di Salerno che, attraverso i suoi legali, aveva impugnato la sentenza di primo grado, facendo sospendere gli effetti. Ma questa volta, benché De Luca abbia già annunciato il ricorso in Cassazione, la sentenza avrà conseguenze immediate. Ieri l’ufficializzazione della sentenza che porta la data di sabato 24 gennaio. La questione incompatibilità era stata mossa dai parlamentari salernitani del Movimento 5 Stelle (Andrea Cioffi, Silvia Giordano e Mimmo Pisano), assistiti dall’avvocato Oreste Agosto e dall’avvocato Stefania Marchese che ora si sono visti confermare la sentenza di primo grado, nonché il pagamento delle spese processuali da parte degli appellanti. Si tratta di circa 45mila euro che dovranno essere suddivisi tra i promotori dei ricorsi in appello. Condannati al rimborso anche gli assessori comunali Eva Avossa, Alfonso Buonaiuto, Luca Cascone, Domenico De Maio, Ermanno Guerra, Vincenzo Maraio (ex assessore), Francesco Picarone, Nino Savastano e altri 18 consiglieri comunali (il ricorso non è stato firmato dai consiglieri di maggioranza De Pascale, Provenza e D’Alessio), che secondo i calcoli dovranno sborsare circa 500 euro ciascuno. Mazzata, invece, per Vincenzo De Luca che oltre ad aver perso la carica di sindaco dovrà rimborsare gli appellanti con 10.700 euro più Iva. Nessuna distinzione tra la carica di viceministro e quella di sottosegretario. I giudici della Corte di Appello – presidente Perretti, a latere Ferrante e Rotunno – hanno respinto l’eccezione mossa dai legali di Vincenzo De Luca (inizialmente assistito dall’avvocato Edilberto Ricciardi, scomparso di recente). L’incompatibilità con la carica di primo cittadino sarebbe acclarata già con la nomina a sottosegretario di Stato. «Il titolo di viceministro – si legge nel dispositivo – non sostituisce né fa venire meno la precedente carica, ma la arricchisce di un’ulteriore funzione». Confermati anche gli effetti dell’incompatibilità che scatta dal giuramento (3 maggio 2013) prestato da Vincenzo De Luca dinanzi al premier Enrico Letta. Ancora nessuna cessazione della materia del contendere, per i giudici di secondo grado. «La caduta del Governo Letta – si legge – non ha modificato gli effetti della incompatibilità già verificatasi». Ora la strategia legale di De Luca – ora assistito dagli avvocati Angelo Clarizia e Paolo Ricciardi – vedrebbe oltre il ricorso in Cassazione anche la richiesta al presidente della Corte d’Appello di una sospensione del provvedimento in attesa del pronunciamento del “Palazzaccio”. Ipotesi che sembrerebbe complessa in considerazione degli effetti immediati che ha la sentenza di secondo grado che conferma un precedente pronunciamento. Ed è la seconda volta in dieci giorni che Vincenzo De Luca deve lasciare il comando della città al vicesindaco Enzo Napoli. Ma se per la prima sospensione per effetto della Severino, De Luca in pochi giorni era riuscito a ritornare in sella grazie al Tar questa volta, salvo colpi di scena, dovrà attendere il pronunciamento della Cassazione.

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