De Laurentiis: «I risultati parlano per me»

di Giuseppe Vitolo

NAPOLI – Diciamolo chiaramente: quando parla, non è mai banale. Mesi e mesi di silenzio, la ferita dell’ultimo match col Verona che ancora lacera, per poi rombare a pieni giri su tanti, troppi argomenti. È un fiume in piena Aurelio De Laurentiis. E quando ha l’occasione per poter esternare il suo pensiero, il numero uno della Società Sportiva Calcio Napoli non si tira mai indietro. «Arrivai a Napoli nel 2004, ma la conoscevo poco. La mia famiglia è napoletana, ma non conoscevo la trasformazione della città, avvilita e fatalista, ma il fato bisogna provare a dominarlo. Ho visto che tutti mi dicevano di no, a qualsiasi idea, allora ho fatto di testa mia, come sono abituato. Mi prendevano per pazzo, ma al massimo sono visionario. I risultati parlano dalla mia parte». Ed è con questo affresco sui suoi esordi calcistici che il Presidente del sodalizio campano si presenta al Passepartout Festival. Tra una discussione sull’operato cinematografico e il rapporto con gli industriali italiani, il patron della FilmAuro non lesina riferimenti poco edificanti, come il complesso rapporto che intercorre con una parte del tifo organizzato: «Io ho la scorta alle partite, ma a Napoli da solo la rifiuto, mi voglio sentire libero. Anche se mi scrivono “ti uccidiamo” perchè forse li ho fatto arrestare, con me il compromesso non esisterà mai. Io quando vado a dormire non devo avere problemi, infatti mi addormento subito e mi sveglio molto presto. Morirò domattina? Ma non avrò problemi di coscienza». L’approfondimento successivo tocca il tema Maradona e il possibile lancio di una serie TV a lui dedicata. Oltre a De Laurentiis, al progetto starebbe lavorando anche il figlio Luigi: «È stato unico ed irripetibile, la fortuna e sfortuna e che ce l’hanno avuto i napoletani. La sfortuna è che con un calcio malato delle istituzioni non si può sempre vincere lo Scudetto, Maradona ha portato due scudetti perchè veniva veramente da altrove. Mio figlio sta programmando una fiction. Faremo 3 stagioni, sarà tipo come la serie su Jordan con interviste, 150 personaggi: da prima della nascita del 1926, quando il simbolo era il cavallo che poi per i disastri divenne asino, il famoso ‘ciuccio”, fino al 1984, poi dal 1984 con Maradona al 2001, e poi la mia gestione». I titoli non sono strettamente inerenti all’operato del club, alle strategie di mercato o alla scelta di Spalletti. Per affrontare tali tematiche si attenderà l’approdo in quel di Dimaro per la preparazione in vista della prossima stagione. Ma nel frattempo, il Presidente non lesina stoccate all’esperimento – momentaneamente fallito – della Super League: «Ad Andrea Agnelli dissi subito che stavano sbagliando con la Superlega perché vogliono diventare loro gli attori principali. Invece l’Uefa va tenuta, anche se come segretariato, pagando noi loro con gli introiti, e non loro noi. Ora abbiamo tanti giocatori agli Europei, se si rompono e non mi torna sano chi mi ripaga i 100mln degli obiettivi? Perché devo prestarlo? Agnelli, Perez e gli altri hanno deragliato, ma è chiaro comunque che il calcio sta fallendo per colpa delle istituzioni».