Dallo swing al Crossover

Scritto da , 23 Dicembre 2018
image_pdfimage_print

La  formazione diretta dal M° Antonio Florio, ospite del Natale metelliano, avrà quale special Guest il trombettista Aldo Bassi, per sigillare la serata del 23 dicembre nell’aula consiliare del Comune di Cava de’ Tirreni

Non c’è festa senza musica e stasera a partire dalle ore 21, l’aula consiliare del Comune di Cava de’ Tirreni si trasformerà in una ballroom degli anni ’30. Ospite del Natale metelliano che invaderà la cittadina con un vero fiume di musica, uno dei massimi eventi del “Cava è… Festival”: viaggio nella musica nazionale e internazionale dai concerti di Villa Guariglia al Festival Ritmo Sinfonica alla Notte Bianca 2019, cofinanziati dalla Regione Campania con i fondi POC Campania 2014-2020, con la direzione artistica di Antonia Willburger, sarà la Big Band Swingtime, diretta dal M° Antonio Florio, che presenterà quale special guest il trombettista romano Aldo Bassi. La formazione classica, vedrà schierati ai sassofoni Giuseppe Plaitano (alto e clarinetto), Francesco Florio (alto), Umberto Aucone (tenore) Maurizio Saccone (tenore), Nicola Rando (baritono), alle trombe Giuseppe Fiscale, Mauro Seraponte, Raffaele Improta, Nicola Coppola, ai tromboni Alessandro Tedesco, Raffele Carotenuto e Umberto Vassallo, al pianoforte Antonio Perna, al doublebass Antonello Buonocore e alla batteria Domenico De Marco. Con i diversi temi in scaletta si offrirà, nella prima parte, il bagaglio minimo per scoprire, o riscoprire, il jazz, quello ritmato e un po’ melenso dell’ “era dello swing”, e quello dei suoi dintorni, a cominciare dall’impareggiabile Duke Ellington, che vedremo tratteggiato in pagine che hanno scritto la storia di questo genere, quali “It Don’t mean a Thing if ain’t got that Swing”, pezzo che ha dato appunto il nome a questo periodo, Mood Indigo, Caravan, la sua sigla, Take the “A” train. La “swing craze”, in Italia è invece legata è legata alla presenza delle prime truppe americane, per essere precisi al primo carro armato con una dubbia stella bianca dipinta sulla corazza, e alla dance band di lusso del maggiore Glenn Miller che verrà evocato dalla American Patrol March. Continuando per i suoi diretti dintorni, da Count Basie con Splanky, al clarinetto dal suono classico di Benny Goodman e la sua orchestra sulle note di Don’t be that Way e di un brano altamente simbolico: Sing, sing, sing! composto da  Louis Prima nel 1936, il jazz in quella data sbarcò nel tempio della musica classica, con un’orchestra composta da rappresentanti di tutte le minoranze che avevano fatto nascere questo genere, unitamente all’America. Bianchi, neri, ebrei, creoli, italiani, sud-americani, lanciarono uno dei primi inni di pace, aperto dall’evocazione dei tamburi d’Africa, nello storico a-solo di Gene Krupa. Aldo Bassi, omaggerà, quindi, due capiscuola della tromba, Dizzy Gillespie e Arturo Sandoval. Se Dizzy Gillespie è considerato uno dei padri del Be-bop, ma fu anche l’iniziatore dell’Afro-cuban, Sandoval è celebre per i suoi trisacuti, che stupisce con i suoni gravi, ma è un musicista a tutto tondo, compositore e polistrumentista. I brani sono “A night in Tunisia” di Gillespie e “Funky Cha Cha”, dello stesso Sandoval, entrambi legati da quella spezia esotica nell’arrangiamento in continua evoluzione, per sostenere il linguaggio creativo del solista, il cui fascino è in quello sbilanciamento in avanti con una “forward intention” di accenti e fraseggi, frutto di una miscela originale di spunti accattivanti rivelati in modo non prevedibile. Nella seconda parte della serata si andrà ben oltre lo swing, con un assaggio di crossover attraverso dei particolari arrangiamenti firmati da Antonio Florio, della Toccata e Fuga in Re Minore di Johann Sebastian Bach, in cui si lega il barocco bachiano allo stile romantico classico, d’ispirazione jazz, del preludio della Traviata di Giuseppe Verdi, che quasi si trasforma nel blues di Violetta, per quindi ricostruire le emozioni dell’ “Ich bin ich” del preludio al poema straussiano, Also Sprach Zarathustra, passando, poi, alla Ouverture e Dance of the Floreadores dalla Nutcracker Suite di Ellington-Strayhorn-Tciaikovsky, nell’arrangiamento originale di Strayhorn. D’altra parte l’improvvisazione e la variazione rappresentano in musica i percorsi di unità e divergenza di tutti i generi, una “semplice” complessità in cui la manipolazione del materiale sonoro definisce strutture e modelli, nel continuo divenire del “ludus harmonicus”, il gioco dell’invenzione e della mutazione.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->