Dal palcoscenico della vita…

Scritto da , 2 Aprile 2020
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Abbiamo incontrato il Primario di Cardiologia dell’Ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore Dott. Antonello D’Andrea, per ascoltare, dalla voce di chi in prima persona fa fronte all’ emergenza corona Virus, gli aggiornamenti legati al nostro territorio

Di Luca Gaeta

Solitamente su queste colonne abbiamo dato voce, ai protagonisti della vita culturale del nostro territorio. In questo momento in cui le attività culturali live sono ferme e la nostra attenzione è rivolta al susseguirsi degli eventi legati all’emergenza coronavirus, abbiamo incontrato il Primario di Cardiologia dell’Ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore Dott. Antonello D’Andrea, per ascoltare, dalla voce di chi in prima persona fa fronte a questa situazione, gli aggiornamenti legati al nostro territorio.

Qual è la situazione attuale nell’area dell’Agro nocerino – sarnese?

“La situazione, legata all’emergenza coronavirus, nell’intero territorio dell’Agro è stazionaria. Questo anche e soprattutto grazie al rispetto delle norme, varate in materia di prevenzione e contenimento, da parte della cittadinanza”.

Come e quali sono le misure e i provvedimenti che la sanità regionale sta adottando, in particolar modo il presidio in cui lei lavora e nel quale è Primario di Cardiologia, rispetto all’emergenza Covid-19?

“Dall’inizio dell’emergenza all’Ospedale Umberto I di Nocera, come in quasi tutti i presidi ospedalieri, è stata allestita la tenda per il pre triage. Questa misura preventiva, adottata per evitare un massiccio afflusso di casi sospetti o confermati all’interno dell’ospedale, ha visto coinvolti in particolar modo due reparti schierati in prima linea, quello del pronto soccorso, diretto dalla Dott.ssa Giovanna Esposito e quello di malattie infettive diretto dal Dott. Mariano Corrado. Inoltre, con l’insorgere dell’emergenza, l’Ospedale “Mauro Scarlato” di Scafati è stato riconvertito per la cura dei pazienti affetti da coronavirus”.

Come immagina la ripresa verso la normalità?

“Il ritorno alla vita normale sarà legato inevitabilmente alle regole che siamo stati chiamati a rispettare e grazie alle quali potremo fronteggiare, come già sta avvenendo, questa emergenza. Se è difficile ipotizzare il quando, il come ci imporrà di evitare gli assembramenti, l’uso ancora diffuso di mascherine, guanti e l’igienizzazione attenta”.

Qual è il morale che scorge nei volti di pazienti, medici e di tutte le figure professionali con le quali ogni giorno viene a contatto?    

“Da parte di tutto il personale sanitario c’è stato sin da subito un altissimo spirito di servizio verso questa emergenza. Nonostante questo le paure e le preoccupazioni verso questa situazione non mancano. Il clima che si vive non è semplice. Per forza di cose le visite quotidiane da parte di parenti e amici dei pazienti non sono più consentite, e molte volte sono gli stessi infermieri che cercano di mettere in contatto le famiglie con l’ammalato, anche grazie ad una semplice videochiamata. Colgo l’occasione per ringraziare oltre ai medici, impegnati in prima linea, gli infermieri, gli O.S.S. e i tecnici di radiologia, che in questa situazione sono i più esposti”.

Cosa si sente di consigliare alle persone che stanno a casa?

“Naturalmente di rispettare questa condizione. In caso di dubbi non recarsi al pronto soccorso, ma contattare il proprio medico di famiglia, evitando così di creare affollamento all’interno dei presidi, ma al tempo stesso di non sottovalutare eventuali sintomi di natura cardiaca”.

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