Cstp, ricapitalizzazione o fine dei giochi: senza soldi s’interrompe il concordato

Scritto da , 18 maggio 2013

Il baratro del fallimento potrebbe spalancarsi tra un mese o poco più. Non c’è più tempo: il Cstp deve essere ricapitalizzato.
Gli enti soci non hanno più scuse. Sono ormai trascorsi sei mesi da quando furono deliberati aumento di capitale sociale e ripiano delle perdite aziendali ottenne il benestare dell’assemblea dei soci del Cstp. Da quel giorno di fine novembre nulla o quasi è cambiato: ben pochi enti proprietari hanno mantenuto fede al proprio impegno versando la quota rispettiva alla propria percentuale societaria. Per il resto, tabula rasa. Tra delibere vincolate, altre scritte in maniera improbabile, consigli comunali che non hanno ancora approvato il bilancio, la situazione per il Cstp rischia di farsi ben più che seria. 
Tutto si deciderà nell’assemblea prevista tra la fine di maggio e gli albori di giugno: agli enti verrà chiesto di deliberare la ricapitalizzazione. Di nuovo. Ma questa volta non si tratterà di prendere impegni ma di mettere mano al portafogli e pagare. D’altronde se non sono i soci a fare il primo passo per salvare un’azienda che di fatto è loro, perché si dovrebbero chiamare i lavoratori al sacrificio o si dovrebbe chiedere ai fornitori di veder falcidiato il proprio credito nei confonti dell’azienda? Ed i tempi per il versamento, a decorrere dalla data dell’assemblea, sarebbero strettissimi: 15 giorni al massimo e le perdite dovranno essere colmate e il capitale sociale ricostituito. Oltre non si può andare. 
Il passaggio successivo, infatti, nel caso in cui la ricapitalizzazione dovesse ancora tardare (e non può) sarebbe uno: la decisione, da parte del giudice delegato del Tribunale fallimentare, di interrompere la procedura di concordato preventivo avviata lo scorso 15 ottobre e che ha visto l’approvazione del piano di ristrutturazione da parte del magistrato il 16 aprile. Tradotto in soldoni, il Cstp fallisce.
Gli attuali numeri dell’azienda di trasporto (che nel primo trimestre dell’anno ha registrato due importanti risultati negativi, ovvero il calo della produzione di oltre un milione di euro e una perdita di esercizio di 719 mila euro) gettano ancor più dubbi sulla tenuta stessa del piano concordatario presentato dai liquidatori (ferma restando la possibilità di modificarlo fino al prossimo 30 settembre, data fissata per l’adunanza dei creditori), dal momento che si è in continua perdita. Per il prossimo 31 maggio è attesa anche la relazione del commissario giudiziale, Tommaso Nigro, ancora alle prese con lo studio della complessa documentazione del Cstp.
Un piano, quello stilato dal collegio di liquidazione, fin dal principio considerato “traballante”, ma a cui si è data fiducia. Gli ultimi avvenimenti, con in capo la latitanza degli enti proprietari, cui fa da corredo la mancata prosecuzione del taglio in busta paga e dello strumento della cassa integrazione in deroga, hanno fatto il resto. Il mancato accordo tra azienda e sindacati è stato il frutto di una inerzia da parte del Cstp: in quattro mesi, il risparmio (di circa un milione e mezzo) è provenuto solo dai sacrifici dei lavoratori, senza che i vertici aziendali, Mario Santocchio e Antonio Barbarino, muovessero un solo dito per attuare uno solo degli otto punti previsti dall’accordo del 20 dicembre che portasse un concreto risparmio alle casse aziendali. Ma c’è chi anche ipotizza una ripresa dell’accordo a ricapitalizzazione avvenuta, cosa che, però, ai lavoratori non va certo giù.
Insomma, un intreccio di situazioni e fattori che potrebbe vanificare gli sforzi profusi dalle maestranze che, fino ad ora, hanno pagato lo scotto più alto. Motivo per il quale, il giorno dell’assemblea saranno con il fiato sul collo dei soci.

 

18 maggio 2013

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