Cstp, pasticcio cassa integrazione

Scritto da , 4 febbraio 2013
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Via alla cassa integrazione per i primi lavoratori del Cstp. Tra addetti all’esercizio e personale amministrativo, dislocati nei vari depositi aziendali e nei vari uffici presenti sul territorio provinciale, saranno circa una trentina i lavoratori che cominceranno il proprio periodo di ristrettezze per contribuire al salvataggio dell’azienda. Ma la questione della cassa integrazione, o meglio delle sue modalità di applicazione, decise praticamente in maniera unilaterale, dai vertici aziendali (la trattativa con le organizzazioni sindacali si è chiusa con un mancato accordo e con la conseguente apertura di una procedura di raffreddamento), ha assunto caratteri paradossali. 
Lo scorso 20 dicembre, dinanzi all’assessore regionale al lavoro, Severino Nappi, azienda e sindacati si sono presentati con un accordo che prevedeva l’applicazione dell’ammortizzatore sociale in deroga per un numero di dipendenti in esubero pari a 120, di cui 88 che si sarebbero tramutati in licenziamenti. Ed è su quest’ultimo numero che azienda e sindacati hanno ragionato. Ebbene, a conti fatti e a seguito della decisione da parte della società di non applicare il provvedimento a tutto il personale in esubero (sono 14 gli “intoccabili” o insostituibili che dir si voglia che l’azienda ha ritenuto opportuno di tenere fuori dalla cig) e mettendo in pratica criteri di turnazione discutibili (c’è chi ci va una settimana al mese, chi due), nonostante il numero effettivo di lavoratori che entrerà in regime di cassa integrazione a rotazione sia pari a 74 unità, in totale la copertura ore della cig è pari a quella di 44 lavoratori. Insomma, i conti proprio non tornano in nessun modo: già perché mentre, sulla base del rigoroso piano industriale messo a punto dal collegio dei liquidatori, ai lavoratori veniva chiesto l’ennesimo sacrificio, con la decurtazione dello stipendio del 7%, mentre a Severino Nappi veniva proposto un accordo per gestire un numero di esuberi pari (nella peggiore delle ipotesi) a 120 unità, dall’altro si è deciso di tenere fuori delle persone dalla cig e di applicare criteri che coprono le ore come se in cassa integrazione ci vadano solo 44 persone. Il problema, dunque, resta sostanzialmente invariato perché, in tal modo, non riuscirebbe l’operazione di rientro dalle perdite economiche prevista dal piano industriale che prevede l’ingresso in cassa integrazione di 88 persone. 
E, dall’altra parte, ci sono anche gli operatori di esercizio, i conducenti, stufi di questo “gioco delle tre carte”. Anche perché, a margine dell’ultima assemblea dei soci, il presidente del Cdl, Mario Santocchio, aveva paventato l’ipotesi di una cassa integrazione di “solidarietà”, con la quale tutti sarebbero stati interessati dal provvedimento, invitando i sindacati «ad essere responsabili e a comprendere le esigenze tecnico aziendali». Esigenze tecnico aziendali che, se sono queste, lasciano spazio ai legittimi dubbi degli autisti che hanno protocollato, sempre durante l’assemblea dei soci, portandola anche all’attenzione dei presenti alla riunione, una nota di contestazione all’azienda proprio su queste tematiche. E loro, gli autisti, o parte di essi, sarebbero anche disposti ad accettare, ma ad alcune condizioni: che s’invalidi il referendum che ha dato l’ok all’accordo che impone il taglio del 7% sulle buste paga, che in cig ci vadano anche intoccabili e che le consulenze esterne, in questo momento non utili all’azienda, vengano eliminate.
Nella giornata di oggi, dovrebbe arrivare la convocazione dell’azienda per provare a trovare un punto di incontro.

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