Cstp, ok al piano: parola a Tribunale e creditori. Faccia a faccia Napoli – dipendenti

Scritto da , 1 febbraio 2013
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I dipendenti e gli enti fiscali pagati per l’interezza degli arretrati, ai creditori chirografari andrà il 50% del debito accumulato dal Cstp. Incassa il via libera dell’assemblea dei soci il piano concordatario con continuazione aziendale che il collegio dei liquidatori dovrà sottoporre all’attenzione del Tribunale fallimentare entro il prossimo 22 febbraio, nella speranza che non solo lo accetti il giudice delegato, la dottoressa Maria Elena Del Forno, ma che vada bene anche ai creditori. L’aumento della percentuale da corrispondere ai fornitori, passata dall’iniziale 35% al 50, lascia ben presagire. Un piano concordatario redatto in due versioni diverse: la prima che non contempla il taglio del 10% da parte della Provincia di Salerno, il secondo che, invece, ne tiene conto facendo così aumentare il numero dei dipendenti in esubero fino a 120.
«Abbiamo fatto un altro passo in avanti verso il salvataggio dell’azienda – ha affermato il presidente del collegio dei liquidatori, Mario Santocchio – Ringrazio tutti i soci che sono intervenuti e che hanno condiviso la proposta del Collegio dei Liquidatori».
L’obiettivo, adesso, sono le delibere di ricapitalizzazione. Mancano ancora molti enti all’appello e l’auspicio di Santocchio è che tutti facciano il proprio dovere prima del 22 febbraio, al fine di presentarsi al giudice fallimentare con tutte le delibere di ricapitalizzazione dei soci perché, ricorda Santocchio, «condizione basilare è che tutti i soci approvino la delibera. Già da domani (oggi per chi legge, ndr) solleciterò nuovamente gli enti che ancora non hanno provveduto».
Tra questi c’è la Provincia di Salerno che, durante l’assemblea dei soci di ieri pomeriggio, nella persona dell’assessore Luigi Napoli, ha tranquillizzato gli altri in merito alla posizione di palazzo Sant’Agostino: «Napoli – dice ancora il presidente del collegio dei liquidatori – ha ribadito la ferma volontà di ricapitalizzare».
Intanto, a giorni, si avrà la stipula dei contratti di servizio con Comune e Provincia, entrambi recanti il taglio del 3% sui servizi (60 mila km per ilComune, 300 mila per la Provincia) diretta conseguenza dell’aumento di corrispettivo. Per quanto riguarda il contratto per i km di competenza provinciale, c’è però la famosa clausola del taglio del 10% che potrebbe essere attuato nei prossimi mesi. «Incombe questo taglio – continua ancora Santocchio – Ovviamente auspico che non si faccia, ma bisogna mettersi anche nei panni dell’altro. Se la Provincia riceve tagli dal Governo centrale, noi come Cstp li subiamo perché riceviamo, con i contratti di servizio, un appalto. Se l’ente appaltante decide di diminuire le risorse noi non possiamo farci nulla». Insomma, se taglio sarà, Santocchio non potrà farci nulla.
Intanto, ieri, i dipendenti (pochi per la verità su un organico di 500 persone) si sono ritrovati sotto la sede sociale, o meglio, ci sono saliti sulla sede sociale. Tra le loro mani una contestazione, protocollata, delle modalità d’applicazione della cassa integrazione. In primis per la questione delle figure “intoccabili”, ovvero quelle che sono state lasciate fuori dall’applicazione dell’ammortizzatore sociale perché ritenute, da parte dei vertici societari, insostituibili per la funzionalità aziendale. Anche se, spulciando l’elenco di chi va in cassa integrazione e chi no, si notano casi eclatanti: come un dipendente che va in cassa integrazione pur svolgendo la stessa attività e avendo lo stesso parametro di un collega ritenuto insostituibile. I dipendenti, perché la nota di contestazione è a loro firma, ed è stata portata fin dentro la sala riunioni dove stava avendo luogo l’assemblea dei soci, sottolineano anche la mancata integrazione salariale da parte dell’azienda per il personale interessato dalla cig; l’esternalizzazione di alcune attività aziendali come, ad esempio quella della guardiania notturna, che sono state esternalizzate anziché ripiegare con l’utilizzo del personale in esubero. Ancora consulenze esterne nel mirino, secondo i lavoratori non necessarie in questa fase (addetto stampa, segreteria di presidenza) e la mancata corresponsione delle spettanze maturate fino ad ora. Infine, ancora il taglio del 10% paventato dalla Provincia di Salerno e la mancata istituzione di una commissione di verifica dei lavori effettuati dalle ditte esterne. Insomma, le cose che non vanno sono molte e il presidente del Cdl, Mario Santocchio avrebbe voluto affrontarle questa mattina, ma senza alcuna convocazione ufficiale ai sindacati. Pare che la convocazione sia avvenuta tramite sms, cosa che ha mandato su tutte le furie alcuni segretari, come Amedeo D’Alessio della Filt Cgil: «Noi abbiamo avviato una procedura di raffreddamento e senza convocazione ufficiale non andiamo da nessuna parte. le cose non possono essere affrtontate in questo modo frivolo. Fin quando non ci sarà una convocazione scritta non siederemo a nessun tavolo». L’ipotesi è che l’incontro tra le parti venga posticipato, previa opportuna convocazione scritta.

Le richeste di spiegazioni all’assessore Napoli sul taglio del 10%. Lo hanno atteso al varco. Lo aspettavano perché, in questo momento, è la posizione assunta dalla Provincia a far tremare i lavoratori del Cstp, preoccupati dall’eventuale attuazione del taglio del 10% non ancora attuativo ma inserito, con apposita clausola, all’interno del contratto di servizio in via di sottoscrizione con l’azienda per una sua eventuale applicazione. I lavoratori del Cstp, quando hanno visto l’assessore provinciale Luigi Napoli sbucare all’orizzonte di piazza Matteo Luciani, lo hanno braccato per chiedergli spiegazioni in merito alla questione del taglio. E Napoli ha ripetuto che si tratta di una delibera (la 339 che prevede la decurtazione di un milione e 800 mila euro al Cstp) “non attuativa” e messa lì per pura formalità. Una spiegazione che non ha convinto troppo i dipendenti. Il nervosismo di Napoli, forse scaturito dall’incontro con i lavoratori, a quanto pare è stato tangibile anche durante l’assemblea dei soci quando, al momento della consueta nomina del presidente dell’assemblea, ha bocciato la candidatura di Cascone, ritenendola inopportuna. Ovviamente seguito da tutti gli amministratori di centrodestra presenti.

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