Cstp, oggi la battaglia finale in Prefettura per la cassa integrazione

Scritto da , 20 febbraio 2013
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A meno che il Prefetto o i suoi collaboratori non siano dotati di ottime doti persuasive, Cstp e sindacati, sulla cassa integrazione non giungeranno certamente ad un accordo. Questa mattina, presso il palazzo di Governo, azienda e organizzazioni sindacali siederanno al tavolo per il tentativo di conciliazione in merito alla questione dei criteri d’applicazione della cassa integrazione in deroga. Terreno di scontro, quest’ultimo, in particolare per la questione dei cosiddetti intoccabili, tra le parti. Un assaggio di quello che potrebbe “non accadere” oggi, si è già avuto nella giornata di ieri presso la sede sociale del Cstp. Animi accesi e posizioni agli antipodi: per l’azienda ci sono persone delle quali non si può fare a meno (principalmente negli uffici), per i sindacati si tratta di una soluzione ingiusta e iniqua nei confronti di coloro che faranno due settimane di cassa integrazione a fronte del giorno a settimana previsto dall’azienda per gli intoccabili.
«C’è una chiusura da parte dell’azienda – afferma Ezio Monetta, delegato della Fit Cisl – sulla posizione degli intoccabili che, secondo noi, sono invece assolutamente interscambiabili. Ci sono paletti insormontabili tra noi e loro, perché il direttore generale Antonio Barbarino, che farebbe bene ad applicare anche a se stesso la decurtazione dello stipendio del 7%, non ritiene possibile mettere in cassa integrazione queste persone. Ma la questione è molto più semplice: le figure che loro ritengono insostituibili possono tranquillamente essere sopperite da altri dipendenti che ricoprono o hanno ricoperto le stesse mansioni».
Di avviso opposto è, invece, il presidente del collegio dei liquidatori Mario Santocchio che precisa che «non si tratta di intoccabili, ma di un nucleo forte dell’azienda. L’azienda ha aperto ai sindacati con la cig applicata a questi lavoratori per un giorno a settimana, anche se il sindacato chiede almeno una settimana al mese. Noi speriamo che si possa giungere ad una intesa». I presupposti non sono certamente dei migliori affinché ciò avvenga.
Crediti dei dipendenti. Intanto ieri si è discusso della questione della corresponsione, sulla base del piano concordatario, degli arretrati ai lavoratori. I dipendenti, creditori privilegiati, riceveranno il 100% dei loro crediti: lo stipendio di settembre e metà di quello di ottobre, a cui si aggiungono i ticket, entro il prossimo mese di giugno, mentre per quel che concerne i premi di risultato e di produzione 2010 e 2011 saranno spalmati in 24 mesi sugli stipendi, con decorrenza da quello di gennaio 2013 per alleviare i disagi economici dei dipendenti, già provati dalla decurtazione salariale del 7% (una decurtazione che non grava però sui cassintegrati).
Piano concordatario. Si avvicina la data fatidica, quella del 22 febbraio, ultimo giorno utile per consegnare al giudice delegatto del Tribunale fallimentare, Maria Elena Del Forno, la proposta di concordato preventivo con continuità aziendale. Più che il Tribunale fallimentare, il vero scoglio da superare saranno i creditori. I dubbi che i fornitori possano accontentarsi del solo 50% del credito vantato nei confronti del Cstp è alto, ma il presidente Santocchio non vuole pensare al peggio. «Credo che da parte del Tribunale non ci saranno problemi – afferma – altro è il discorso dei creditori chirografari che saranno chiamati al maggior sacrificio». E se non dovesse avere il benestare, Santocchio assicura che «si farà il possibile per evitare il fallimento, provando ad aumentare la percentuale, ma lì subentrerebbe il problema del reperimento delle risorse. Ma queste sono ipotesi negative che non prendo nemmeno in considerazione».
Ricapitalizzazione. Manca poco, di conseguenza, anche per incassare sì e delibere dei soci alla ricapitalizzazione. Al momento mancano i Comuni di Nocera Superiore, Siano e Mercato SanSeverino. Provincia e Comune di Salerno hanno dato l’ok ad un eventuale farsi carico di quote inoptate e resta aperta l’ipotesi di far entrare in società Comuni che sono serviti dal Cstp ma che non sono enti proprietari.

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