Cstp: mezzi ko e il valore della produzione cala di un milione e 116 mila euro in un trimestre

Scritto da , 16 maggio 2013

Un valore di produzione inferiore di un milione e 116 mila euro rispetto al primo trimestre 2012. Una perdita di esercizio nei primi tre mesi del 2013 pari a 719 mila euro. Sono questi i numeri che emergono dalla relazione stilata dall’ingegnere Antonio Barbarino, direttore generale del Cstp, sullo stato economico dell’azienda nei primi tre mesi dell’anno. Certo, indubbiamente la perdita di esercizio è nettamente calata rispetto a quella registrata lo scorso anno, con l’azienda non ancora in liquidazione. Nei primi tre mesi del 2012, infatti, il Cstp perse la bellezza di 2 milioni e 314 mila euro. Dunque, sull’esercizio una notevole sterzata in positivo. Ma così ancora non va.
Il problema maggiore, però, si riscontra per quanto riguarda il valore della produzione: un dato che fa registrare il segno meno rispetto a quello relativo allo scorso anno: mentre nel primo trimestre 2012, la produzione Cstp si attestava a 9 milioni e 469 mila euro, quest’anno, la contrazione è di un milione e 116 mila euro (con 8 milioni e 352 mila euro, con un -14%). «E’ un risultato – si legge nella relazione di Barbarino – della carenza ormai sistematica di materiale rotabile, causata dall’impossibilità di dare cosrso alla quota di manutenzione degli autobus effettuata presso le officine esterne convenzionate». A ciò si aggiungono il noleggio e servizi fatturati, i corrispettivi dei contratti di servizio (quello con la Provincia non è stato ancora stipulato), rimborsi diversi e contributi in conto investimenti. 
Calano di 2,5 milioni di euro, invece, i costi della produzione grazie anche al sacrificio dei dipendenti che per quattro mesi hanno rinunciato a circa il 18% del proprio stipendio. Maggiorati, invece, i soldi spesi per i ricambi dei bus che, alla luce delle continue condizioni precarie del parco mezzi, sembrano non essere stati investiti proprio al meglio: 201 mila euro rispetto ai 132 mila utilizzati nello stesso periodo dell’anno precedente. 
Insomma, numeri non drammatici ma che, forse, per una società in liquidazione non rappresentano il massimo della vita. Intanto, ora, il commissario giudiziale Nigro attende anche il conto economico del mese di aprile. Poi, a giugno, l’approvazione del bilancio 2012 che segnalerà, probabilmente, una ingente perdita.

 

Stop a taglio e Cig. Il silenzio sospetto dell’azienda. Sono bastate due ore di discussione ai sindacati per abolire il taglio del 7% che ha tormentato per quattro mesi i lavoratori del Cstp. Segretari e delegati delle cinque sigle di categoria hanno compattamente detto no alla prosecuzione del provvedimento in danno dei soli dipendenti del Cstp, dopo che per quattro mesi, l’azienda sembra aver fatto ben poco per risanare le casse aziendali. Stop anche alla cassa integrazione. Insomma, come molti auspicavano, l’accordo dello scorso 20 dicembre è divenuto carta straccia.
Un taglio che secondo i vertici aziendali sarebbe dovuto proseguire: ancora decurtazioni in busta paga e cassa integrazione fino al prossimo settembre. Una fattispecie sottolineata anche nella relazione contabile dell’ingegnere Antonio Barbarino tra le “Misure da adottare per tendere ai risultati economici previsti nel piano concordatario”. Dunque, stando a ciò senza questo taglio (e senza una serie di altri provvedimenti) il piano sarebbe a rischio. Strano che, però, suscitando la stessa perplessità nei loro interlocutori, sia MarioSantocchio che Antonio Barbarino abbiano accettato in maniera silente la posizione dei sindacati. Nemmeno una controproposta. 
Il prossimo passo sarà quello di far pervenire, sotto forma di lettera, il verbale del mancato accordo al commissario giudiziale, Tommaso Nigro (che deve monitorare il corretto iter del concordato). Poi toccherà ai soci, nella prossima assemblea di fine maggio, mettere mano al portafogli e procedere alla ricapitalizzazione in modo definitivo, versando le proprie quote. Una soluzione che consentirà di accedere ai contratti di solidarietà. Quel che è certo è che l’atteggiamento remissivo assunto dai vertici aziendali desta non pochi sospetti. Che se ne siano voluti lavare le mani per passare la patata bollente ad altri?

16 maggio 2013

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