Cstp: l’intesa sulla cassa integrazione è un miraggio

Scritto da , 6 febbraio 2013
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Cstp e sindacati ad un passo dal finire dinanzi al Prefetto per la questione della cassa integrazione dei propri dipendenti. La riunione di ieri in azienda non ha dato alcun frutto (con addirittura Cgil e Uil che hanno abbandonato il tavolo) se non quello di un mancato accordo tra le parti, con l’impegno di rivedersi venerdì mattina. Nel frattempo, il presidente del collegio dei liquidatori, Mario Santocchio, illustrerà agli altri due componenti, Claudio Cicatiello e Michele Pizzo, le proposte avanzate dai sindacati. Sindacati che sono partiti in quarta: sospendere ogni procedura di cassa integrazione perché così è assolutamente sbilanciata a favore di alcuni e a sfavore di altri, ovvero di coloro che in regime di cig ci sono finiti da lunedì. Troppo distanti le vedute tra le parti, nonostante comunque si sia al lavoro per riuscire a trovare un seppur minimo punto di incontro per scongiurare il passaggio presso il Palazzo di Governo e quello successivo dello sciopero. Niente da fare per una integrazione aziendale alle somme della cassa integrazione da corrispondere: ilCstp è una società in liquidazione che, allo stato, non può certamente permettersi spostamenti di somme senza passare prima per il Tribunale fallimentare. Nonostante le promesse che i vertici aziendali avevano fatto ai dipendenti prossimi all’entrata in cassa integrazione sulla fattibilità dell’operazione. Uno spiraglio, seppur minimo, si apre per quanto riguarda la questione degli ormai famigerati intoccabili. Da un lato i sindacati insistono affinché non ve ne siano, ovvero che tutti i dipendenti in esubero siano coinvolti dal provvedimento; dall’altro l’azienda che ritiene indispensabili alcune figure professionali. Una mediazione potrebbe essere trovata con la drastica riduzione del numero di intoccabili. A rimanere immune potrebbe essere il solo settore della ragioneria, cruciale in questo momento delicato fatto di conti e tribunale fallimentare. Equità e coerenza sono le parole d’ordine per i sindacati di categoria per riuscire a superare lo scoglio dei criteri d’applicazione della cassa integrazione.
«Questa è una azienda di trasporto – afferma il delegato della Fit Cisl, Ezio Monetta – e i conti deve farli in base alla percorrenza chilometrica, non al lavoro svolto negli uffici. Dal momento che esuberi tra gli autisti non ce ne sono e loro sono l’anima di un’azienda di trasporti, il resto non conta in questo momento». Il presidente Santocchio ribadisce: «La cig è indispensabile, sui criteri di applicazione continueremo a ragionare».

 

Prime difficoltà al deposito di Pagani. Che l’applicazione della cassa integrazione creasse delle difficoltà, almeno per come è stata concepita, ce lo si aspettava. L’impatto che, però, l’entrata in vigore dell’ammortizzatore sociale ha avuto sul deposito di Pagani è stato piuttosto significativo. A risentirne, nello specifico, il servizio di guardiania della struttura paganese dove, quasi per l’intera giornata, non è presente alcun guardiano. Dalle 5 alle 23 chiunque può tranquillamente accedere alla struttura. E qualcuno, a quanto pare, ha già provveduto. Nel primo giorno è stata sottratta la chiave di attivazione della colonnina del rifornimento di gasolio del deposito. Altro problema riguarda l’organizzazione del servizio di uscita dei mezzi dal deposito, in merito alla quale regna una certa confusione con tabelle mancanti e turni che non escono. «Questi sono gli effetti – afferma il delegato della Filt Cgil di Pagani, Antonio Balzano – di scellerati criteri applicativi della cassa integrazione. L’ammortizzatore sociale deve essere applicato in maniera equa a tutti coloro che sono in esubero. Dunque è incomprensibile che ci sia qualcuno che sia stato tenuto fuori non si sa per quale motivo, mentre i depositi vanno in sofferenza. In questo modo il servizio è peggiorato e la situazione rischia di diventare insostenibile».

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