Cstp, la lettera dei lavoratori: “Tagliano i nostri stipendi, ma lo spreco è altrove”

Scritto da , 12 dicembre 2012

Sono stanchi di essere sempre in apprensione per il loro futuro sia lavorativo che economico. Adesso, i dipendenti delCstp dicono basta e invitano a cercare gli sprechi dove effettivamente sono. L’azienda, con il suo piano industriale, ha previsto la disdetta delle contrattazioni integrative per il personale che, tradotto, significa importanti decurtazioni sulle buste paga. Ma i lavoratori non riescono proprio a spiegarsi del perché con quelli che sono gli sprechi che loro stessi, quotidianamente, vedono con i propri occhi, si vadano ad intaccare i loro stipendi. Si appellano, dunque, con una lettera alle istituzioni competenti, affinché vigilino sulle uscite economiche dell’azienda. Una lettera significativa e dettagliata, firmata “Lavoratori del Cstp”, nella quale vengono segnalati gli sprechi. «A tutt’oggi – scrivono i lavoratori – la situazione del Cstp non trova spinta per una denuncia di legalità sugli sprechi e sperperi che continuano ad avvenire quotidianamente nell’azienda. Chiediamo alle autorità competenti di prendere in consegna la verifica di tutti i movimenti economici che l’azienda effettua nello svolgimento delle varie attività». In particolare, nel mirino dei dipendenti, la questione delle officine esterne, dopo l’eclatante episodio dello scorso 4 dicembre, quando un bus tornato dalla riparazione si fermò (dopo essere stato mandato in una officina esterna con il pieno di carburante) a pochi metri dall’ingresso del deposito perché rimasto a secco. «Partiamo – scrivono – dai pagamenti per le riparazioni e i soccorsi effettuati dalle officine esterne (circa 10 di cui si serve il Cstp) e gli addebiti al personale per i danni al parco veicoli dove spesso si riscontrano forti difformità tra i pezzi sostituiti e la manodopera necessaria alla sostituzione degli stessi. Spesso si verifica che i pezzi che le officine esterne sostituiscono e rendono successivamente al Cstp, risultano poi idonei venendo utilizzati dai meccanici interni per la manutenzione (efficienza interna, come il caso della riparazione di paraurti dai carrozzieri interni con pezzi recuperati e che pesano solo per le 4 ore di 2 operai). Altro punto dolente è l’acquisto dei ricambi: se fossero acquistati all’ingrosso consentirebbero di usufruire di uno sconto tra il 50 e il 60% mentre con la sostituzione in officine esterne non si riesce ad ottenere più del 20%. Altri esempi: mezzi che vengono portati a Napoli per la semplice sostituzione di due pneumatici, batterie del costo di 80 euro che vengono sostituite dalle officine esterne al costo di 130 euro e fatture di 450 euro per il rimorchio di autobus che avevano solo bisogno di piccoli interventi». Ma i lavoratori tengono anche a precisare fin dove arriva il proprio senso di responsabilità per garantire il miglior servizio possibile all’utenza segnalando come molti mezzi siano condotti in condizioni di inefficienza (come il caso dell’uscita di un autobus senza il battistrada di un pneumatico interno) e vari malfunzionamenti. «Il nostro direttore – concludono – pensa solo a tagliare le nostre buste paga manco fossero gonfie come la sua che si trova a fare il manager con un contratto a tempo indeterminato (forse unico caso in Italia)». Insomma, se taglio deve essere non lo sia in busta paga perché lo spreco è altrove.

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