Cstp, festa finita: sindacati contro disdetta degli accordi di secondo livello

Scritto da , 1 dicembre 2012

La felicità per il primo passo verso la vera e propria salvezza del Cstp lascia già il posto a problemi e preoccupazioni. Già, perché, il peggio, almeno per i lavoratori, arriva adesso. Ora è il momento dei sacrifici che l’azienda, con il piano industriale messo a punto dal collegio dei liquidatori, chiede di fare ai lavoratori. Sacrifici che partiranno proprio nella giornata di oggi: il primo dicembre, infatti, è la data stabilita dal Cstp per l’effettiva disdetta delle cosiddette contrattazioni integrative, ovvero quegli accordi al di fuori di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro. Che tanto integrative poi non sembrerebbero, almeno alcune di quelle che sono state disdettate ai dipendenti del Cstp. Ci sono, infatti, tra gli accordi entrati nel tritacarte dei liquidatori, alcuni che non apparterrebbero alla sezione della contrattazione di secondo livello, come ad esempio le Cau (competenze accessorie unificate). E proprio in occasione dell’entrata in vigore del provvedimento emesso dall’azienda e ratificato con l’ordine di servizio dello scorso 5 novembre, la Filt Cgil, la Fit Cisl, la Uiltrasporti e la Ugl trasporti provinciali, hanno inoltrato alla sede di piazza Luciani (destinatari il presidente del collegio dei liquidatori Mario Santocchio e il direttore generale Antonio Barbarino) una nota con la quale si intima all’azienda di non procedere con l’attuazione del provvedimento di disdetta degli accordi aziendale del 10 maggio 2001 e del 24 ottobre 2000 che partirà, sì, oggi, ma i cui effetti in busta paga per i lavoratori ci saranno, in buona sostanza, dal prossimo mese, quando le loro remunerazioni subiranno delle decurtazioni che saranno consistenti o meno a seconda dei vari casi. Una richiesta di sospensione motivata dal fatto che proprio questa questione (come in realtà l’intero piano industriale aziendale) non è stato discusso dalle organizzazioni sindacali che dalla fine di ottobre, passando per lo scorso 13 novembre, avevano chiesto a più riprese di poter incontrare l’azienda per trovare un accordo che non si ripercuotesse sulle tasche dei dipendenti della società. Richieste di convocazione rimaste sostanzialmente inascoltate, almeno fino al giorno della paradossale approvazione dello stesso piano di rientro nella seduta dell’assemblea dei soci dello scorso 14 novembre: in pratica, il documento di risanamento è stato prima approvato e poi sottoposto all’attenzione delle organizzazioni sindacali. In pratica, imbrigliando le azioni di queste ultime e riducendo al lumicino i loro margini d’azione. La questione è semplice. Il Cstp, al momento, ha il coltello dalla parte del manico: se si raggiunge l’accordo con i sindacati sul piano industriale (cosa alla quale i segretari provinciali e i delegati aziendali stanno lavorando alacremente per riuscire a ridurre al minimo l’impatto sul personale, perché ricordiamo che ci sono anche 88 persone a rischio licenziamento) tanto di guadagnato; se l’ennesimo confronto (che dovrebbe aver luogo a breve anche in vista della riunione a Napoli con l’assessore al lavoro Severino Nappi) dovesse andar male, così come i successivi, l’azienda troppi problemi non si farebbe a mettere in atto il proprio piano industriale. Poco male se i sindacati non sono d’accordo. Certo è che maggiori possibilità di trovare una soluzione certa e tempestiva ci sarebbero state se da palazzo Luciani i vertici si fossero preoccupati di convocare le parti sociali per tempo, ma ciò non è avvenuto.
I sindacati, ora, parlano chiaro: se l’azienda procede con la disdetta degli accordi di secondo livello, metteranno in campo tutti gli strumenti atti a salvaguardare i lavoratori e i loro diritti. Cstp avvisato…

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