Cstp, ecco le 93 pagine del concordato per convincere giudice e creditori

Scritto da , 13 febbraio 2013
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Quasi cento pagine per convincere il giudice Maria Elena Del Forno e i creditori sul ritorno in bonis del Cstp. Consta esattamente di 93 pagine la domanda definitiva di piano concordatario che il prossimo 22 febbraio approderà sulla scrivania del giudice delegato del Tribunale fallimentare, corredato dalle delibere di ricapitalizzazione degli enti proprietari. Ci sono ben 40 milioni 255 mila e 345 euro di debiti da ripianare e tanti creditori da soddisfare per evitare il tunnel del fallimento. Due le categorie di creditori: i privilegiati (dipendenti, enti tributari e previdenziali per la quota capitale dei relativi crediti), cooperative, professionisti e banche) e in chirografo (fornitori, enti tributari e previdenziali per la quota dei crediti relativa a sanzioni e interessi, enti pubblici e società controllate o partecipate da enti pubblici). Nei confronti dei primi ci sono ben 22 milioni e mezzo di euro  che attendono di essere pagati, nei confronti dei secondi circa 15 milioni e mezzo. Ai privilegiati sarà corrisposto il 100% dei debiti residui in diversi tempi; ai chirografari sarà pagato solo parzialmente il debito con i fornitori che riceveranno il 50% della quota, gli enti tributari e previdenziali il 25%, mentre gli enti pubblici dovranno accontentarsi del 10% del debito maturato. Il solo debito nei confronti dei dipendenti ammonta a 7 milioni e 433 mila euro, mentre quelli nei confronti dei fornitori a quasi 10 milioni complessivi. A vantare crediti nei confronti dell’azienda di trasporto pubblico locale ci sono anche diversi Comuni della provincia, in primis quello di Cava de’ Tirreni (323 mila euro). Tra le partecipate, un debito di 3 milioni e 616 mila euro nei confronti di Eav (Ente autonomo volturno), la società partecipata della Regione Campania. Come l’azienda pensa di ripianare la propria esposizione debitoria è spiegato con suddivisione per categoria di creditori: i conti nei confronti dei privilegiati saranno sistemati tramite dal conferimento previsto dai soci, dai flussi prodotti dalla gestione corrente, dalle evenutali eccedenze connesse alla gestione dei creditori in chirografo e dalla vendita del deposito di Cava de’ Tirreni. Un deposito che, stando a quanto si legge a pagina 77 del piano concordatario, è valutato 4 milioni di euro, con una ipotesi di vendita peggiorativa fissata a 3 milioni e 600 mila euro. Per quanto concerne invece reperimento delle risorse per il pagamento delle somme relative ai creditori chirografari, si punta tutto sulla vendita della sede sociale di piazza Matteo Luciani (valutata 7 milioni di euro e in ipotesi peggiorativa 6,3 milioni di euro) e dalla vendita di autobus in esubero per circa 400 mila euro.  Due gli scenari immaginati nel piano da presentare al giudice entrambi determinati da un fattore solo, la delibera 339/2012 della Provincia di?Salerno: quello ottimista che non prevede il taglio del 10% delle risorse (lasciando così invariati i ricavi a 26,5 milioni di euro) e quello pessimista dell’applicazione del taglio che toglierà dalle casse aziendali 1 milione e 800 mila euro. Per motivi “prudenziali” il piano è stato stilato prendendo in considerazione la seconda ipotesi. Basterà tutto questo a convincere i creditori della bontà del piano concordatario e non portare al fallimento il Cstp?

L’azienda va avanti con l’applicazione della Cig. Il Cstp va avanti nell’applicazione della cassa integrazione. Nonostante la prima fase della procedura di raffreddamento con i sindacati si sia conclusa in maniera negativa e si attenda la convocazione del Prefetto per evitare la proclmazione dello sciopero, l’azienda prosegue con la programmazione della cig. Il nuovo passo è l’attuazione della proposta presentata ai sindacati nel corso dell’ultima riunione e bocciata dalle parti sociali: un giorno di cassa integrazione a zero ore per 18 dipendenti che, dice Santocchio, «non sono in esubero in modo tale che tali giornate siano destinate a diminuire il numero di giornate di cassa integrazione in deroga dei 13 lavoratori che, nell’attuale prima fase di programmazione, stanno effettuando tre settimane di cassa integrazione al mese. Rivolgo un ulteriore appello ai sindacati affinché si possa ancora raggiungere un’intesa». Numeri alla mano, i 18 dipendenti che andranno in cassa integrazione a zero ore un giorno a settimana, sono in esubero e come: si tratta, infatti, dei cosiddetti “intoccabili”, coloro di cui l’azienda dice di non riuscire a fare a meno, ma che sono parte integrante dell’esubero.

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