Cstp ancora senza delibere: così gli Enti lo condannano a morte

Scritto da , 7 febbraio 2013
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Un malato in fin di vita guardato a distanza dal suo pool di medici. Un pool che non sembra interessarsi troppo del fatto che quel cuore sta cessando di battere, per esclusiva “colpa medica”. Il Cstp rischia la chiusura. La rischia perché i giorni sono sempre meno e gli Enti che ancora non hanno deliberato, nei rispettivi consigli, in favore della ricapitalizzazione sono ancora troppi. Sono meno della metà (14 su 22), infatti, i soci dell’azienda di trasporto pubblico salernitana che non hanno provveduto ad effettuare il passaggio fondamentale (molti dei quali hanno vincolato il versamento della propria quota ai motivi più disparati). Un passaggio che dovrà essere fatto entro il prossimo 20 febbraio, due giorni dopo sarà presentato il piano concordatario al giudice del Tribunale fallimentare che non si accontenterà della semplice parola degli amministratori locali. Una parola che in molti hanno dato e non ancora mantenuto. Allo stato è coperto il solo 54,8% delle quote societarie. Del resto, nessuna traccia. In primis della Provincia di Salerno, detentrice del 26% delle quote. Da palazzo Sant’Agostino nessun segno di vita per quanto riguarda la situazione del Cstp. Il consiglio provinciale non è stato ancora convocato e a quanto pare nemmeno la conferenza dei capigruppo. Insomma, si è ancora in alto mare. Un silenzio che fa paura e che, allo stesso tempo, sconvolge dal momento che si tratta del secondo Ente di maggioranza del Cstp e che proclami in tal senso ne sono stati fatti i iosa. Ed è probabile che stiano attendendo proprio le mosse dell’amministrazione provinciale anche i Comuni che ancora non si sono mossi in tal direzione. Se non ci mette i soldi la Provincia, perché dovrebbero farlo loro? A non aver ancora deliberato ci sono i comuni di Mercato San Severino, Nocera Superiore, Pagani, Pellezzano, Pontecagnano, Sarno e Siano. In dubbio la posizione di Scafati dal momento che l’approvazione del bilancio 2013 è prevista per il mese di marzo e la delibera approvata nel corso dello scorso Consiglio Comunale è solo di indirizzo. Problemi sarebbero stati riscontrati anche per quel che concerne l’atto consiliare di Cava de’ Tirreni che, a quanto sembra, presenta un vizio di forma. No sicuro sembra essere quello del Comune di Nocera Superiore, fresco di dimissioni del sindaco Montalbano, e il commissariato Pagani per il quale si sta tentando ancora un convincimento in extremis. Dubbi anche su Nocera Inferiore, municipalità sull’orlo del dissesto, che pur avendo dato il proprio assenso lo ha fatto a patto che nessuno degli altri soci venga meno.
Ai Comuni ancora inadempienti, i sindacati di categoria hanno indirizzato una lettera chiedendo un incontro urgente «per valutare le eventuali problematiche che potrebbero creare difficoltà alla ricapitalizzazione aziendale, anche in virtù della scadenza dei termini per la presentazione della delibera ormai prossima». Invitano ad un atto di responsabilità e coerenza atto «a non vanificare i sacrifici fatti ad oggi per la salvezza aziendale in particolar modo dai lavoratori».
Un invito a mantenere gli impegni presi arriva anche dal presidente del Collegio dei liquidatori, Mario Santocchio, che chiede che entro la fine del mese vengano compiuti tutti gli adempimenti (tra cui il versamento delle quote entro il 27): «La ricapitalizzazione è il presupposto indispensabile per la salvezza della società. Come azienda, insieme ai lavoratori, stiamo facendo la nostra parte mettendo in campo ogni azione utile. Ora tocca ai soci fare la loro parte». I dipendenti hanno già dato tanto, tra tagli in busta paga e cassa integrazione applicata un po’ sui generis. 
Si dice molto preoccupato l’assessore ai trasporti del Comune di Salerno, Luca Cascone: «Sono molto preoccupato per la mancanza, ad oggi, di numerose delibere di ricapitalizzazione con in capo quella della Provincia di Salerno. In questo modo il Cstp chiude e sembra che nessuno lo abbia ancora capito. Fino ad ora, questa azienda si è basata sui sacrifici dei lavoratori e soltanto di alcuni Enti. Salerno, con una serie di acconti, ha già versato oltre 700 mila. L’auspicio è che, nonostante i tempi ristretti, la situazione possa presto normalizzarsi». 
Insomma, se i medici continueranno a tenere i propri bisturi solo tra le mani, il malato rischia di avere una vita molto breve.

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