Crescent, ecco perché Zampino e Villani non annullarono tutto

Scritto da , 29 dicembre 2013

di Andrea Pellegrino

«Non sussistono gli estremi per predisporre l’annullamento del provvedimento». Così, l’architetto Giovanni Villani e l’allora soprintendente Giuseppe Zampino certificano l’autorizzazione numero 164 del 2008, oggi annullata dal Consiglio di Stato nell’ambito del procedimento Crescent. Un atto, questo, datato 2 marzo 2009 e finito anche sotto la lente di ingrandimento della Procura di Salerno nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro della costruenda mezza luna di Bofill e la contestuale notifica di 31 avvisi di garanzia, sindaco De Luca compreso. Secondo l’atto della Soprintendenza di Salerno il mancato esercizio del potere di annullamento nei confronti dell’autorizzazione comunale riguarderebbe l’intero progetto definitivo per la realizzazione delle opere previste nel programma di trasformazione urbana denominato “Fronte del mare – area di Santa Teresa sub comparto 1 e sub comparto 2”. Insomma, l’autorizzazione si riferisce al Crescent e a Piazza della Libertà. Stando alla nota, che consta di un solo foglio e poche righe nella sostanza, la Soprintendenza giustifica il mancato esercizio del potere di annullamento sostenendo di non aver ricevuto nessun riscontro dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania. Nella lettera trasmessa al Comune di Salerno si legge, infatti: «Questa Soprintendenza, avendo delle perplessità, in merito alla soluzione progettuale, aveva mostrato il 14 luglio del 2008 la documentazione al Comitato tecnico-scientifico per i beni architettonici e paesaggistici per il rilascio di un parere tecnico per il tramite della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania». Ancora – si legge nella nota – «alla richiesta del 14 luglio del 2008 non essendo intervenuto alcun riscontro si è consolidata l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune, essendo trascorsi i 60 giorni utili per l’eventuale annullamento della stessa». Questo è quanto sostenuto da Villani e Zampino e finito al vaglio della Procura. Quest’ultima, tra l’altro, nell’impianto accusatorio, sostiene che la Direzione regionale si sia pronunciata. Il 6 agosto del 2008, infatti, contrariamente a quanto affermato dall’allora Soprintendente, la Direzione Regionale si era espressa sulla richiesta di chiarimenti avanzati dalla stessa Soprintendenza, rimandando il tutto a Roma. «Documentazione questa che però non è stata mai trasmessa consolidando, così quella irrituale autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune» – si legge nell’ordinanza.

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