Crac Amato, Sette condanne e 19 assoluzioni Il Pm aveva chiesto 85 anni di carcere

Scritto da , 22 aprile 2017

Pina Ferro

Diciannove assoluzioni e sette condanne. E’ la conclusione del processo per la bancarotta del pastificio Amato. Un pro- cesso celebrato in prima sezione penale e che nel corso dei mesi ha visto udienze fiume e decine e decine di test. Ieri. intorno alle 18, il collegio giudicante composto da Fabio Zunica (presidente), Marilena Albarano (giudice) e Ginevra Piccirillo (giudice onorario) è stata messa, con la lettura della sentenza, al procedimento penale di primo grado a carico degli imputati.La pena più alta è stata inflitta all’ex parlamentare Paolo del Mese condannato a 4 anni di reclusione; tre anni ad Antonio Anastasio; condannati ciascuno alla pena di 2 anni Mirko Mannaro e Leonardo De Filippo; 1 anno e sei mesi ciascuno a Marcello Mascolo e Alfredo Delehaye infine è stata inflitta la pena di 1 anno a Pietro Vassena. Assolti: Claudio Siciliotti e Roberto d’Imperio perchè il fatto non costituisce reato; Alfio Barbato, Patrizia Beatrice perchè il fatto non sussiste; Maurizio Pilone, Gilberto Belcore, En- rico Esposito, Massimo Menna, Giovanni Giudice, Francesco Maria Franzesi , Maria Cirillo, Ignazio Amato, Maria Francesca Napoli perchè il fatto non costituisce reato; Roberto D’Imperio Emanuela Troiero, Michela Cignolini, Luciano Vignes, Antonio Esposito, Pasquale Attanasio, Paola Bisogno perchè il fatto non sussiste.

Al termine dell’inchiesta i rinviati il numero dei rinviati a giudizio era maggiore, alcuni hanno preferito patteggiare la pena. Stralciata la posizione del cavaliere Giuseppe Amato deceduto la scorsa estate

 

 

Ottantacinque anni di carcere. Tanto aveva chiesto il pubblico ministero Vincenzo Senatore al ter- mine della sua requisitoria. Il magistrato aveva analizzato punto per tutto l’intero impianto accusa- torio a carico degli imputati del crac del Pastificio Antonio Amato. Il Pm, durante la requisitoria sottolineò, che l’azienda salernitana è fallita per difetto di professionalità, annaspata negli ultimi mesi di vita in un’affannosa ricerca di denaro «al punto da ricorrere a false fat ture per poche decine di migliaia di euro».

Paolo del Mese, amico di lunga data del cavaliere Giuseppe Amato, era finito sotto accusa pr dei “prestiti non onerosi” che l’imprenditore gli avrebbe concesso. Soldi che sarebbero stati prelevati dalle casse aziendali quando la so- cietà era ormai sull’orlo del disse- sto. Sempre secondo l’accusa, per una parte del denaro avrebbe fatto da schermo la Cmd dell’ex consigliere provinciale Antonio Anastasio, accusato di aver ricevuto dalla Amato 230mila euro giustificati con rapporti di lavoro risultati ineEx-pastificio-Amato-650x405sistenti. Un meccanismo analogo era stato contestato a Leonardo De Filippo della Edil De Filippo e ad Enrico Esposito della Esa Costruzioni, esecutrice solo di alcune demolizioni nel vecchio stabilimento di via Picenza. Alfio Barbato, dipendente del pastificio era finito sotto processo per il fax con cui avrebbe sollecitato l’imprenditore Giovanni Giu dice a garantire il pagamento degli stipendi. Quei suoi versamenti, al pari dei quasi 9 milioni dati da Massimo Menna del pastificio Garofalo sono stati ritenuti dal Pm «ulteriore benzina su un motore che invece andava spento». «Senza quei soldi – sottolineò il pm – la Amato si sarebbe dovuta fermare in tempo. Invece è andata avanti in un percorso disastroso, provocando al tessuto economico provinciale danni probabilmente irreversibili».

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