Così la Procura smonta il Crescent

Scritto da , 17 aprile 2014

di Andrea Pellegrino

Dalle autorizzazioni paesaggistiche all’acquisizione dei diritti edificatori, l’inchiesta della Procura di Salerno sul Crescent colpisce alla base della mezza luna di Bofill. Nell’atto di conclusione delle indagini notificato a 26 persone, tra cui sindaco, assessori, tecnici, imprenditori e funzionari (all’appello mancherebbero altre 4 persone), i pm Guglielmo Valenti e Rocco Alfano disegnano un’opera che è poggiata su un ammasso di atti irregolari, o peggio di manovre poco chiare per quanto riguarda l’acquisizione dei diritti edificatori. Tant’è che per Aldo Rainone – amministratore della Rcm – è scattata anche l’ipotesi di reato di turbativa d’asta. Partendo dalle origini, il tutto ruoterebbe intorno alla posizione della Cogefer, prima aggiudicataria, poi esclusa, poi riammessa in sede cautelare e poi scomparsa dalla scena. Dagli atti della Procura emerge la telefonata minatoria che Rainone avrebbe fatto fare da persone ancora ignote al titolare della società. Il tutto per farlo desistere dall’acquisire l’area del Crescent. Una vicenda strana, con passaggi che ancora sono sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Salerno. Lo stesso Tar nell’accogliere l’istanza cautelare della Cogefer (il 10 settembre 2010) – esclusa in favore della Rcm – scriveva: «La documentazione in atti non appare, dal punto di vista della sua completezza, idonea a dimostrare l’iter logico seguito dalla stazione appaltante nell’accertamento dei requisiti relativi alla seconda graduata (Rcm) ora controinteressata, oggetto di rilievo critico e di successivo e non adeguatamente argomentato superamento». Ma dalla sospensiva al giudizio di merito qualcosa sarebbe cambiato, a tal punto da far desistere la Cogefer nell’andare avanti, facendo chiudere così la partita al Tar. Ma dal Comune sapevano, tant’è che nell’avviso di conclusione indagine riguardo i reati ipotizzati per Piscitelli, Della Greca e Di Mauro, i pm parlano di una «emblematica nota formale», in risposta alla richiesta di restituzione del deposito cauzionale avanzata dall’amministratore unico della Cogefer. Nella nota si legge: «Si chiede di voler comunicare se la vostra richiesta si ricolleghi ad una eventuale decisione di non avere più interesse al giudizio di merito dinanzi al Tar». Naturalmente i prossimi interrogatori potranno meglio ricostruire la complessa vicenda.

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