Così Bohigas bocciò il Crescent di Bofil

Scritto da , 16 settembre 2015
“L’architetto Bohigas mostrò delle perplessità in occasione dell’incontro che mi concesse nel suo studio di Barcellona nella Plaza Real”. Il presidente e fondatore del Comitato No Crescent, avvocato Pierluigi Morena, teste del pubblico ministero nel processo relativo all’opera progettata da Bofil, ha riferito di questo colloquio nel corso della lunga udienza di ieri pomeriggio davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno. Un faccia a faccia che risale al 2009, anno di fondazione del Comitato. “La sua idea era quella di una piazza che definiva di relazione – spiega Cuomo ai giudici- che mi mostrò un piccolo schizzo che nella specifico rappresentava una struttura ricettivo-turistica e non certo un edificio privato. Aveva un’opinione negativa del progetto sul piano dell’impatto in considerazione dell’enormità del fabbricato rispetto al contesto nel quale veniva edificato. in ogni caso nelle sue esternazioni era molto prudente anche perché è molto amico di Bofil senza dimenticare che entrambi sono catalani”. L’avvocato Morena sottolinea come il Puc era stato stravolto con le conseguenze che conosciamo sull’area di Santa Teresa. “Bohigas aveva piena consapevolezza del progetto di Santa Teresa”. Morena ha precisato che “tutti i componenti del comitato furono messi a conoscenza dell’incontro con Bohigas”. Il presidente del Comitato No Crescent sottolinea: “Oltre all’aspetto paesaggistico sono emersi elementi diversi come quello residenziale ma soprattutto quello relativo alla deviazione del torrente Fusandola che ci ha letteralmente scioccati. Cosa ha riferito Bohigas? Con lui di ciò non ne abbiamo discusso. Diciamo che abbiamo preso piena coscienza di quanto si stesse verificando con il trascorrere del tempo e con l’accesso agli atti. Tra l’altro l’architetto non è un geologo. Dal nostro punto di vista ritenevamo che in quell’area, ubicata in prossimità del mare, fosse più opportuno un altro tipo di intervento rispetto a quello urbanistico”.
Aspetti normativi e Soprintendenza. “Abbiamo acquisito la documentazione relativa al Crescent attraverso accessi agli atti. Rilevammo che oltre a non esserci il parere gli atti non furono mai trasmessi all’ufficio tecnico del ministero. Inoltre ritenevamo non corretto il contegno dell’ex soprintendente Zampino. Nello specifico non riuscivamo a comprendere come alcuni incarichi venivano conferiti al soggetto che faceva parte all’ente di tutela”. Il riferimento, tra gli altri, è al caso dell’Urban Center: “Una struttura che doveva nascere all’interno del Crescent e con delibera di Giunta viene conferito incarico all’ex Soprintendente. Cosa c’è di strano alla nomina di Zampino? Questione di opportunità”. L’avvocato Morena si è soffermato anche sulla questione relativa al finanziamento della mostra convegno sull’architettura. “Non ci convinceva la procedure”. Poi il presidente del Comitato No Crescent precisa: “La cifra stanziata avrebbe dovuto finanziare anche il museo dell’architettura”. L’avvocato, nel corso del dibattimento, ha anche precisato di non abitare a via Pertini, l’edificio sovrastato dal Crescent. “Del Comitato No Crescento credo che soltanto una persona abiti in quella zona, credo in via Porto”. Il legale di Brancaccio ha fatto riferimenti ad altri edifici ed ha chiesto perché il Comitato non si fosse esposto per il lungomare ed il palazzo delle poste. “Nel 1929 non ero maggiorenne – ha risposto l’avvocato Morena”.

 

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