Corte dei Conti: ecco perché le stabilizzazioni sono illegittime. Prima udienza il 18 marzo

Scritto da , 19 febbraio 2013
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«La stabilizzazione non si poteva attuare». La Corte dei Conti nell’atto di citazione e di sequestro cautelare di beni e soldi è chiara. «La delibera con la quale, nel 2008, la giunta De Luca ha approvato la stabilizzazione di undici persone (ma effettivamente sono nove che hanno accettato) è illegittima». Così come sostenuto nella denuncia presentata a suo tempo dall’allora consigliere comunale Fausto Morrone, «mancherebbero i presupposti per la stabilizzazione». Nell’atto, infatti, testualmente si legge: «Un aspetto relativo alla illegittimità della delibera riguarda la previsione di effettiva esistenza di rapporto di lavoro subordinato per alcuni soggetti per i quali, alla data della delibera, non era maturato il presupposto temporale». Si tratta di tre anni anche non continuativi, secondo la Corte dei Conti, il principale presupposto per instaurare un rapporto stabile con l’Ente. Una giunta che prevede il futuro – azzarda la Corte dei Conti che dice: «In sostanza la giunta ha affermato da un lato che nonostante la dicitura di collaborazione si trattava di rapporto di lavoro subordinato e dall’altro che alcuni rapporti di collaborazione ancora non erano durati tre anni. In ciò mostrando una capacità di previsione non comune prevedendo che il triennio si sarebbe sicuramente concluso successivamente alla delibera». Mancate procedure selettive – l’altra contestazione della Procura Regionale della Corte dei Conti che scrive: «La delibera di Giunta non ha previsto alcune procedura comparative, quindi in palese violazione dei principi concorrenziali alla base delle selezioni del personale nella Pubblica Amministrazione». Quindi – proseguono i giudici contabili: «Si è trattato di grave ed inescusabile colpa dell’amministrazione comunale quella di spacciare per rapporti di lavoro subordinato le collaborazioni con la Pubblica Amministrazione, al fine di consentire la stabilizzazione».

Il danno. 841mila euro la somma sottoposta a sequestro, anche se cautelativamente la Corte dei Conti parla di quasi un milione di euro. 105mila euro circa quella bloccata ai singoli assessori dell’epoca (Eva Avossa, Gerardo Calabrese, Luca Cascone, Luciano Conforti, Domenico De Maio, Augusto De Pascale e Francesco Picarone) e all’allora segretario generale Gennaro Caliendo. Ma tra gli iscritti nel fascicolo comparirebbero anche Giuseppe Ientile (direttore del settore personale) e i dirigenti Carmelo Luigi Della Greca (responsabile settore ragioneria) e Luigi Criscuolo. La prima udienza si terrà il prossimo 18 marzo innanzi al giudice Gaia Palmieri.

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