Corbara – Sei cani avvelenati: s’indaga

Scritto da , 30 luglio 2015

CORBARA. Distesi per terra. L’uno accanto all’altro. Esanimi. Questo lo stato in cui sono stati ritrovati domenica scorsa sei cani padronali avvelenati a Corbara nei pressi del ristorante “Vesus”, probabilmente “colpevoli” solo di appartenere a razze pericolose o di essere troppo vivaci. Ad aggravare il gesto, il fatto che sia stato compiuto in un recinto di proprietà privata. Sei cani, dunque: una cagna e i suoi cinque cuccioli, barbaramente uccisi per mano di persone – tuttora sconosciute – che possono arrivare a tanto anche con gli uomini. Ne è convinta Daniela Pepe, presidente dell’Onlus animalista “Una zampa per amico”:  «E’ una morte assurda, atroce – commenta -, caso isolato a Corbara, ma non una novità nei paesi vicini, laddove non di rado si fa uso della “polpetta avvelenata”, specie nelle aree periferiche. La cagna andava sterilizzata, ma la spesa necessaria era esosa per la proprietaria. La nostra associazione agisce proprio nell’ottica della prevenzione di episodi simili: nata nel marzo 2014 a Sant’Egidio, promosse subito l’emissione dell’ordinanza comunale “Cane di quartiere”, che prevede che i randagi siano prelevati, sterilizzati, “microchippati” e reimmessi sul territorio; questo per scongiurare il trasporto al canile, dove troppo spesso sono abbandonati a se stessi. Ma prevenzione vuol dire anche creare una cultura animalista nelle scuole: insegnare l’educazione cinofila e far capire l’importanza della sterilizzazione. E spiegare che cagionare la morte di un animale è ora un reato punito con la reclusione dall’art. 544 cod. pen. Purtroppo, dobbiamo registrare, oltre alla disattenzione dello Stato per il “Terzo settore” (Onlus), l’indifferenza di gran parte degli amministratori locali. Stiamo seriamente pensando, infatti, di trasferire la sede dell’associazione, forse proprio a Corbara, dove il sindaco si è mostrato subito molto disponibile e dove la cittadinanza è più sensibile alla salute degli animali, nonostante il triste evento possa far credere altro».

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