Conversazioni in musica al Castello

Scritto da , 5 Agosto 2019
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Chiude questa sera la rassegna ospite degli spazi del Castello Giusso del Galdo di Sicignano degli Alburni, con la performance del pianista Costantino Catena e del Quartetto Mitja.

Di OLGA CHIEFFI

 

Ultimo appuntamento, questa sera, alle ore 21, per la rassegna Concerti al Castello, allestita da Costantino Catena, il quale invitato a dismettere i panni di direttore artistico e assidersi sulla panchetta del pianoforte, incontrerà il Quartetto Mitja, composto da Giorgiana Strazzullo e Sergio Martinoli al violino, Carmine Caniani alla viola e Veronica Fabbri Valenzuela al violoncello. La serata al Castello Giusso Del Galdo, sarà inaugurata dai Sonnets et Rondeaux firmato da Giovanni Sollima. La musica del violoncellista-compositore Sollima ha qualcosa in comune con il movimento Pop Art degli anni ’50 tra Warhol e Lichtenstein. Prende spunto liberamente dalla cultura popolare, attraverso immagini dai colori vivaci attraverso cui si possono contemplare significati più profondi. Queste miniature sono un viaggio musicale in cui colloca la musica antica e il canto popolare in un contesto post-minimalista. I Sonnets et Rondeaux sono composti ciascuno da una sezione lenta e veloce, e qui Sollima prende in prestito dalla musica popolare celtica e dai modi mediorientali, non molto lontani dall’Italia meridionale arabo-bizantina, in una suite coinvolgente e accattivante. Pezzo principe del programma, il quintetto in Fa minore op.34, composto da un Johannes Brahms trentaduenne tra Baden-Baden e Vienna. Tale organico, in cui il pianoforte gioca un ruolo di primaria importanza nel tessuto sonoro dei quattro strumenti ad arco, evidenzia con efficacia il vigore, la ricchezza costruttiva e la scrittura fittamente contrappuntistica dell’opera e soprattutto l’ampio respiro sinfonico. Il primo movimento, un Allegro non troppo, appare particolarmente ricco nella tematica, con l’inizio un po’ malinconico del primo tema, che sfocia in uno slancio impetuoso e carico di contrasti e, quindi, in una breve idea melodica, ed il secondo tema, misterioso e d’impronta schubertiana; a questi si aggiungono diverse idee secondarie ed il tutto subisce una complessa elaborazione contrappuntistica nello sviluppo. Il delicato e sognante Andante, un poco Adagio, si dispiega in un intenso lirismo, dalle reminiscenze schubertiane, e, nello stesso tempo, evidenzia, nel secondo episodio, una varia articolazione ritmica. Il ritmo è l’elemento predominante dell’ampio Scherzo (Allegro), quasi ossessivo nell’incalzante pulsazione, interrotta soltanto dall’espansione lirica del Trio, che mantiene una parentela con lo Scherzo, da cui deriva il materiale tematico. Il Finale è una dimostrazione della raggiunta capacità del genio brahmsiano nel libero trattamento della forma e dell’elaborazione tematica: al misterioso, implorante e appassionato Poco sostenuto dell’introduzione, segue l’Allegro non troppo, dove il carattere di danza del tema d’esordio si alterna a motivi energici ed irrequieti o ad altri cantabili in un continuo gioco di contrasti, di interferenze fra i vari elementi tematici e in una complessa scrittura contrappuntistica. Forse l’essenza della performance di Costantino Catena con i Mitja sarà racchiusa nel particolare cimento di mutuare dagli archi quelle figurazioni musicali che, trasferite sulla tastiera del pianoforte, la fanno letteralmente rifiorire: una “conversazione ragionevole” tra chi non ha mai negato che la contemplazione della bellezza, che comprende la “giustezza” e la coerenza degli intenti, possa far tutt’uno con una passione intellettuale.

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