Confiscati i beni dell’imprenditore Squecco

Scritto da , 21 marzo 2018
image_pdfimage_print

Pina Ferro

Sottoposti a confisco alcuni dei beni dell’imprenditore Pasquale Squecco 52 anni, operante nel settore delle onoranze funebri, residente a Capaccio. L’esecuzione della misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Salerno, su proposta del direttore della Dia (direzione investigativa antimafia), nei confronti del 52 enne, ritenuto dagli investigatori elemento contiguo allo storico clan camorristico “Marandino”, tuttora attivo a Capaccio-Paestum e in altri Comuni della Piana del Sele, è avvenuta nella mattinata di ieri da parte degli uomini della Dia di Salerno agli ordini del tenente colonnello Giulio Pini. Con lo stesso provvedimento, il Tribunale di Salerno ha anche disposto la confisca, previo sequestro, di beni e partecipazioni societarie intestate sia alla moglie N.S., sia a terzi interessati S.M. e P.G. Nel corso delle operazioni sono stati sottoposti a confisca, previo sequestro: la società “Funeral Home di Squecco Mario &Co. S.a.s.”, con sede legale a Capaccio-Paestum, oltre a tutti i beni strumentali e ogni altro bene desti- nato all’attività d’impresa, nonché i rapporti di credito societari e 12 autovetture integranti il patrimonio sociale; la società “Associazione volontaria di Pubblica assistenza “Croce Azzurra Italia Città di Agropoli onlus” con sede legale ad Agropoli, oltre a tutti i beni strumentali e ogni altro bene destinato all’attività d’impresa, nonché i rapporti di credito socie- tari, 4 autovetture (tra le quali una lussuosa Bentley “Arnage”), 13 ambulanze e 1 carro per il soccorso stradale, tutti automezzi integranti il patrimonio sociale; un immobile costituito da diversi lo- cali commerciali, ubicato a Capaccio-Paestum, su un’area di circa 1000 metri quadri comprensiva anche di tre terreni, la cui rendita attuale annua di locazione a esercenti locali è di circa 55.000 euro; una Maserati quattroporte intestata alla società “Vip Car di Pinto Giuseppe &Co. Sas”; diversi rap- porti bancari riconducibili al pro- posto e alle due società, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. Al termine delle operazioni, tutti i beni sottoposti a confisca sono stati messi nella disponibilità del- l’amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale di Salerno. Gli accertamenti patrimoniali che hanno portato al provvedimento  eseguito ieri mattina, disposti dal direttore della Dia scaturiscono dall’analisi delle diverse vicende processuali che, nel tempo, hanno interessato Squecco. A suo carico, infatti, già nel 2003 figura una condanna del Tribunale di Salerno per il reato i bancarotta fraudolenta, reato che è stato reiterato nel 2008, con analoghe conseguenze adottate dal Tribunale di Napoli. Nel 2014, l’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Salerno e coordinata dalla Dda di Salerno – riasunta nell’operazione “Parmenide” – al termine della quale Roberto Squecco fu arrestato, insieme a Giovanni Marandino e ad altri, perché ritenuti organici al clan Marandino, dedito alle estorsioni e al prestito di danaro dietro corresponsione di tassi di interesse usurari, mediante condotte poste in essere con l’aggravante del metodo mafioso. Il Tribunale di Salerno ha evidenziato significativi elementi di responsabilità a carico Roberto Squecco sia nella partecipazione alla citata consorteria di camorra, sia nel tentativo di estorsione perpetrato dal medesimo nei con- fronti di un imprenditore locale, anch’egli titolare di una ditta di onoranze funebri, settore particolarmente delicato in cui il clan “Marandino” aveva deciso di investire, al fine di creare una sorta di monopolio nei territori di Agropoli e Capaccio-Paestum. Per tale vicenda in argomento, Roberto Squecco è stato condannato in primo grado alla pena di anni 6 e 4 mesi di reclusione, poi ridotta in Appello e pendente tuttora in Cassazione. Le condotte penalmente rilevanti in cui è stato coinvolto Roberto Squecco hanno portato ad instaurare il procedimento di prevenzione antimafia a carico di Squecco, al quale è stato conte- stato l’illecito arricchimento alimentatosi nel corso degli anni. All’esito della procedura camerale, promossa del direttore della Dia, il Tribunale di Salerno-Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la confisca, previo sequestro, dei beni riconducibili a Roberto Squecco, riconoscendone la pericolosità sotto una duplice veste: da un lato, per le ricadute sull’economia sana operante nel tessuto sociale di riferimento, in quanto l’azione criminosa di Roberto Squecco era indirizzata a colpire soprattutto imprenditori in difficoltà economiche; dall’altro, per le violente e documentate reazioni poste in essere dallo stesso in caso di mancato o ritardato pagamento da parte dei debitori sottoposti a prestiti usurai.

«Erano state chieste misure più ampie che il tribunale ha respinto, compresa quella personale. Siamo sereni»

Il decreto di confisca dei beni di Roberto Squecco è già stato appellato dai legali dell’imprenditore Mario Turi e Guglielmo Scarlato i quali hanno anche spiegato che la misura la misura richiesta dalla Dia era molto più ampia rispetto alla confisca eseguita ieri mattina. Solo alcune sono state concesse. «Era stata chiesta una misura di prevenzione personale, rigettata in toto sia per la pericolosità generica sia per la pericolosità qualificata del signor Squecco, ovvero obbligo di dimora e ritiro di patente. – ha spiegato l’avvocato Mario Turi – Secondo la Dia dovevano essere attinti molti più beni ma i sette decimi sono stati rigettati». L’avvocato Turi ha anche precisato che «Roberto Squecco non è stato mai processato, né indagato, né nel processo che pende in Cassazione per il clan Marrandino né mai è stato denunciato per usura. Si parla di usura putativa, io ho le carte di tutti i processi.
Poi, quando dicono che la pena è stata ridotta in appello per il processo al clan Marrandino io le posso dire che non ci sono atti del processo in cui qualcuno dichiari che qualche esponente del clan Marrandino ha veicolato persone presso l’impresa di pompe funebre di Squecco. Squecco concorre in un episodio di quest’associazione perchè ha chiamato persone appartenenti al clan Marrandino per recuperare un suo credito. Il suo debitore riconosce il debito. Successivamente Squecco rinuncia al credito cospicuo e risarcisce con 22 mila un soggetto che poi denuncia l’imprenditore per minacce. La denuncia fu ritirata a seguito del pagamento della somma. Secondo il tribunale del Riesame, con un’ordinanza passata ingiudicata, si trattava di un esercizio arbitrale delle proprie ragioni. Il gip non è stato di questo avviso e nemmeno la Corte di Appello e l’hanno ritenuto un tentativo di estorsione con metodo mafioso. Ora deciderà la Cassazione cos’è. Per quanto riguarda la sua partecipazione al clan, lui ha avuto in appello un mese per associazione mafiosa. Il 21 giugno sarà la Cassazione a decidere». «Il decreto di confisca è del 26 febbraio, ed stato depositato oggi e l’udienza c’è stata il 22 febbraio. Rigettata in toto la prevenzione personale. Hanno attinto i beni di una onlus, la croce azzurra. Solo un pazzo potrebbe riversare provenienti da illeciti commessi in una onlus perchè non può produrre utili. In- fatti in caso di chiusura i beni vengono devoluti altra associazione e nessuno ci può guadagnare». La Croce azzurra ha partecipato al bando 118 dell’Asl ed è stata ammessa. «I mezzi della onlus circolano e vedremo in appello se sono confiscabili o meno ma credo di no. Per le auto di lusso, queste provengono dall’Humaitas. Non potendo pagare e non potendole tenere l’ Humanitas le ha date alla Croce Azzurra. Noi siamo sereni. Ci sarà la Corte d’appello e poi quella di Cassazione, eventualmente. Con Scarlato abbiamo fatto una consulenza tecnica, non c’è un rigo del decreto che parli di questa consulenza tecnica redatta dal commercialista Gerardo Franco. Riteniamo che il tribunale sia caduto nel vizio di omessa documentazione. Un po’ di possibilità le abbiamo».

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->