Confermate le condanne per il clan La Rocca

Scritto da , 23 Maggio 2021
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Clan La Rocca a Sarno, la Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili i ricorsi presentati dagli esponenti della gang criminale di Franco La Rocca e Carlo Albero . Il gruppo, nel 2018, voleva impadronirsi delle piazze di spaccio tra Sarno e zone limitrofe. La Corte di Cassazione, terza sezione penale presieduta dal magistrato Fausto Izzo, ha respinto le richieste di annullamento della sentenza di secondo grado emanata dalla Corte di Appello di Salerno il 18 giugno 2020. La pronuncia della Corte salernitana, in parziale riforma della condanna di primo grado, aveva condannato per spaccio di droga e detenzione di armi da guerra, la banda con a capo Francesco La Rocca e formata da Carlo Albero e formata da Domenico Sirica e Giovanni Stellato. Ai primi due, esponenti di spicco del clan ed entrambi recidivi, era stata applicata una pena base di 7 anni di reclusione e 70 mila euro di multa, con la riduzione in appello -per il solo Carlo Albero- a quattro anni e sette mesi di carcere. A Sirica, la sezione salernitana aveva inflitto la pena di 2 anni e 6 di reclusione con 24mila euro di multa, mentre a Stellato sei mesi di reclusione. I quattro hanno presentato ricorso per cassazione chiedendo l’annullamento della pronuncia di secondo grado. I giudici di legittimità, lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Pasquale Firmani, hanno dichiarato manifestamente infondati i ricorsi perché generici. “Le doglianze relative alla quantificazione della pena risultano prive di pregio, avendo i giudici dell’appello adeguatamente indicato le ragioni per le quali hanno ritenuto di determinare il trattamento sanzionatori nei termini indicati”. Nel dettaglio, l’intera vicenda giudiziaria è legata all’operazione eseguita con la collaborazione delle squadre mobili di Salerno, Siracusa e Roma e il commissariato di Sarno che, il 15 ottobre 2018, ha portato all’emissione di undici misure cautelari in carcere, due domiciliari e l’interdizione di un presunto poliziotto compiacente.

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