Concorsi truccati, 15 arresti

Scritto da , 18 ottobre 2018
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di Red. Cro.

Una tangente per fare il militare. Il blitz della Procura di Napoli che indaga a seguito di alcune denunce arrivate da Salerno ma anche da Napoli e Caserta. Sono stati contestati i reati di associazione per delinquere, corruzione, rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio, ma anche millantato credito, truffa aggravata ai danni dello Stato, ricettazione. Nel mirino alcuni ufficiali dell’esercito finiti al centro di una inchiesta sul traffico di informazioni per facilitare l’accesso nei ranghi dei carabinieri, aeronautica militare, Marina militare e capitaneria di porto. Inchiesta condotta dal pm Giancarlo Novelli, sotto il coordinamento del procuratore Gianni Melillo culminata ieri mattina nell’emissione misure cautelari che hanno riguardato anche un ingegnere artefice degli algoritmi truccati e che si trova al momento all’estero: si tratta di Claudio Testa, che è un incaricato di pubblico servizio a cui era affidato il ruolo di organizzatore informatica degli algoritmi. Sono stati così individuati 43 concorrenti ritenuti avvantaggiati dalle soffiate e dalle tracce date in modo clandestino. Ci sono 30 immessi nell’esercito: 5 nell’aeronautica, 4 nella Marina militare. Sotto i riflettori anche alcune scuole di preparazione e di formazione per le prove scritte e orali. Ogni posto costava alla famiglia del candidato circa 15mila euro, una sorta della cessione del primo anno di lavoro a partire dalla denuncia di un ragazzo che si è rifiutato di pagare. Ordini di arresto in carcere sono stati notificati a carico di Giuseppe Zarrillo, dipendente civile del ministero della Difesa, nonché segretario regionale del coordinamento della difesa Campania del sindacato federazione Conf sal-unsa; e Luigi Masiello, generale dell’Esercito Italiano.Luigi Masiello, ora in congedo, quando i finanzieri sono arrivati nella sua abitazione nel quartiere Vomero di Napoli, per notificargli la misura cautelare degli arresti domiciliari, ha anche lanciato il cellulare dalla finestra. Per gli inquirenti si sarebbe trattato di un tentativo di nascondere delle prove.

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