Cutolo, Con una voce fioca, “voi siete Liguori?”

Scritto da , 19 Febbraio 2021
image_pdfimage_print

di Pina Ferro

Il cronista Gino Liguori grazie ad un suo ragionamento decise di non recarsi sul luogo dell’arresto di Cutolo ma di attenderlo a Salerno dove, a suo parere sicuramente sarebbe stato tradotto. E così fu. Era l’alba quando riuscì addirittura a strappare alcune dichiarazioni al boss della Nco. Un’intervista rubata ad un uomo il cui pensiero era quello di assicurarsi che il figlio Roberto stesse bene. Che cosa successe e come fu catturato Raffaele Cutolo? «Quella notte fu una notte terribile, – precisa Gino Liguori – il telefono di casa mia squillava in continuazione. Gli amici, mi informavano di Raffaele Cutolo e mi chiedevano se avessi saputo della notizia. Naturalmente io non rispondevo, qualcuno addirittura mi diceva “cercate di trattarlo bene” ma questo non era nei miei compiti, naturalmente. Io ero un giornalista che al momento aspettava di poter fotografare, con l’indimenticabile Giovanni Liguori fotoreporter de Il Mattino, il Cutolo che era evaso dal manicomio giudiziario di Aversa e da un anno era latitante. Ebbi un colpo di genio, anziché andare ad Albanella pensai che un personaggio come il nuovo capo della camorra dovesse essere diciamo “in mani sicure” quindi, lo devono portarlopresso la caserma dei carabinieri . E, fu così che anziché andare sul posto dove 100 carabinieri schierati avevano arrestato Cutolo, andai a Largo dei Pioppi, alla caserma dei carabinieri. Era quasi l’alba il piantone mi disse: “ma voi che fate” e io, spontaneamente, dissi che dovevo aspettare il comandante che mi aveva telefonato. Dopo una ventina di minuti, le sirene delle betulle dei carabinieri si sentivano da lontano. Era il momento che Cutolo veniva portato al comando di Lago dei Pioppi. Riuscii a salire sopra nei corridoi degli uffici, e mi trovai, poco dopo, faccia a faccia con don Raffaele; naturalmente io rimasi un po’ atterrito nel vedere il personaggio ma lui mi disse, con una voce fioca: “voi siete Liguori?”, questo è il segno che Raffaele Cutolo sapeva io chi fossi, sapeva di tutti. Nel salernitano e a Salerno aveva amici dappertutto che agivano per conto suo e secondo le sue indicazioni. Dopodichè gli chiesi del bambino sequestrato ad Acerra e Cutolo rispose che Cutolo i bambini li fa crescere, non li sequestra.Poi aggiunse: “Se avrò la possibilità, appena sarò al sicuro, – riferendosi al carcere – cercherò di mettere le mani su quei personaggi che hanno sequestrato quel ragazzino”. Piuttosto, vedete – mi disse – nella porta accanto, c’è mio figlio. Era Roberto, arrestato anche lui e ammazzato tempo dopo alla periferia di Milano da un gruppo armato. In carcere Cutolo seppe della morte del figlio. Poi, l’intervista continuò su altri argomenti che riguardavano il napoletano, sui delitti commessi. Lui candidamente smentì tutto, dicendo di essere accusato di tutto. “Tutto ciò che succedeva in negativo nel napoletano è addebitato a Cutolo. L’ho detto tante volte anche durante interviste televisive fatte con Marrazzo” il giornalista di Rai Uno. E così continuò il discorso per una ventina di minuti ma poi dovetti interrompere perchè dal comandante dei carabinieri presi uno di quei cicchetti sonori perchè si accorse che stavo intervistando Cutolo in Caserma. Cutolo mi disse di vedere se il figlio avesse bisogno di qualcosa, lui (Cutolo) era infreddolito. Mi alzai e presi dalla macchinetta un caffè che portai a Roberto Cutolo, nella stanza a fianco. Gli dissi “questo questo lo manda tuo” padre. Roberto era impaurito, sapeva cosa gli aspettava. Per me, giornalista di allora era stato un bel colpo e non mi accorsi che Liguori aveva fotografato quel momento. Qui finì la storia. Cutolo mi chiese se fumavo, dopo 20 giorni circa mi consegnarono un pacchetto: Cutolo mi aveva mandato 4 sigari cubani originali che ho conservato per molti anni».

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->