Comune di Salerno rischia il fallimento Conti in rosso dopo l’emergenza Covid

Scritto da , 28 Maggio 2021
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di Erika Noschese

Il Comune di Salerno a rischio fallimento. Complice le mancate entrate dovute alle “operazioni” dell’amministrazione Napoli per aiutare le attività commerciali e i benefici che, a dispetto dello scorso anno, non sono stati concessi ai Comuni, anche Salerno è tra i primi posti in classifica per i conti in rosso. Di fatti, lo stop della Consulta alla norma salva-bilanci che permetteva di ripianare i debiti in 30 anni, e che riporta la gestione dei disavanzi nei ben più stretti tempi ordinari, solleva più di un interrogativo sulla possibilità che i comuni riescano a chiudere il rosso accumulato con i prestiti statali pro-imprese creditrici degli scorsi anni. E a poco serve, o servirà, la pezza dei 500 milioni del Decreto Sostegni bis, visto che manca ancora un percorso chiaro da seguire per dare una riassestata ai bilanci. Secondo i dati Ifel-Anci, dei 1.750 comuni con deficit da anticipazioni di liquidità 812 sono a rischio fallimento, distribuiti al 91% al Sud. A spiccare sono soprattutto le regioni Calabria, Campania, Lazio e Sicilia, che ne raccolgono circa tre quarti. Di seguito una classifica dei primi dieci per volume di indebitamento. Al primo posto in classifica c’è il Comune di Napoli con con 946,7 milioni, che si traduce in un ripiano annuale – su un periodo di tre anni, come da sentenza della Consulta – da 315,6 milioni. “Se il Governo non interviene ci sarà la rivolta delle città, ma mi sembra che abbia la consapevolezza che lasciare indietro le città significa lasciare indietro il paese e non assicurare i servizi ai cittadini”, ha commentato, sull’allarme comuni, il sindaco De Magistris. A seguire, poi, Torino, Reggio Calabria e, al quarto posto, Salerno, uno dei comuni più indebitati della seconda regione per enti locali in dissesto, la Campania. Secondo i dati il monte debiti tocca i 127,3 milioni, ripianabili con fondi accantonati da 42,4 milioni l’anno.

Le reazioni
“Dopo anni di proclami sulla solidità dei bilanci del Comune di Salerno, oggi, arriva l’amara sorpresa: Salerno è uno dei comuni a rischio default con un deficit strutturale di 127 milioni di euro”. Lo ha dichiarato Michele Sarno, candidato sindaco per la città capoluogo. “Tradotto in termini pratici, senza l’ennesimo intervento dello Stato, tra qualche mese potrebbero non essere erogati i servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti, il trasporto pubblico scolastico, la manutenzione ordinaria e la regolare pubblica illuminazione – ha aggiunto l’avvocato penalista – Tutto questo tradisce l’assenza di un’azione amministrativa oculata ed orientata a garantire ai cittadini la risoluzione dei propri problemi. Rispetto ad una situazione di tale drammaticità, al limite del default, è arrivato il momento di dire basta alla politica dello spot elettorale e delle vuote celebrazioni ed andare nella direzione della sobrietà e della concretezza.
Abbandoniamo il tempo delle parole e passiamo alla stagione dei fatti”. A puntare il dito anche l’ex parlamentare Andrea De Simone: “Di fronte ad un dato certificato non ci possono essere valutazioni di parte. La situazione è gravissima. Servirebbero atti di grande responsabilità da parte di tutti,nessuno escluso. A pagare le conseguenze della crisi finanziaria sarà Salerno e le future generazioni. La città già vive un momento difficile:è in sofferenza per l’epidemia,per l’emergenza sanitaria,per le difficoltà economiche. Problemi nuovi aggravano problemi mai risolti”. Per De Simone, infatti, è necessaria una “forte pressione sul Governo nazionale che, in situazioni analoghe, ha adottato interventi di risanamento e si appresterebbe ad approvare una norma per la città di Napoli su richiesta dell’ex Ministro Manfredi. Spero ci sia un sussulto di dignità e non i soliti e desolanti post sui social da parte di chi difende posizioni indifendibili e di chi critica senza assumersi responsabilità – ha aggiunto – In ogni situazione straordinaria deve prevalere il bene comune che è l’espressione più alta della politica e della democrazia. Ci sarà tempo per le polemiche sulle responsabilità”.

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