Compostaggio, «Nel 2012 la Provincia bocciò il sito»

Scritto da , 4 novembre 2017

Andrea Pellegrino

Le prime segnalazioni arrivano già nel 2012. Sul compostaggio, oltre alla prima denuncia firmata dall’allora assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, c’era stato, nello stesso anno, un verbale di ispezione della Provincia di Salerno che aveva segnalato le prime ed importanti criticità. L’ingegnere D’Acunzi (all’epoca dirigente del settore ambiente della Provincia di Salerno) scriveva: «L’impianto di trattamento della Forsu è funzionale, ma tutti i rifiuti organici, trattati dall’aprile 2011, sono rimasti stoccati nell’impianto stesso, non avendo i requisiti di legge per la classificazione quale compost di qualità e, quindi, per l’utilizzo in agricoltura». Ed ancora: «Il biogas prodotto nei reattori anaerobici viene bruciato in torcia e non utilizzato, quale combustibile, nell’impianto per la produzione di energia elettrica, in quanto lo stesso non è al momento, funzionate». Ed, infine – criticità segnalata anche nella recente delibera dell’Anac – «I rifiuti del trattamento della Forsu, in uscita dall’impianto, sono conferiti presso la discarica di Pianopoli, gestita dalla stessa Daneco Impianti, ovvero fuori regione». Il Comune, dunque, non poteva non sapere. Fin dal 2012. Così come gli altri organi di controllo ed inquirenti. Ieri mattina Giovanni Romano e Roberto Celano hanno fatto il punto della situazione della vicenda compostaggio, dopo la delibera prodotta dall’Anac di Raffaele Cantone che ha sostanzialmente smontato l’impianto della zona industriale. «Chiediamo alla magistratura – dice l’ex assessore Romano – di fare quello che avrebbe dovuto già fare». Un appello che lo stesso Cantone sollecita sia nel verbale di ispezione, sia ora in delibera, ipotizzando anche possibili reati sia amministrativi, che contabili che penali. A fine mese Romano sarà a Bruxelles per incontrare la commissione preposta. L’impianto è stato finanziato con fondi europei e non si esclude che l’Europa voglia (anche almeno in parte) i soldi indietro. «Riteniamo – dice Romano – che questo sia uno spreco di denaro pubblico e che il non funzionamento di questo impianto possa danneggiare molto l’immagine della nostra regione in un momento in cui le comunità locali sono tutte fortemente restie nell’avere impianti sul territorio. Il Comune di Salerno, a mio avviso, corre il serio rischio di vedersi revocare una parte consistente di questo finanziamento con un ulteriore danno per le casse comunali e i cittadini salernitani». Danni erariali che l’ex assessore ipotizza anche per l’esproprio dei terreni: «Tre milioni e 400mila euro per acquisire l’area pubblica da parte dell’Asi, all’epoca guidata dall’allora vicesegretario comunale Felice Marotta». E non solo. Anomalie anche per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico: «Disegnato dalla Lotti Associati (la stesso stesso studio che ha progetto Piazza della Libertà e Crescent) e realizzato senza gara ma con un affidamento diretto su aree pubbliche». Dopo la prima richiesta di chiarimenti da parte dell’anticorruzione – ricorda Romano – «era stato chiesto dai consiglieri comunali d’opposizione, ed in particolare da Roberto Celano, il sequestro dell’impianto. Dopo pochi giorni si è verificato un incendio che riteniamo anomalo e riportato anche all’interno delle carte dell’Anac». Ed ancora ricorda: «Cantone ipotizza traffico illecito di rifiuti (per errata attribuzione dei codici Cer) ed un collaudo errato fatto su prototipi. Collaudo – prosegue – che ha visto tra i collaudatori l’attuale responsabile dell’impianto Luca Caselli». La vicenda dell’impianto di compostaggio (ad oggi ancora chiuso), incalza il capogruppo consiliare di Forza Italia, Roberto Celano, rappresenta «una delle pagine più vergognose, esempio di pessima amministrazione.  Abbiamo rammentato i rilievi fatti nel tempi e confermati dall’Anac, ma anche evidenziato tanti altri profili di evidente illegittimità. Si è dimostrato come i salernitani siano stati utilizzati come bancomat per finanziare un sistema, illustrando i gravi danni erariali ad oggi prodotti e la commistione esistente ed evidente tra l’amministrazione e le Ati (tra cui c’è la Rcm di Rainone, ndr) che hanno progettato, eseguito i lavori e poi gestito. Tutto ciò avveniva nel mentre il “progressismo salernitano”, seppur consapevole di tutto, propagandava un modello che si è rivelato fallimentare, raccontando balle e menzogne di ogni genere. Il tutto è avvenuto senza che, ad oggi, nonostante la pesantissima relazioneprodotta dall’Ente guidata da Raffaele Cantone, nessun altro organo di controllo e di vigilanza abbia ritenuto di intervenire a tutela della comunità».

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