Compagni d’obiettivo a caccia d’immagini

Scritto da , 4 Febbraio 2019
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Successo di pubblico per la mostra di Corradino Pellecchia e Francesco Siano “I colori di una città”

Di OLGA CHIEFFI

Una mostra fortemente voluta da due vecchi “compagni di obiettivo”, che nella maturità vogliono confrontarsi attraversando i diversi percorsi personali per ritrovare, condividere e proporre emozioni nell’intenzionalità di ciascuno scatto, quella appena conclusasi negli spazi del Fai, “I colori di una città”, composta dalle immagini di Corradino Pellecchia e Francesco Siano, presentata da Francesco D’Episcopo.  Il colore ha insito nel suo significato la creatività che diventa sinonimo di un movimento che genera vita. Ma il colore è anche sensazione fisiologica, interpretazione psicologica emozionale. Nelle immagini, che ci accompagnano nella Salerno storica, si diffonde un’atmosfera sospesa come se il tempo rallentasse il suo scorrere e lo spazio addolcisse la sua curvatura. Lo stupore pervade lo sguardo, la luce blandisce i colori. Impossibile imprigionare le immagini, legarle ad un momento. Le figure sono nitide, gli oggetti riconoscibili, le vedute naturali. Ma fin dal primo sguardo, quel che si sente è assai più intenso di quanto si vede: diventa spontaneo andare oltre, al di là della natura, del manufatto, del muro, del rampicante, del gabbiano, per cogliere l’essenza della realtà. I paesaggi urbani dei due fotografi strappano un momento di verità, magari difficile da raccontare eppure, così evidente da cogliere, un ricordo pronto per essere rivissuto, un sogno che aspetta di materializzarsi, in un dialogo perfetto per le panchine del Lungomare, compagni di viaggio da spiare o vecchi amici da ritrovare, incontri fortuiti o magari organizzati. Un segno che emoziona e suscita interrogativi, che spinge l’osservatore a immaginare una storia partendo da ambientazioni quasi sempre identificabili grazie alla presenza di elementi che permettono di orientarsi nello spazio e dove la presenza dell’uomo è il principio o la fine di un racconto ancora da scrivere. Ci accorgiamo che ogni ricerca di oggetto e di volume si rivela fruttuosa: facendo leva sulla trama, l’artista sfida il nostro sguardo con raffinati giochi di luce, un perfetto equilibrio realistico di luci e ombre segna le pieghe del tempo, le attese del presente per dare vita allo sguardo di un occhio emozionato, raccontare il gioco di un bambino, un fiore, un graffito, delle donne, mentre un orologio segna il fluire dell’esistenza, come un’elegante veste. Nell’essenzialità delle immagini, si delinea l’espressione emotiva nelle trame della luce e si evince una forte passione, un costante impegno, accompagnato da un’intuizione precisa e raffinata. La fisicità di oggetti e persone si amplifica, nello spazio pittorico, in una diversa e straniata dimensione. Proprio come fa la letteratura che rende visibile la realtà nominandola. Il lavoro dei compagni di scatto, offre uno sguardo onirico e potente sullo spazio, inteso come locus spazio temporale. Spazi vuoti, essenze di tracce di vita che passano e scorrono, sullo sfondo di architetture appena tracciate, linee fisiche che si riallacciano alle linee evocate che uniscono i destini degli esseri umani comunque presenti nelle immagini, riuscendo orchestrare le linee con una sintassi particolare, dove lo scorrere del ricco mondo immaginativo incontra quello reale, in una danza di contrasti tra realtà e fantasmi, attraverso il filtro di sguardi dinamici, che svelano un archivio affettivo della memoria.

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