Ciro Barba:«Non sono il finanziatore dell’Esa Costruzioni»

Scritto da , 23 febbraio 2016

di Giuseppe D’Alto

“E’ vero gli Esposito li ho fatti uomini. Confermo quanto è riportato in quella intercettazione ma il mio rapporto con loro finisce nel momento in cui mia moglie esce dalla Sig”. Dalla politica alle bevande ed i gelati. Ciro Barba ha avuto un ruolo di rilievo nella politica nocerina tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90. Il passaggio al partito socialista, il feeling con Carmelo Conte, fecero diventare in poco tempo Nocera Inferiore “la città più socialista di Italia – come ama spesso ripete”. Piedimonte la sua roccaforte. Poi la decisione di abbandonare l’arena e qualche vicissitudine giudiziaria (la condanna per l’estorsione ad Attanasio che ora potrebbe essere oggetto di revisione). Sul malgrado Barba è tornato nuovamente alla ribalta. Il suo nome compare in numerose intercettazioni telefoniche nell’ambito della maxi inchiesta su piazza della Libertà. Il rapporto con l’Esa Costruzioni e con la famiglia Esposito gettano ombre che Ciro Barba preferisce spazzare immediatamente. Accompagnato dal figlio e da Giovanni Falci, avvocato difensore ed amico da oltre trent’anni della famiglia Barba, l’imprenditore ha risposto con grande serenità ai quesiti posti nel corso dell’incontro nella redazione di Cronache. I rapporti con la famiglia Esposito. “Con loro ci conosciamo dall’infanzia. Dalle scuole medie ma l’unico rapporto lavorativo che abbiamo avuto insieme è relativo all’investimento fatto per il Bingo. In sintesi mia moglie eredita un capannone industriale di 500 metri quadri ed un suolo dov’era ubicata la fabbrica di conserve Silvestre (appartenuta al padre ed al nonno). Per partecipare al bando viene costituita una società composta da quattro persone con quote alla pari (il 25%): la moglie di Pasquale Barba (già consigliere comunale), i figli di Enzo Casalino (già consigliere regionale), l’Imes degli Esposito e mia moglie. In una prima fase fummo esclusi dal bando, poi presentammo ricorso al Tar che ci diede ragione. In una prima fase non mi occupai della gestione del Bingo, poi emersero delle difficoltà. La società era in forte passivo e decisi di impegnarmi con tutto me stesso nel tentativo di risollevare l’attività. Nel giro di poco tempo rivoltai come un calzino la società e la riportai in attivo. Poi, intorno al 2010, a casa di vicissitudini familiari, la decisione di mia moglie di lasciare la società. Qualche anno dopo hanno fatto lo stesso i Casalino ed ora mi risulta che le cose non vadano benissimo con gli Esposito. Con loro i rapporti si sono incrinati da tempo”. Eppure l’inchiesta della Procura di Salerno farebbe emergere un legame strettissimo con la Esa. “Sgombriamo il campo. Se avevo soldi a disposizione li investivo in prima persona, non li affidavo certamente agli Esposito. Preciso, inoltre, che la mia attuale residenza è San Mauro Cilento e nel palazzo del quartiere di Nocera Inferiore dove abitavo non c’è mai stata la sede dell’Esa”. I viaggi all’estero. “Dalle intercettazioni emerge un mio viaggio in Svizzera? Vero, ero andato a vedere con mio figlio l’amichevole Italia-Francia. Avevamo avuto questi biglietti omaggio attraverso un amico del calciatore Quagliarella. Non ho mai avuto bisogno di portare i soldi in Svizzera. A Belgrado per motivi di lavoro. Vi dico di più per acquistare le mele selvatiche: lì c’è davvero un ottimo prodotto. A Malta siamo stati ospiti di amici”. La politica. “Ho deciso di ritirarmi ad inizio degli anni ‘90. Ero stanco di essere tirato costamente in ballo e di alcune situazioni. Del resto avevo iniziato giovanissimo (14 anni ndr) e dopo pochi anni diventai consigliere comunale a Nocera Inferiore. Sono stato promotore dell’accordo politico con Carmelo Conte per la costituzione del centro sinistra ma non ho mai conosciuto Vincenzo De Luca. Nè prima nè ora. Neanche nelle segreterie del partito”. Però, in occasione delle tornate elettorali, Ciro Barba viene considerato come se avesse, a Nocera, ancora un ruolo di rilievo in ambito politico. Questo emerge da una telefonata di Esposito che lo esorta a non riferire che «hanno litigato». “Sono le classiche telefonate che si fanno in occasione di ogni campagna elettorale. A Piedimonte sono molto stimato ed in passato e sanno che lì posso muovere un po’ di voti. Le tessere Pd? Mai fatte. Mi sono iscritto singolarmente al partito ed ho anche votato contro la loro corrente”. Hotel Sabbiadoro e Soglia. “Il titolare dell’hotel è Felice Santoriello che ha sposato una mia nipote. Quando ho rotto con gli Esposito Soglia aveva delle multiproprietà da gestire e gli dissi di affidarsi a Santoriello per l’esperienza che aveva nel settore. Personalmente aveva un grande rapporto con il papà (Giuseppe Soglia). Marinelli? Mai conosciuto anche se l’affaire del Baia è stato gestito male dai figli”. L’interdittiva antimafia dell’Esa. “Fu messa in relazione ai rapporti che avevo avuto con loro con la Sig ed in relazione alla questione della condanna per estorsione ad una persona con la quale vado a cena a Natale. Anche questa vicenda fu chiarita: la questione (su assist dell’avvocato Falci) riguardava una società di Scafati o di Sarno. Noi non c’entravamo. L’Ifil? Non era neanche a conoscenza dell’esistenza di questa società”. Barba precisa: “Ho deciso di chiarire questa vicenda per il bene della mia famiglia. Per i rapporti che hanno i mie tre figli e per l’attivitò lavorativa. Tempo avevo deciso di uscire di scena. Ora ho progetti importanti con due brevetti pronti e non vorrei che si complicasse tutte per delle intercettazioni telefoniche e soprattutto perché, forse, c’è qualcuno che vuol mettermi in mezzo a tutti i costi”. Barba dà la sensazione di conoscere i suoi detrattori: “Ma nomi non ne faccio. Sono soltanto mie idee”.

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