Ciro Barba, da Piazza della Libertà alle intestazioni fittizie di società

Scritto da , 13 Aprile 2019
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di Andrea Pellegrino

Il nome di Ciro Barba era piombato nell’inchiesta della Direzione Distrettuale antimafia di Salerno sui lavori per la realizzazione di Piazza della Libertà, all’epoca affidati alla Esa Costruzioni. Le indagini avevano accertato legami tra l’imprenditore nocerino, già assessore al Comune di Nocera Inferiore, negli anni ’90 e i fratelli Esposito. Un legame che alla Esa Costruzioni di Nocera Inferiore (società oggi in liquidazione) è costata un’interdittiva antimafia e la conseguente risoluzione contrattuale con il comune di Salerno che ancora oggi, tra l’altro, è alla prese con il bando di gara per l’affidamento dei lavori di completamento della mega piazza sul mare di Bofill. Barba, figlio di uno storico esponente della camorra dell’Agro, conosciuto come ‘O’ Flaviano’ deceduto nel 1994, era finito (ma non indagato) dritto anche nelle intercettazioni dell’inchiesta – oggi a processo – sulla variante ai lavori di Piazza della Libertà, che vede tra gli imputati anche l’ex sindaco e attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca. Rapporti che Barba chiarì quasi immediatamente attraverso una lunga intervista rilasciata all’epoca proprio a Cronache: «Con gli Esposito ci conosciamo dall’infanzia. Dalle scuole medie ma l’unico rapporto lavorativo che abbiamo avuto insieme è relativo all’investimento fatto per il Bingo. Se avevo soldi a disposizione li investivo in prima persona, non li affidavo certamente agli Esposito». Ieri mattina Barba è ritornato agli onori della cronaca con un maxi sequestro di oltre unmilione e mezzo di euro di beni che per la Procura di Nocera Inferiore sono stati fittiziamente intestati a terzi, moglie compresa, per “salvaguardare il patrimonio accumulato”. Il sequestro dei beni è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Salerno, su disposizione del gip del Tribunale di Nocera Inferiore. Le indagini hanno, tra l’altro, fatto emergere l’escamotage della fittizia separazione dalla moglie, che già a partire dagli anni novanta aveva acquisito la titolarità di alcune quote societarie e di immobili di valore. Oltre all’imprenditore e alla moglie, sono indagate altre nove persone, tutte intestatarie fittizie del patrimonio accumulato.

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