Ciancio bacchetta il Comune: «Basta opere mediatiche, portare a termine l’esistente»

Scritto da , 10 Aprile 2013
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Ci si fa largo tra un’incompiuta e l’altra, vittime dei ritardi burocratici e di scelte spesso guidate dalla forza “mediatica”, dalla “presa” che possono avere sul popolo. E pagano i lavoratori, troppe volte vittime di una politica borbonica che parte dall’alto e si chiude, in questa filiera viziosa, con le amministrazioni locali: festa, farina e forca. Luigi Ciancio, segretario regionale della Feneal Uil, è particolarmente critico e ricorda di aver già affrontato il problema-Salerno.
«I problemi legati all’amministrazione comunale di Salerno per me non sono una novità – ricorda – e ne ho già parlato in passato. Salerno ha un’alta, altissima progettualità ma che resta fine a se stessa».
In che senso?
«Nel senso che si continuano a sfornare progetti ma non si conclude, tristemente, quello che da anni si è messo in cantiere. Il risultato è drammatico: da un lato registriamo un’esposizione economica esagerata, dall’altra un aumento esponenziale dei rischi che queste opere restino incompiute. Guardiamoci intorno: c’è la stazione marittima, la Cittadella giudiziaria, la Lungoirno. Siamo in uno stato di immobilismo pericolosissimo: senza portare avanti queste opere rischiamo di perdere definitivamente i fondi europei destinati alla loro realizzazione. Non solo: il dramma potrebbe essere rappresentato dal dover anche restituire ciò che abbiamo già speso».
Eppure il Comune di Salerno prosegue lungo un solco lungo un ventennio tra grandi opere da realizzare e progetti di urbanizzazione.
«E il problema principale è proprio questo. Le grandi opere, l’urbanistica, i piani di edilizia residenziale hanno un grandissimo impatto mediatico, colpiscono i cittadini. Senza contare che il Comune incassa gli oneri di urbanizzazione. I progetti destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio o quelli legati al risparmio energetico, tanto per dirne una, portano ben poco all’amministrazione comunale. E non fanno rumore come una piazza o una grande opera urbanistica». 
Bisognerebbe cambiare strategia, quindi.
«Assolutamente: partiamo dal presupposto che è l’impostazione generale ad essere sbagliata. Siamo vincolati da decine e decine di ostacoli di tipo burocratico, la filiera è troppo lunga e crea ogni volta problemi, soprattutto nel trasferimento delle risorse. La stazione marittima è l’esempio lampante di quanto sto dicendo: abbiamo i fondi disponibili eppure non si procede al trasferimento delle risorse. L’opera andava pianificata diversamente anni fa. Bisognava subito accordarsi con le banche, l’amministrazione comunale ha invece fatto andare avanti i lavori così. Ora ci vogliono circa 4 milioni di euro da anticipare. Con quale coraggio un imprenditore (nello specifico Passarelli, ndr) in questo momento delicato mette mano alla propria tasca per far ripartire l’opera? Io credo che la “paura” di rischiare sia legittima. E’ la progettualità che è sbagliata. A Salerno e non solo».
Antonio Lombardi, presidente di Ance Salerno, ha parlato di 400 milioni di crediti vantati dalle imprese edili della provincia di Salerno nei confronti della Pubblica amministrazione. E’ una cifra enorme alla quale molte amministrazioni – Salerno in testa – non potranno far fronte nonostante il decreto sblocca fondi del Governo.
«La premessa è che il decreto sblocca fondi è fittizio – denuncia Ciancio – perché non è questa la strategia da seguire. Le procedure burocratiche renderanno difficilissimo recuperare queste risorse, ne sono certo. Credo, poi, che la cifra accennata da Lombardi sia al ribasso. Questi valori sono riferibili a un paio di anni fa. I pagamenti vengono effettuati con il contagocce, credo che i debiti che la Pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese edili siano molti, molti di più».
Salerno è in una condizione che definire “delicata” è poco. In provincia le cose non vanno meglio.
«E’ un vero disastro: un disastro. Abbiamo parlato della Stazione marittima, della Lungoirno, della Cittadella giudiziaria. Ma se ci spostiamo un po’ in provincia ci accorgiamo di avere delle incompiute in ogni angolo del territorio. La Fondovalle Calore, la Città della scuola a Sarno, la realizzazione di istituti scolastici a Mercato San Severino e Oliveto Citra. A Vietri sul Mare stiamo assistendo alle difficoltà sempre maggiori dell’impresa che avrebbe dovuto portare avanti i lavori di urbanizzazione alla frazione Marina (la Esa Costruzioni di Nocera Inferiore, la stessa impegnata nei lavori di Piazza della Libertà a Salerno, ndr). Viviamo un dramma quotidiano tra imprese che non riescono ad andare avanti ed operai che finiscono per strada. Con una differenza: le imprese hanno la possibilità di fallire, gli operai no. E così alla “festa” e alla “farina” delle grandi opere si aggiunge la “forca” di Equitalia per gli operai».
Cosa fare, allora?
«Bisogna accorciare la filiera: non si tratta di avere la bacchetta magica né di avere la sfera di cristallo per prevedere il futuro. I soldi ci sono ma rischiamo di perderli e di doverli addirittura restituire. Bisogna ridurre gli iter burocratici, i controlli sono tantissimi e non si prende alcuna decisione: sui passaggi tra un ente e l’altro si perdono mesi. Bisogna essere puntuali nei pagamenti, andare avanti per avanzamenti di stato: ogni mese bisogna pagare dopo aver verificato che il lavoro va avanti. Accorciare la filiera ed eliminare i tempi morti per i passaggi di risorse è l’unica strada da seguire».

Passarelli dixit: il cantiere della stazione marittima resta fermo. «La nostra situazione è fin troppo chiara. Come impresa siamo arrivati percentualmente ai limiti per quest’opera. Non è giusto, per noi, andare oltre certi valori. Il cantiere resta fermo, su questo non c’è alcun dubbio».
Giuseppe Passarelli chiarisce la situazione relativa alla Stazione Marittima: nonostante i rumors che provengono, alternativamente, da via Roma e via Alvarez (Comune e Autorità portuale, per intenderci, ndr) il cantiere resta fermo e i lavori non riprenderanno fin quando non verranno sbloccati i pagamenti relativi alle opere già completate.
«Provvederemo solo ad un intervento localizzato all’interno del cantiere, dobbiamo procedere ad un’operazione che non riguarda l’opera in sé – precisa Passarelli – ma per il resto non ci sarà alcun ulteriore prosecuzione fin quando il Comune non sbloccherà i pagamenti».
La situazione, però, sembra abbastanza chiara. E preoccupante. Il decreto sblocca fondi servirà a poco per il Comune di Salerno che, al momento, alla voce “liquidità” registra un laconico “zero”.
«Questo lo dice lei, io non ho a disposizione le cifre legate alle disponibilità del Comune. So che l’amministrazione è obbligata ad anticipare gli importi per avanzamenti di stato e a rendicontarli in attesa che la Regione Campania paghi. Certo, la Regione ha i suoi ritardi: il finanziamento c’è e va “sbloccato” ogni volta che il l’amministrazione comunica di aver pagato l’impresa. Ma come imprenditore non posso andare oltre, lo ripeto. Non possiamo riprendere e non riprenderemo fin quando non verranno recuperati i crediti che vantiamo». 
Dunque è tutta colpa del “blocco” Regione-Comune?
«No, una parte dell’insoluto riguarda opere eseguite direttamente a carico del Comune. Io spero vivamente che il meccanismo si sblocchi e che il Comune di Salerno trovi le risorse per completare i saldi. Io faccio l’imprenditore e la mia speranza, anche per il bene della città di Salerno, è che i lavori riprendano e l’opera venga completata. Ma per ora non si riprende».

 

10 aprile 2013

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