Chiesa del Galiziano, l’avvocato Carmine Pepe: «Nessun impatto ambientale»

Scritto da , 1 giugno 2018
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Brigida Vicinanza

Sulla questione della chiesa del Galiziano, ci sono pro e contro e anche l’incontro con il primo cittadino Enzo Napoli, a quanto pare, non è servito a placare gli animi e le polemiche. Ma c’è anche chi, sulla questione, sottolinea il suo assenso. E’ il caso dell’avvocato Carmine Pepe, presente martedì al dibattito con il sindaco, comitati e residenti: «Durante l’incontro di martedì mi sono permesso di sottolineare come dopo la proiezione delle slide raffiguranti il progetto era lapalissiano che non ci fosse alcuna lesione per il parco e che questo non debordava assolutamente verso “Il Galiziano” sottolineando altresì come residente di Sala Abbagnano la necessità della costruzione – ha sottolineato l’avvocato Pepe – in quanto le due chiesette esistenti notevolmente incapienti (San Felice capienza 15 persone e destinata a monumento dell’antichità e San Giovanni altrettanto stretta in quanto impossibile celebrare le prime comunioni e talune altre funzioni che oggi devono svolgersi all’aperto». Insomma, una necessità per il quartiere sottolineata da più residenti di Sala Abbagnano e Torrione Alto, che durante gli interventi è stata espressa apertamente, anche contro lo stesso comitato che ha posto le “barricate” per il parco. Ho rivisto il progetto – ha continuato Pepe – e mi sono convinto che non provoca alcun danno ambientale e non mi spiego perché esclusivamente per questa costruzione il comune propone addirittura il referendum comunale tra l’altro non previsto da alcuna norma di legge, né regolato così come accade in Svizzera. Non ho compreso il perché di questa contestazione rilevata solo da pochi interventi nel corso dell’assemblea, gli altri tra cui il mio hanno trovato il favore di quasi tutta la platea (maggioranza). Spero che la riunione abbia convinto (in quanto proclamata dalla enorme maggioranza dei presenti), l’Amministrazione a non indugiare oltre su una costruzione già più volte autorizzata dalla Commissione edilizia e finanziata dalla Conferenza episcopale italiana, i cui fondi potrebbero andare perduti qualora l’indugio di chi di dovere continuasse».

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