Centro commerciale: chiesti 9 anni per Nicola Cosentino

Scritto da , 22 Dicembre 2016
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I magistrati della Dda di Napoli Alessandro D’Alessio e Fabrizio Vanorio hanno chiesto 9 anni di carcere per l’ex sottosegretario Nicola Cosentino nell’ambito del Processo, cosiddetto il “Principe e la scheda ballerina” – in corso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – in cui l’ex politico e imputato per reimpiego illecito di capitali con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi in relazione alla costruzione, mai avvenuta, di un Centro Commerciale che doveva essere denominato appunto “Il Principe”. Con l’ex coordinatore campano del Pdl ci sono 20 imputati, tra cui l’ex Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Casal di Principe Nicola Di Caterino (richiesti 12 anni), il Funzionario Cristoforo Zara dell’Unicredit (richiesti 8 anni) – ovvero l’Istituto di Credito, costituitosi parte civile, cui secondo l’accusa si sarebbe rivolto Cosentino per ottenere un prestito da 5,5 milioni di Euro per la realizzazione del Centro, prima concesso e poi bloccato. Nel corso della requisitoria, durata tre udienze, i pm hanno ripercorso le tappe che portarono all’emissione del finanziamento parte della banca, e in particolare dell’incontro che Cosentino ebbe presso la filiale Unicredit di via Bari a Roma con il funzionario dell’istituto Cristoforo Zara; all’incontro parteciparono anche l’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro e Nicola Di Caterino. I pm hanno inoltre chiesto nove anni per l’imprenditore Gaetano Iorio. I magistrati si sono poi soffermati sui rapporti tra la prefettura di Caserta e la famiglia Cosentino. Per altre quaranta persone coinvolte nell’indagine il processo si è svolto in abbreviato: con dodici assoluzioni, (quella di alcuni imprenditori edili, tra cui Nicola Palladino della Cls di Pastorano; Luigi Letizia, per il quale l’accusa aveva chiesto 4 anni e anche del figlio del boss Sandokan, Nicola, assolto dall’accusa di riciclaggio) e 33 condanne (tra cui quella maggiore, 8 anni, a Cipriano Cristiano, ex sindaco di Casal di Principe) davanti al Gp Eduardo De Gregorio e ben tre pm della procura antimafia: Antonello Ardituro, John Woodcock e Francesco Greco. La sentenza vide anche la condanna di Mario Cacciapuoti (2 anni e otto mesi), ex capo dell’ufficio tecnico di Casal di Principe, accusato di corruzione (in concorso con l’ex parlamentare del Pdl Nicola Cosentino) riconosciuto colpevole di avere offerto a Cosentino la concessione per la realizzazione del centro commerciale in cambio della sua permanenza a capo dell’ufficio tecnico, messa in discussione dallo stesso Cosentino. A fare da tramite tra i due furono Giovanni Lubello (condannato a 5 anni), genero del boss dei casalesi Francesco Bidognetti e Cipriano Cristiano. Condannato anche l’ex consigliere provinciale Sebastiano Ferraro (6 anni e otto mesi). Assolto dall’accusa di associazione ma fu condannato solo per estorsione a 4 anni (l’accusa ne aveva chiesti 9) l’imprenditore Alfonso Letizia. I Letizia (Beton Ducale) e l’altro assolto, Palladino, sono difesi dagli avvocati Gennaro Iannotti e Francesco Picca, nel collegio difensivo anche gli avvocati Carlo Destavola e Alfredo Bargi. Parti civili riconosciute per il risarcimento, sono l’associazione Mo Basta e l’Unicredit. Fu proprio questo gruppo bancario a far ottenere un finanziamento di 5 milioni e mezzo di euro (con conseguente apertura della fideiussione del Monte dei Paschi di Siena) alla società Vian per costruire il centro Il Principe, tramite l’avvocato Mario Santocchio di Scafati, funzionario della banca e congiunto di Cristofaro Zara, di Salerno, a sua volta dirigente della filiale di via Bari a Roma della (Unicredit Impresa) coimputati insieme al direttore Alfredo Protino, di Brindisi. La costruzione del centro commerciale nasce in sub-appalto ad alcuni imprenditori locali tra i quali Aniello Formisano individuati dall’accusa come parti offese ma nell’ordinanza di arresto del giudice Egle Pilla gli stessi sub-appaltatori vengono incasellati in un contesto di consapevolezza dell’ambito in cui si muovevano. Il 17 novembre scorso Cosentino fu condannato a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione camorristica da un altro collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

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