Centrale del Latte: una tutela ad orologeria

Scritto da , 3 maggio 2014

di Marta Naddei

Una tutela ad orologeria. Tre anni e poi dei dipendenti della Centrale del Latte potrebbe essere di tutto. Il Comune di Salerno si supera e si tutela con un vero e proprio escamotage: la clausola per la salvaguardia del personale all’interno del nuovo bando la mette, ma a modo proprio. Come anticipato nella edizione di giovedì del nostro quotidiano, rispetto alla precedente versione del disciplinare di gara, nella nuova quando si parla di livelli occupazionali, il preciso obbligo contrattuale – che impegna, inoltre, la eventuale società acquirente a rilanciare e salvaguardare quelle che sono le peculiari caratteristiche della Centrale – viene accompagnato da un limite temporale fissato in “almeno tre anni”. In pratica, per il primo triennio di nuova eventuale gestione, gli attuali 51 lavoratori della Centrale del Latte riceverebbero una “particolare attenzione”, poi tutto potrebbe accadere. Una aggiunta che non è certamente passata inosservata e che ha tutta l’aria di voler essere una rassicurazione per i futuri acquirenti, un tentativo di aprire le porte a quante più aziende interessate possibili. Una scappatoia che ha evitato all’amministrazione comunale di non inserire la clausola a tutela dei lavoratori (la mancata presenza di quest’ultima avrebbe poi imposto un nuovo passaggio in Consiglio comunale, ndr) e al tempo stesso ha allentato gli obblighi per chi potrebbe essere interessato ad acquisire la totalità delle quote della municipalizzata. Dipendenti che – tra le altre cose – già correrebbero il rischio di dover fare i conti con uno dei maggiori pericoli di una privatizzazione: la delocalizzazione della produzione. Una mossa però che non convince per nulla il consigliere comunale di Nuovo centro destra, Roberto Celano che ritiene addirittura illegittimo il nuovo bando proprio a causa dell’introduzione di questa nuova formulazione. Già, perché, nel disciplinare di gara viene sottolineato che si tratta dell’adempimento degli indirizzi contenuti nella delibera di Consiglio comunale 29 dello scorso 8 luglio, ma secondo il consigliere di minoranza le cose non starebbero proprio così. Anzi, questa disposizione “contravviene evidentemente l’indirizzo del Consiglio comunale” – spiega Celano – perché l’assise “impegnava l’amministrazione a redigere un bando prevedendo tutela per i lavoratori senza assolutamente indicare limiti temporali”. Dunque, secondo l’esponente dell’opposizione il bando “è illegittimo perché contrasta con la delega conferita dal Consiglio all’organo amministrativo. Se si intende tutelare i lavoratori solo per un triennio, si torni in consiglio Comunale e si chieda al civico Consesso di esprimersi nel merito. Capiremo se ci sono ed eventualmente chi sono i consiglieri che difendono il lavoro dei salernitani solo per un breve periodo”. Ad insospettire, però, è anche la velocità con cui la nuova procedura è stata messa in piedi: di fatto, tre giorni tra Giunta, settore finanziario e pubblicazione della nuova procedura. La dismissione della municipalizzata del latte è uno degli aghi della bilancio delle casse comunali: inserita nel consuntivo 2013 – ma bloccata dai revisori dei conti perché la vendita non si era ancora perfezionata e dunque i proventi non c’erano (una annotazione corretta dal momento che poi l’asta andò deserta) – la strategia dovrebbe essere quella di inserire il ricavo relativo alla cessione del 100% delle quote nel previsionale 2014, che dovrebbe essere approvato a breve. Un inserimento che servirebbe a coprire parte del consistente rosso delle casse municipali. L’altro consigliere di minoranza, Raffaele Adinolfi, parla di “buccia di banana sulla quale scivolerà miseramente l’amministrazione”. Perché? Diversi sono i motivi segnalati dal capogruppo di Principe Arechi: una vendita che di certo non era prevista nel programma elettorale del sindaco De Luca; una insussistenza della obbligatorietà della cessione e l’incomprensibilità di questa decisione dal momento che si tratta dell’unica partecipata del Comune di Salerno in attivo; una contestazione dei privilegi dei dipendenti della Centrale “e non degli altri carrozzoni o del personale di staff al secondo piano” ed infine la questione del bando che “contravviene agli obblighi di tutela dei lavoratori, prevedendo un vincolo per l’acquirente di soli tre anni. E dopo?”. Questo, secondo Adinolfi, “è il peggior modo di privatizzare e svendere i gioielli di famiglia. Il primo cittadino non se la prenda con chi ricorre alla giustizia amministrativa per difendere il futuro dei propri figli”. Sulla vicenda della Centrale del Latte si è espressa anche il segretario generale della Uila Uil Campania, Anna Rea, che ne ha parlato durante il comizio per la manifestazione del Primo Maggio a Nocera Inferiore. “Se stiamo tutti insieme – ha detto dal palco – altro che come fa l’amministrazione comunale di Salerno che può pensare di svendere o di fare affari su una realtà storica, la Centrale del Latte, e pensare di mettere i lavoratori in un cantuccio. Come se l’eccellenze di questo territorio siano tali senza che i lavoratori ci abbiano messo alcunché. Sono i lavoratori che hanno fatto la differenza di questa azienda: quindi attenzione ad aprire i bandi e pensare di rilanciare questa azienda senza avere al centro la professionalità, la competenza, la qualità e la quantità dei posti di lavoro”. Insomma, la guerra contro la vendita della Centrale del Latte e in favore della tutela a 360 gradi dei posti di lavoro è ripresa.

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