Cento anni vissuti tra due 2 guerre, la prigionia e le varie epidemie

Scritto da , 14 Aprile 2020
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Compie 100 anni l’ultimo cestaio del Cilento. È una Santa Pasqua insolita per lo “sportellaro” di San Martino di Laureana Cilento, Francesco Niglio, che con le sue 100 candeline investe di notorietà la sua amata terra in un clima di incertezza sociale e sanitaria. Commerciante di legname ed esperto cestaio, un mestiere antico quello della realizzazione di ceste di castagno che gli ha attribuito il soprannome di “sportellaro”, cestaio dal dialetto cilentano, tramandatogli dal nonno Angelo e dal nonno Francesco. Una vita temprata da momenti storici di rilievo: ha partecipato alla Seconda guerra mondiale durante la quale ha subito la prigionia nel campo di lavoro tedesco di Thorn, sulla Vistola in Polonia, lungo il fronte russo. Testimone storico di uno dei momenti più bui dell’umanità mondiale da ritenersi immune da questa pandemia e da qualsiasi altra vicissitudine sdrammatizzandola. Il segreto della sua longevità è indubbiamente il carattere combattivo che lo contraddistingue, a darne conferma i familiari che hanno raccolto le sue memorie in due scritti inediti: “Il Cilento e il Salernitano, prima, durante e dopo l’Operazione Avalanche”, e “Memorie di guerra . Il Cilento e il Salernitano tra le due guerre mondiali”, entrambi a cura di Antonio Capuano e Amedea Lampugnani. “Francesco Niglio nasce a San Martino di Laureana Cilento, da Angelo e Concetta Barretta, il 12 aprile 1920 – racconta il figlio Angelo Niglio -. Fino a 6 mesi fa viveva presso la sua abitazione accudito dai familiari: i figli Angelo, Concetta e Umberto, e tra l’amore dei suoi nipoti Francesco, Federica, Roberta, Iolanda, Antonietta, Stefano e Marco. Ma dopo una brutta caduta è stato necessario trasferirlo presso la struttura del “Divino Amore” di Copersito di Torchiara, dove è accudito con esemplare cura». Nonostante la distanza e le difficoltà oggettive i festeg sono mancanti. Anche lo Sportellaro del Cilento ha dovuto cedere all’esigenza degli ausili informatici per tener viva la comunicazione a distanza con i suoi cari. Ha spento le candeline tra videochiamate e foto in attesa che tutto ciò passi per poter riabbracciare i suoi affetti e annoverare tra i suoi racconti anche questo 2020

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