Cena con delitto. di Michelangelo Russo

Scritto da , 13 Ottobre 2021
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di Michelangelo Russo

L’ordinanza cautelare del GIP Romaniello, a leggerla, è un elenco interminabile di episodi di appalti, piccoli e medi, che si sgrana attraverso gli anni con un modulo di illegittimità che non meraviglia chi, come il sottoscritto, quasi quaranta anni ebbe a processare un assessore socialdemocratico ai giardini e al cimitero, arrestato per falso e abuso in atti d’ufficio in merito alle gare per la gestione del verde pubblico. Più o meno i meccanismi erano identici a quelli descritti oggi dal GIP, solo che i volumi erano più ridotti (praticamente, i giardini e i parchi erano inesistenti). I decenni sono passati, ma la folla plebea dei questuanti organizzati in cooperative di disoccupati è, ancora oggi, un serbatoio utile alla raccolta di voti in occasione delle elezioni; ma, probabilmente, potrebbe non essere il solo. Ci si chiede subito, infatti: quanti voti possono assicurare le poche centinaia di “clientes” (come i romani ricchi chiamavano i questuanti che la mattina si presentavano a casa per la pagnotta quotidiana)? Nel plebiscito di preferenze che il sistema di potere cittadino raccoglie da anni, i “giardinieri” hanno, in percentuale, un peso relativo. La maggioranza sarebbe assicurata comunque ad una politica che gestisce la città come un Luna Park abbagliante per le anime semplici (che sono i più) e per le anime complici (sono la minoranza di quelle che traggono i benefici imprenditoriali e professionali). Per quale motivo, quindi, il Governatore di una delle più importanti regioni italiane si spreca ad andare a cena con un organizzatore di cooperative di lavoro manuale, per parlare, con tutta evidenza (traspare dalle intercettazioni) di un appalto che ancora non è stato indetto? Correndo il rischio di un incontro di tale natura? Sono, questi precari raffazzonati, lo zoccolo duro di un progetto politico di lungo respiro, talmente importante da esigere la presenza fisica del capo per dare il via alle operazioni?

E’ questa la domanda principale a cui dovrebbe rispondere il Governatore. Che invece aspetta, serafico e sereno, il responso della Magistratura.

Ma non può cavarsela così! La batosta è troppo grande; troppo densa la quantità nei discorsi intercettati di rinvii alla sua persona, come vertice di ogni decisione, per tentare una tattica di rinvio ad oltranza giocando la carta della marginalità del fattaccio; riconducibile cioè alla infedeltà di qualche dirigente comunale e qualche testa calda e imprudente di assessori o consiglieri, ex o attuali.

La calma apparente, e il volto di pietra scolpito nel sarcasmo del sorriso, stavolta non bastano. Il Governatore, che abbiamo visto umanamente commosso al nastro del Crescent, si ricopra oggi di umano coraggio prendendo le distanze da pratiche criminali siffatte invalse da anni negli apparati amministrativi e politici a lui vicini. Non le lacrime della commozione, ma la faccia dell’ira disegni adesso il suo volto: condanni chi ha abusato della sua buona fede, se è la verità! Chieda la punizione di chi ha violato la legge, col piglio che usò per minacciare il lanciafiamme! Con la severità apprezzata dai benpensanti delle maggioranze silenziose che ebbe contro le prostitute della litoranea e i pidocchiosi ambulanti del lungomare! Si chiami fuori da ogni sospetto di complicità nel delitto che quella cena preordinava. Faccia questo subito, se vuole allontanare il sospetto che la cordata delle cooperative sia solo uno dei segmenti di un più vasto sistema cordate che in ben più corposi interessi economici ha visto una crescita esponenziale a Salerno negli ultimi anni. Denunci il malaffare, i nomi e i cognomi! E allora gli crederemo! E gli crederanno, forse, anche i Magistrati. Che sono, verosimilmente, solo all’inizio di un lungo percorso. Il Governatore faccia questo non solo per sé, ma per la sua Città! Che non può affrontare il pauroso vuoto di potere che si profila nel prossimo futuro.

A presto.

 

Dr. Michelangelo Russo

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