Cava, i consiglieri si «turano il naso» e votano sì

Scritto da , 29 novembre 2012

L’aria è pesante a Cava de’ Tirreni. Volti scuri e preoccupati. Soprattutto quelli dei giovanissimi consiglieri comunali che la scorsa mattina sono stati svegliati dai carabinieri. Alle ore 14,30 nell’aula del Consiglio comunale regna un silenzio unico e surreale. La maggioranza è tutta al proprio posto, la giunta è dimezzata. Grande assente (almeno nella prima parte della seduta), l’assessore Assia Landi, moglie del geometra Porcelli, rinchiuso nel carcere di Fuorni. Ad appello fatto, poco alla volta si riempiono anche i banchi dell’opposizione. Lì c’è già l’ex sindaco Luigi Gravagnuolo con un vistoso fascicolo di carte. Sono tutte quelle relative al bilancio consuntivo iscritto all’ordine del giorno per l’approvazione. Un atto dovuto pena lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale. E chissà quanto ciò abbia pesato sul voto dei consiglieri comunali di maggioranza che all’appello nominale per la votazione approvano l’atto. Diciassette i favorevoli, dodici in contrari. Neppure l’allarme lanciato da Gravagnuolo convince i colleghi di maggioranza, ad eccezione di Gianpio De Rosa (un tempo opposizione) che pungola un po’ l’amministrazione, chiedendo chiarimenti. Ma alla fine Marco Galdi incassa anche il voto di De Rosa, seppur condizionato da «eventuali approfondimenti». Si perché nella certificazione del bilancio del collegio dei revisori manca la terza firma, quella del dottor Campopiano. Ma a garanzia dei revisori c’è Raffaele Adinolfi, presidente del collegio a Cava de’ Tirreni e consigliere comunale d’opposizione (Pdl Principe Arechi) a Salerno, che spiega: «La certificazione può essere approvata anche a maggioranza. Non serve l’unanimità». Un chiarimento stuzzicato anche da Raffaele Bellizia (Pdl) oltre che dall’intera opposizione con Servalli (capogruppo Pd) che invano chiede anche l’intervento del dottor Campopiano. Ma nonostante tutto il bilancio passa. Anche se lì ci sono iscritte le voci relative alla Cofima, ultima inchiesta che ha visto ben ventidue perquisizioni e trentadue iscrizioni sul registro degli indagati. Ma della Cofima, tranne un passaggio veloce di Gravagnuolo, nel suo dettagliato intervento tecnico, neppure si fa cenno. Dall’altra parte dichiarazioni ridotte al minimo indispensabile. Un inizio di seduta che parte decisamente in sordina. Ad eccezione di Enrico Polacco, consigliere comunale del Pdl (gruppo Italia Protagonista) che non trattiene l’emotività, fino a spingersi a chiedere l’azzeramento della giunta e di tutti gli incarichi dei consiglieri comunali. Compreso quello del Presidente del Consiglio. Giunta che sarà azzerata, così come deciso in un consiglio di maggioranza, al termine della seduta consiliare di ieri.
Presenti e assenti. In aula, oltre ad Assia Landi, c’è un altro grande assente: Germano Baldi, il consigliere comunale (prima opposizione poi maggioranza), raggiunto per primo da un avviso di garanzia. Insieme a lui, in quella prima tranche furono coinvolti anche Renato Aliberti e lo stesso Michele Russo. Ma a quanto pare la vicenda Baldi è collegabile a fatti prettamente professionali. Almeno secondo le prime indiscrezioni.
Presente, invece, Matteo Monetta, il consigliere comunale che insieme all’ex assessore Mario Pannullo ha raccontato il “sistema Cava” alla Dda di Salerno. Lui (ex delegato alla casa), che durante la penultima seduta si smarcò dalla mozione di sfiducia al sindaco Galdi, ha votato no al bilancio consuntivo. Così come Giovanni Del Vecchio (insieme ai componenti del suo gruppo) e Marco Senatore che nella sua dichiarazione di voto (negativa) afferma: «L’ultima volta che hanno rassicurato che le procedure erano corrette ci siamo ritrovati sotto inchiesta». Chiaro riferimento all’acquisto dell’ex Cofima.
Ed ora? Si va avanti. Finché la barca va.

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