CAVA. Cstp, «basta trincerone Il capolinea a via Crispi»

Scritto da , 16 Gennaio 2016
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CAVA DE’ TIRRENI. Delocalizzazione del capolinea del Cstp da via Crispi al trincerone ferroviario: continuano le polemiche e le prese di posizione da parte dei vari esponenti politici di maggioranza e d’opposizione. Stavolta è la minoranza a farsi sentire con una nota stampa: «A Cava de’ Tirreni ci sono molte persone anziane non più giovani che usano quotidianamente gli autobus, assieme a studenti e madri con bambini… Per diversi mesi abbiamo sopportato in silenzio il disagio causato dallo spostamento degli autobus da via Crispi al trincerone, esposti al caldo infernale dell’estate, alla pioggia e al freddo dell’inverno, e al pericolo continuo di essere investiti delle automobili che transitano velocemente sulla nazionale e sul trincerone. Sapevamo, o almeno così ci avevano fatto credere, che questo disagio sarebbe durato solo pochi mesi: il tempo necessario per sistemare  piazza Abbro e restituirla all’uso comune. Abbiamo poi capito che finiti i lavori per la piazza nemmeno con l’arrivo dell’inverno sarebbe cambiato molto, dal momento che l’Amministrazione sembra aver deciso di spostare definitivamente il capolinea del Cstp nei pressi della stazione, sul trincerone. A questo punto ci sembra sensato chiederci se chi decide abbia tenuto conto dei bisogni delle persone anziane e di quanti usano i mezzi pubblici di trasporto a Cava de’ Tirreni.  A questo disservizio se ne potrebbero aggiungere altri come ad esempio la fila di anziani costretti ad attendere in piedi, per tempi lunghi, all’entrata delle poste centrali, nella prima settimana di ogni mese.  Limitandoci alla sola questione degli autobus, per i motivi sopra elencati, chiediamo all’amministrazione comunale di Cava, a chi di competenza, di far tornare il capolinea a via Crisci e di attrezzare lo spazio dell’ex-mercato  coperto con sale riscaldate per le persone che aspettano gli autobus. Quello della città che s’imbelletta solo in vista del turismo e trascura i bisogni degli abitanti non può essere un modello condiviso, anzi, così come ha dimostrato il caso delle recenti proteste per la chiusura di alcuni reparti chiave dell’ospedale, questo modo di fare alimenta disagi e conflitti. Ci piacerebbe vivere in una città sensibile».

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