Cava: Aziende della ceramica in ginocchio

Scritto da , 17 maggio 2013

CAVA?DE’ TIRRENI. In crisi le aziende di ceramica a Cava, un tempo fiore all’occhiello dell’economia locale
Il settore della ceramica a Cava de’Tirreni è in forte sofferenza, e mentre è in corso un vivace botta e risposta tra il consigliere comunale di fratelli d’Italia  Clelia Ferrara e il vicesindaco Giovanni del Vecchio riguardo al fallimento del progetto CerAmica, un fatto è che il naufragio dell’iniziativa non solo ha privato il settore di 20 nuovi apprendisti, ma soprattutto ha tolto una boccata d’aria di circa 100 mila euro di finanziamenti alle aziende ceramiste e ai laboratori minori, che si trovano, nell’attuale frangente economico, sottoposti a una pressione tale che sta letteralmente decimando le maestranze artigianali che mezzo mondo ci invidia. “Le fabbriche grandi stanno avendo enormi problemi, sono quasi tutte chiuse”, ha dichiarato la signora Annamaria Santoriello, proprietaria del laboratorio Ceramicando. “I soldi non girano più e l’unico motivo per cui i piccoli laboratori stanno ancora resistendo è perché i costi di mantenimento dell’attività per noi sono minori”. Stando alle dichiarazioni della signora Santoriello, il principale motivo per l’involuzione che stanno attraversando in questi mesi le aziende ceramiche cavesi è essenzialmente la paralisi del settore dell’edilizia, cui l’attività della ceramica è intrinsecamente legata: “la ceramica metelliana è sempre stata votata alla realizzazione di rivestimenti e pavimentazioni, di conseguenza, essendo fermo il settore edile e non costruendosi più nuove case o palazzi, tante aziende sono completamente ferme perché senza ordinativi”. La crisi certo morde, ma una delle cose che ha maggiormente colpito relativamente alla situazione in cui si trovano i mastri ceramisti di Cava dè Tirreni  è la mancanza di associazioni o consorzi che fungano da polo di attrazione, di innovazione, e soprattutto da punto di riferimento istituzionale per la categoria. “Creare un consorzio per le piccole aziende è difficile perché richiede l’investimento di un capitale che non è semplice reperire e mettere a disposizione del consorzio”, hanno spiegato altri ceramisti cavesi, “in merito invece alle associazioni, che sono enti no profit, la mancanza di un’organizzazione che riunisca i laboratori cavesi è effettivamente un peccato, perché rende la categoria più debole, non si organizzano eventi o iniziative che potrebbero aiutare in questo momento. Abbiamo tentato nei mesi scorsi di metterci insieme e formare un’associazione”, hanno poi aggiunto alcuni ceramisti, “e tuttavia non è stato possibile e alla fine abbiamo rinunciato perché gli interessi particolari finivano sempre per prevalere su quelli comuni”.
La mancanza di coesione a livello territoriale si può dunque individuare come un’altra delle cause della decadenza del settore ceramico cavese. La crisi per i mastri ceramisti, inoltre, si sta rivelando una sorta di circolo vizioso, perché il drastico calo delle entrate si traduce in una diminuzione della propensione a partecipare a iniziative per rispolverare il potenziale del settore e questo non può che nuocere ulteriormente all’economia dell’attività.

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