Ambulatori Infermieristici Distrettuali dell’Asl Salerno: dati 2021 confortanti

di Monica De Santis

Ambulatori Infermieristici Distrettuali, tracciato il bilancio delle attività svolte nel 2021. Nello specifico, stando ai dati forniti dall’Asl di Salerno si è analizzato i nuovi modelli organizzativi finalizzati alla presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche, la cui gestione ordinaria viene affidata ad una equipe infermieristica. Nonostante il particolare periodo di emergenza epidemiologica il consuntivo del lavoro svolto risulta essere largamente positivo. 16.278 le prestazioni infermieristiche, 1.116 i pazienti cronici presi in carico Numero che dimostrato quanto gli infermieri, nell’assistenza infermieristica ambulatoriale,siano perfettamente in grado di farsi carico della salute dei cittadini, ma anche incanalare e ottimizzare le risorse disponibili, per “sostenere” i cittadini, ed ancora orientare i cittadini all’uso e all’accesso appropriato dei servizi sanitari. I dati di tale attività sono stati trasmessi dai Direttori dei Distretti alla Direzione Sanitaria Aziendale e al responsabile della progettualità. L’attuazione degli ambulatori infermieristici territoriali rientra nell’ambito dell’attuazione di una concreta politica di sviluppo dei Servizi Sanitari Territoriali e di diversificazione dell’assistenza sanitaria, messa in atto dall’Azienda attraverso la sperimentazione e l’adozione di nuovi modelli organizzativi. In tale contesto l’Asl Salerno, con deliberazione n. 346 del 31 marzo 2020, aveva approvato il Regolamento Aziendale per la gestione e la funzionalità degli Ambulatori Infermieristici Distrettuali, istituendo gli ambulatori infermieristici nei seguenti Distretti Sanitari: n. 61 di Scafati, n. 65 di Battipaglia, n. 64 di Buccino e di Oliveto Citra, n. 71 di Sapri e Caselle in Pittari, n. 60 di Nocera Inferiore, n. 70 di Vallo della Lucania e Agropoli e n.72 di Sala Consilina. Qui gli operatori hanno messo in atto la cosiddetta “presa in carico proattiva dei pazienti fragili”, mediante interventi di promozione, prevenzione, tutela, riabilitazione, educazione al miglioramento delle condizioni di salute.




Galli: “La quarta dose deve essere somministrata solo ai soggetti fragili”

di Monica De Santis

Medici infettivologi riuniti a Capaccio Paestum per parlare di Covid 19 ed altre patologie, nel corso della settima edizione del convegno “Infecto” che ha visto la partecipazione tra gli altri dei massimi esperti italiani. Un incontro nel quale sono stati affrontati diversi temi in materia di malattie infettive. Perché non solo il Covid, ma anche le altre malattie necessitano della stessa attenzione e devono essere diagnosticate in tempo se si vuol garantire la giusta cura per i pazienti. Dal convegno è emerso da parte dei medici presenti un netto sì alla mascherina, anche se può non essere sicura al 100% resta comunque un valido strumento di protezione, soprattutto per i  soggetti più fragili e soprattutto aiuta a limitare la circolazione del virus. A confermarlo anche il noto infettivologo Massimo Galli, che è stato tra gli ospiti della settima edizione dell’Infecto che, come abbiamo detto si sta svolgendo a Capaccio – Paestum “La mia relazione – ha spiegato il medico – è proprio sulla domanda che tutti si pongono, se il covid andrà o non andrà via. La mia opinione è che si trasformerà, ma che il virus sparisca a questo punto, vista la sua diffusione è estremamente improbabile. Mi auguro che si trasformi in un virus molto meno aggressivo anche se ci darà fastidio ancora per un tempo lungo”. Dunque Galli avvisa che il Covid non è sparito, e soprattutto che si dovrà ancora fare attenzione perchè ci potrà creare ancora molti problemi. Sulla quarta dose l’infettivologo precisa… “La quarta dose deve essere fatta solo più fragili, solo ed esclusivamente ai più fragili in questo momento, visto che è una quarta dose con un vaccino che ha molti pregi ma ha anche il difetto di essere un vaccino che è impostato sul virus che circolava in Cina ad inizio del 2020. Oggi avremmo bisogno di qualcosa di molto più aggiornato, da molti punti di vista. I più fragili possono ottenere un beneficio, però ricordiamoci che poi bisognerebbe anche verificare se effettivamente, questi vaccini hanno prodotto anticorpi in coloro che li hanno ricevuti. Difficile prevedere come sarà l’andamento della pandemia – dice sempre Galli  – ma è probabile che ad ottobre ci sia una ricircolazione del virus, anche se tutti noi speriamo che ciò non avvenga”. Dunque il lavoro dei medici è ancora concentrato principalmente sul fronte covid, ma, come è emerso dal convegno che si sta svolgendo a Paestum non si devono dimenticare le altre patologie infettive che purtroppo continuano a diffondersi. Scopo del convegno è stato quindi anche quello di serrare le fila per riorganizzare al meglio il lavoro degli infettivologi dando risposte oltre che al covid a tutte le altre patologie. “Le forme neurologiche legate all’infezione – ha detto il dottor Alfonso Masullo – l’hiv che non è scomparso e che soprattutto vediamo adesso con persone che arrivano alla diagnosi più tardiva rispetto al periodo pre epidemico e che comporta un rischio per la salute sia dell’ammalato che di assistenza molto più complicato. Un lavoro molto più complesso e spesso con prognosi anche negativi per questo tipo di ammalati”.




Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani

La Casa di Cura Tortorella ricorda la Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani: ci vogliono solo cinque minuti per cambiare il mondo. Il 5 maggio, la Casa di Cura Tortorella celebrerà la “Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani”. Un gesto, quello del lavaggio delle mani, che ha scandito la nostra vita, più che mai, negli ultimi due anni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è impegnata a sostenere campagne di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e a promuovere la buona pratica di igienizzare le mani. L’OMS e gli altri stati membri danno continuità alla campagna “Save lives: clean your hands”, che si celebra ogni 5 maggio, per ribadire il ruolo chiave dell’igiene delle mani nella prevenzione del rischio infettivo. Perché è importante lavare le mani? Lavare le mani non è solo un gesto di igiene quotidiana, ma è soprattutto la misura più efficace per ridurre e prevenire il diffondersi di infezioni, garantendo, insieme ad altre precauzioni, non solo la qualità, ma soprattutto la sicurezza delle cure. Ci vogliono solo cinque minuti per cambiare il mondo: un semplice gesto che protegge te stesso e i tuoi cari. “Save lives: clean your hands” si propone come sfida globale per la sicurezza del paziente e degli operatori sanitari, raccomandando a tutti di lavarsi le mani specialmente in cinque occasioni: prima di toccare il paziente; – prima di qualsiasi procedura di pulizia o sterilizzazione; – dopo l’esposizione o il contatto con fluidi; – dopo aver toccato il paziente; – dopo qualsiasi contatto con l’ambiente di degenza.




Saggese: “Ciclo vaccinale Covid non completo, 20mila salernitani multati”

di Monica De Santis

Una nuova arma contro il covid-19, è disponibile da oggi in farmacia. Si tratta di un nuovo antivirale che per poterlo utilizzare basterà la prescrizione del medico di base. E mentre nuovi farmaci arrivano sul mercato per contrastare il virus dall’Asl fanno sapere che dal prossimo mese di ottobre, dunque con l’inizio dell’autunno, la quarta dose del vaccino sarà per tutti (in provincia di Salerno la quarta dose di vaccino anti-Covid per fragili e over 80 ha superato le 2mila unità) mentre arrivano sanzioni per circa i 20.000 salernitani che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale. Ad annunciare questo ed altre novità il dottor Arcangelo Saggese Tozzi, referente per l’emergenza covid dell’Asl di Salerno e direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Asl Salerno. “Già da circa un mese, abbiamo attivo il sistema che, in qualche modo, si è affiancato alla somministrazione dei monoclonali, quello con gli antivirali, in cui il medico di base fa la segnalazione del paziente, sempre fragile con questa condizione, i colleghi dell’Usca verificano la situazione, si recano a casa dei pazienti e portano il farmaco – dice – da domani sarà possibile una terza opzione, rappresentata dall’antivirale Paxlovid distribuito direttamente presso le farmacie sul territorio. Basta la prescrizione del medico di base, con la quale ci si può recare in farmacia e ritirare il farmaco”, prosegue ancora Saggese, avvertendo che “è necessario prenderlo quando ci sono i primi segnali della malattia, cioè quando c’è un tampone positivo e si è in condizioni di potenziale pericolo, in condizione di fragilità o di età di queste persone”. Poi il referente per l’emergenza covid dell’Asl di Salerno e direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Asl Salerno parla della quarta dose di vaccino su larga scala, per la quale sarà necessaria una “vaccinazione sistematica, come quella contro l’influenza”. Intanto, nella provincia di Salerno, “l’Agenzia delle Entrate ci ha dato comunicazione che ci sono circa 20mila persone che non avrebbero rispettato l’obbligo vaccinale. Di queste 20mila – prosegue ancora il dottor Saggese – già 10mila hanno ricevuto la raccomandata a casa da parte dell’Agenzia delle Entrate e, adesso, devono trasmettere a noi le informazioni in accluso in questa raccomandata, dove dimostrano che al 1 febbraio, perchè questo obbligo andava assolto entro il 1 febbraio, o hanno avuto un differimento dell’obbligo vaccinale o hanno avuto un’esenzione vaccinale o sono state colpite dalla malattia per cui la vaccinazione è stata differita. Se ci sono queste tre condizioni – conclude poi il referente per l’emergenza Covid dell’Asl di Salerno – possono scrivere all’Asl e avere la dimostrazione dell’insussistenza dell’obbligo vaccinale. Negli altri casi, riceveranno direttamente una sanzione da 100 euro”.




Dall’Asl di Caserta a Salerno: premiata figlia di un magistrato del Tribunale

di Erika Noschese

Vince un concorso a Caserta e viene trasferita presso l’Asl di Salerno con un incarico da dirigente veterinario. A finire nella bufera la figlia di un magistrato che, nel 2015, ha assunto la guida della Corte d’Assise e Terza sezione penale del Tribunale di Salerno. La deliberazione del direttore generale risale a 4 aprile 2022 quando la donna era in servizio presso l’Asl di Caserta in qualità di dirigente veterinario, tendente ad ottenere il trasferimento presso l’azienda sanitaria locale di Salerno. Un trasferimento che il direttore generale, Mario Iervolino, avrebbe giustificato evidenziando la necessità di colmare la carenza in organico della figura professionale in questione. La dottoressa ha infatti presentato un’istanza di mobilità dall’Asl di Caserta dove era in servizio a tempo indeterminato a quella di Salerno grazie al nulla osta rilasciato dall’ente di appartentenza. L’azienda sanitaria locale guidata da Iervolino ha chiarito, nella deliberazione che l’Asl di Salerno “non si farà carico delle ferie maturate e non godute dalla dottoressa  presso l’ente di provenienza”. E non finisce qui. Di fatti, ci sarebbe un’indagine in corso sulle mobilità volontarie dei tecnici di radiologia che su 70 domande di mobilita volontarie, solo uno è stato messo in servizio con la pressione di un politico ed è stato messo nei ruoli del presidio ospedaliero di Sarno. Al momento non si conosce il partito di appartenenza del politico in questione ma voci di corridoio parlano di un esponente del Pd. Altra indagine della Procura di Salerno riguarda invece il provvedimento numero 16595 dell’Asl di Salerno, a firma del dirigente Antonino Di Domenico per la cessazione del rapporto di lavoro dipendente dell’infermiera I.I, assunta a tempo indeterminato il 1 marzo 2020 e su cui indagherebbe proprio la Procura della Repubblica, dopo le denunce di diversi infermieri licenziati in quanto non in possesso dei requisiti per la stabilizzazione. La dipendente dell’Asl ha già fatto richiesta di accesso agli atti: per la donna subentra un’anzianità di servizio con rapporto di lavoro subordinato e reclutamento a mezzo di selezione pari a 2 anni, 4 mesi e 13 giorni e dunque, per la stabilizzazione sarebbe in possesso dei requisiti di anzianità per aver maturato 36 mesi di lavoro subordinato. Nonostante ciò, dall’Asl arriva l’annullamento parziale in autotutela del provvedimento per l’assunzione a tempo indeterminato per poi procedere al licenziato in quanto impossibile procedere con la stabilizzazione. L’infermiera non sarà più dipendente dell’azienda sanitaria locale dal 1 maggio 2022.




Premiazione dei medici che si sono laureati oltre 40 anni fa

Si terrà sabato 23 Aprile, dalle 10,00 del mattino presso il Saint Joseph Resort in via Salvator Allende 66 – adiacente Marina d’Arechi Port Village, la cerimonia di premiazione dei medici salernitani che hanno raggiunto i 40, 50 e 60 anni dalla laurea nell’anno 2022. In occasione dell’approvazione del Bilancio Consuntivo 2021 e Preventivo 2022, sarà infatti loro consegnata la pergamena e il logo dell’istituzione ordinistica lavorato artigianalmente. Sarà inoltre data la possibilità, a chi non ha partecipato all’edizione del 2021, di poter ritirare il logo quest’anno, tenendo presente che la loro premiazione avverrà successivamente a quella per i medici che hanno raggiunto il traguardo nel 2022. E’ importante sottolineare che sarà consentito l’ingresso ai partecipanti muniti di mascherina, dopo essere stati sottoposti al controllo della temperatura e del green pass o, in assenza di questo, di risultato negativo di tampone molecolare 48 ore prima o antigenico di terza generazione. La cerimonia sarà presieduta dal Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Salerno dottor Giovanni D’Angelo e dai Consiglieri tutti. re.cro.




La Campania prima per obesità infantile

di Rosaria Coppola

I pediatri preoccupati per l’aumento dell’obesità infantile che, nel mondo intero, negli ultimi 20 anni è in continua crescita. L’Italia è in linea con questa tendenza, registrando negli ultimi due anni il 20% in sovrappeso ed il 10% di obesità nella fascia pediatrica, con differenza da regione a regione, con le aree meridionali con valori più elevati di eccesso ponderale A fotografare la situazione è il dottor Domenico Viggiano, pediatra della FIMP, che illustra la situazione della Campania che è al 1 posto in Italia con un 25% di bambini in sovrappeso ed un 19% di obesi. “Il lockdown ha influenzato in modo negativo, causando un aumento in generale di sovrappeso ed obesità. Le cause sono evidenti: la chiusura delle scuole, la minore occasione di socializzare, lo scarso utilizzo delle mense scolastiche “controllate”, l’impossibilità di uscire di casa con la conseguente riduzione dell’attività fisica.”- esordisce il dottor Viggiano Il Ministero della Salute definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale, e in sovrappeso se lo supera del 10-20% e l’obesità infantile, in particolare, è una delle più importanti sfide per le conseguenze che potrebbe comportare: Insulinoresistenza e diabete, Ipercolesterolemia, Ipertrigliceridemia, Ipertensione arteriosa, Steatosi epatica, Sindrome metabolica ed anche problemi psicologici e sociali. “Per questo è fondamentale prestare particolare attenzione ad alcuni segnali che possono essere d’aiuto nell’individuare questa problematica: il più importante è la richiesta di cibo, non tanto durante i tre pasti principali, ma in tutto l’arco della giornata: un’abitudine che tende a strutturarsi nel tempo e che può essere già verso i 6-7 anni causa di sovrappeso. Il rischio di trascurare il fenomeno del sovrappeso è forte: infatti generalmente nel mio studio i genitori portano i bambini che non mangiano, non quelli che mangiano frequentemente o troppo. Dalla mia esperienza – aggiunge il pediatra della FIMP- posso affermare che “l’anello debole “ è rappresentato dai nonni che non riescono a dire di no alle richieste dei nipotini. Le cattive abitudini di non consumare quotidianamente frutta e verdura preferendo snack e merendine dolci o salate, di praticare poca attività fisica, restando ore seduti davanti a Tv e pc, sono fattori fortemente scatenanti soprattutto nell’età critica per lo sviluppo dell’obesità che è quella del passaggio dalla scuola materna alle elementari. L’obesità infantile è un fenomeno non solo dilagante ma anche persistente: circa il 50% degli adolescenti obesi rischia di esserlo anche da adulto, comportando problemi di salute immediati e futuri. Ripeto spesso “ Più tempo sei obeso e più alto è il rischio di sviluppare complicanze, come il diabete di tipo 1 , ipertensione, problematiche cardiache, ma anche respiratorie ed ortopediche. Già in età pediatrica, nel bambino obeso aumenta il rischio di anticipare, per un eccessivo abuso di carboidrati, il diabete di tipo 2, che generalmente si sviluppa negli anziani; si possono registrare alterazioni dei lipidi con conseguente aumento dei livelli di colesterolo e trigliceridi, e sofferenza del fegato con aumento delle transaminasi ed in generale tutti i fattori di rischio cardiovascolare. Alle mamme ed ai papà chiedo sempre di porre attenzione nel fare la spesa, evitando di comprare merendine e sfizi vari, proponendo invece ai bambini una buona e varia alimentazione, spuntini a base di frutta, e non far mangiare nulla fuori pasto. “




La storia di Angelo ritornato alla vita grazie all’amore del padre

di Alessia Bielli

Angelo Palatucci è un uomo che è tornato a vivere grazie all’amore di suo padre. Salernitano, residente nella zona collinare della città, sposato, padre di due figli, circa 19 anni fa ha avuto urgente bisogno di un trapianto di rene. Immediatamente l’anziano genitore non ci ha pensato su due volte e si è offerto come donatore… “Sono estremamente felice, lo ringrazierò per tutta la mia seconda vita che mi ha donato. Mi ha dato la possibilità di poter rivedere nuovamente la luce del sole. Di poter respirare aria nuova”. Angelo è felice, ora sta bene e lo deve tutto a suo padre, ma al tempo stesso non dimentica tutti coloro i quali sono ancora in attesa di un trapianto di organo. “Voglio mandare un messaggio a chi in questo momento, purtroppo è sofferente, a chi è in un letto di ospedale o a chi sta a casa con i suoi cari che si prendono cura di lui, in attesa di quella possibilità di tornare a vivere. In attesa di un organo che possa salvargli la vita. Abbiate fiducia, non perdete la speranza, ci vuole tanta fede e tanto coraggio per affrontare tutto questo”. La sua storia è una storia che tocca il cuore. Angelo racconta come è ora la sua nuova vita… “Dopo il trapianto si rivive, si riesce a conquistare la propria vita, si riesce a rivivere, questa è la parola giusta. Oggi cerco di riprendermi tutto quello che mi è stato tolto. Mi è capitato anche di rimanere a lungo in ospedale riuscendo ad osservare il mondo solo attraverso una finestra. Ciò che ricordo di quel periodo erano i sogni. I sogni di poter rivedere il sole, il tramonto, il mare, di poter tornare a correre e a camminare. Oggi sono felice ed onorato di poter essere parte anche di una nuova grande famiglia. La nazionale italiana calcio trapiantati. Sono quattro anni e mezzo che gioco con quelli che amo definire fratelli di vita. E’ bastato guardarci negli occhi per poter capire l’infinito legame che c’è tra di noi, che abbiamo vissuto lo stesso dolore, che non abbiamo mai mollato e che oggi siamo qui a raccontarlo”. Angelo spiega che la sua esperienza se da un lato gli ha tolto molto dall’altro gli ha dato tanto. Ed ecco perchè ribadisce il suo messaggio… “Non mollare mai. Perchè la speranza non va mai persa. Invito tutti, infine a dire si alla donazione, perchè solo donando parte di se stessi agli altri si riesce ad essere anche felici. Perchè si è data la possibilità ad un’altra persone di poter continuare a vivere e in qualche modo a beffare la morte”




Tetti di spesa, la Regione deve indicare alcuni parametri specifici

di Monica De Santis

Si dicono disponibili ad un confronto costruttivo, i rappresentanti del Sindacato Nazionale Area Radiologica – segreteria regionale della Campania, che in una nota inviata, attraverso il loro presidente Bruno Accarino, al governatore Vincenzo De Luca, nell’approssimarsi della scadenza del 30 aprile come termine ultimo per rivedere il provvedimento dei tetti di spesa per singola struttura, hanno esposto alcune criticità, domande e richieste di chiarimento. “Corre l’obbligo di rilevare che, a fronte di un provvedimento che ha assegnato i tetti per singola struttura anche al comparto della specialistica ambulatoriale così cambiando in maniera radicale e repentina la modalità di attribuzione delle risorse agli erogatori privati accreditati, la concertazione, pur richiesta e più volte evocata dalla Regione come passo fondamentale per la costruzione di un provvedimento condiviso, a tutt’oggi non è ancora stata osservata. – ha precisato Accarino – Eppure un cambio così epocale avrebbe richiesto tempi e modalità diverse, tra l’altro già enunciate ed anche queste purtroppo non osservate. Certamente avrebbe richiesto una riflessione sul momento così difficile e delicato che ha visto le sole strutture private accreditate rimanere aperte sul territorio a rispondere alle esigenze ambulatoriali della popolazione. E’ noto che tra il 2020 ed il 2021 l’attività ambulatoriale esterna nelle strutture di ricovero pubbliche e private non è stata erogata per ragioni di contenimento della diffusione del virus. La considerazione sulla contingenza storica avrebbe reso conto della ragione che ha fatto schizzare improvvisamente in alto la richiesta e la relativa spesa per i privati accreditati. Altro che comportamenti opportunistici! In ogni caso, se questi ci sono stati, è segno che chi aveva il dovere di vigilare sul corretto operato non lo ha fatto. Tuttavia il poco tempo a disposizione e i dati sporchi provenienti dalle Asl non permettono tutto e subito: infatti si paga lo scotto di aver utilizzato dati grezzi (e sporchi) in SoReSa (lordi di controlli, tagli, recuperi e pulizie secondo il disposto contrattuale) -e per di più dei soli 2020/2021: sembra banale ma, se i dati fossero stati validati, non vi sarebbe stata necessità di richiederli ancora alle Asl”. Il dottor Accarino spiega ancora che “I dati provenienti dalle Asl ed ancora purtroppo non depurati a seguito dei doverosi controlli, vanno necessariamente verificati in regione: in caso contrario si alimenterà ulteriormente il contenzioso e non si raggiungeranno risultati difendibili e coerenti con le finalità della scelta regionale. Questa affermazione discende consapevolmente dall’esperienza maturata sul campo: in questo scorcio di inizio anno ho partecipato a tutti i tavoli tecnici propedeutici all’invio dei dati richiesti dalla regione per la scadenza del 30 aprile, comprensivi anche del 2018 e 2019, e posso testimoniare , ma anche provare con dati alla mano, che i dati che ci sono stati espositi nel corso di dette riunioni, non sono ancora corrispondenti al disposto contrattuale/normativo. Ne deriva che semmai le Asl hanno inviato – o invieranno- dati alla Regione, questi saranno inutilizzabili per modificare legittimamente la DGRC 599/2021. Per dovere di chiarezza ben farebbe la Regione, con i poteri sostitutivi che per normativa le competono, a sistemare i numeri provenienti dalle Asl, in contraddittorio con queste e le Associazioni”. Il presidente del sindacato nazionale area radiologica si chiede anche su quali parametri si possa lavorare… “In mancanza di questo fondamentale passaggio si pone a base della nuova delibera uno storico drogato di alcuni in danno di altri e si cristallizza questa erronea base di partenza anche per gli anni a venire, casomai sulla scorta dei tanto spesso citati “comportamenti opportunistici” di taluni. Altro passaggio necessario e saggio sarebbe aprire una stagione di eliminazione del contenzioso pendente, ed alimentato dalla mala gestione di talune Asl, -nel rispetto di regole certe e chiare che, pur presenti nei contratti non sono mai osservate-, sulla scorta di quanto già fatto a suo tempo con le case di cura con la Dgrc 1573/2004: questo fondamentale passaggio servirebbe a normalizzare l’attività del comparto e a chiarire lo schema da seguire per il futuro”. Un altro aspetto di non secondaria importanza è rispondere poi alle censure sollevate dall’Agcom e superare le criticità rilevate. “E’ ovvio che le problematiche da affrontare e risolvere non sono le stesse per tutte le discipline della specialistica ambulatoriale: l’area radiologica, per esempio, ha una forte connotazione strumentale, estremamente complessa e con importante ribaltamento sulla sfera economica degli erogatori, sia per l’acquisizione delle tecnologie che per il loro mantenimento in efficienza. In proposito è certamente un errore l’attribuzione delle risorse ai singoli senza tenere conto degli sforzi sopportati per acquisire e mantenere in uso tecnologie adeguate un ad livello qualitativo delle prestazioni, che garantisca una diagnosi attendibile ed eviti anche la ripetizione di esami eseguiti con strumentazione non adeguata, se non addirittura la diagnosi tardiva di patologie gravi. Il Ssn deve necessariamente farsi carico di fornire la migliore prestazione a parità di costi, premiando chi investe in tecnologia ed evitando che rimangano attive realtà ambulatoriali che non garantiscono prestazioni qualitativamente adeguate ai cittadini della regione Campania. Vanno indicati alcuni parametri specifici: Configurazione tecnologica posseduta; Territorialità delle strutture Distribuzione/provenienza dell’utenza. Valenza distrettuale/aziendale E’ inoltre fondamentale stabilire se la Regione intenda rendere disponibili, per dare assistenza alla popolazione campana, risorse ulteriori rispetto a quelle trasferite dallo Stato e distribuite. D’altro canto la scelta di migliorare l’offerta pubblica non pare di immediata percorribilità, se solo si guarda alla situazione relativa alle apparecchiature di Rm presenti sul territorio regionale: su 222 impianti di Rm installati solo 29 sono in strutture pubbliche, e di queste solo una è territoriale, mentre le altre 28 sono allocate in presidi di ricovero, che per loro mission non hanno l‘ambulatorio esterno. – prosegue ancora il dottor Accarino – Inoltre la penuria di personale da cui sono cronicamente afflitte le strutture pubbliche è un ulteriore fattore che rende impossibile gestire la richiesta di prestazioni ambulatoriali proveniente dal territorio. Ebbene appare quasi banale constatare che il costo delle prestazioni da accreditato di Rm è stato negli ultimi 4 anni di ca 65/70 mln/anno su un totale finanziato di scarsi 130 mln/anno: con il rimanente si è dovuto finanziare le TC, ecografia e la radiologia tradizionale di 6 mln di abitanti. La cosa si commenta da sola. Si potrà poi utilmente provare, anche in questo settore, a normalizzare in base alla qualità, come già fatto da tempo in altre regioni, o come già tentato in Campania con il Dca 88/13. E’ chiaro che parte del problema non sta nei comportamenti opportunistici – che pur ci sono, ma non vengono sanzionati da chi ha il dovere istituzionale di farlo, ma anche e soprattutto nella penuria di risorse attribuite al settore. Trovo paradossale che in un Paese nel quale si cerca disperatamente di ridurre i tempi di attesa, la nostra regione miri ad allungarli, pur di non riconoscere la scarsità delle risorse disponibili e l’impossibilità del sistema a gestione diretta di smaltire la richiesta. Sarebbe infatti interessante conoscere in questi primi tre mesi di quanto sono aumentati gli accessi impropri in P.S. data l’impossibilità di accesso al settore accreditato dovuta all’introduzione del nuovo sistema di budgetizzazione degli accreditati che ha avuto come immediata conseguenza l’allungamento delle liste di attesa anche in questo settore. A tal proposito un discorso a parte merita, poi, la problematica attinente al Cup unico regionale, la cui entrata in funzione appare di là da venire sicuramente per gli accreditati. Infine va rettificata per dovere di chiarezza e verità la “bufala” delle “prestazioni salvavita” (tra l’altro fino ad oggi finanziate a più di lista e non con contratti integrativi scontati, come la norma impone) perché non è la prestazione che è salvavita, ma la condizione patologica del paziente che rende tutte le prestazioni di cui necessita quel paziente, salvavita. Se non si esce da questo equivoco si rischia di impedire l’accesso alla stessa prestazione cd “salvavita” o ad un follow-up adeguato. – conclude Accarino – Giusto per chiarezza: se si fa accedere alla radioterapia il pz perché ritenuta salvavita, ma non gli si permette di accedere parimenti alle prestazioni di cui necessita prima e dopo la radioterapia, di fatto si nega l’utilità della prestazione ritenuta- da sola- salvavita: questa stortura va in ogni caso necessariamente modificata. Ma in definitiva tutto quanto fin qui esposto resta uno sterile esercizio, se non vi è una vera volontà di risoluzione dell’intera problematica”.




Medici, infermieri e personale di sala scendono in difesa di Nicola Maffulli

di Monica De Santis

“Ci auguriamo che la Verità prevalga sempre in ogni sede”. A dirlo sono i medici, e il personale del comparto di Sala Operatoria dell’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, che ad una settimana circa dalla vicenda che ha visto coinvolto il dottor Nicola Maffulli, hanno deciso di schierarsi.  Ed hanno deciso di farlo, scendendo in campo a sostegno proprio del professor Maffulli E così ieri mattina hanno protocollato e inviato al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Ruggi d’Aragona e San Giovanni di Dio di Salerno e al Magnifico Rettore dell’Università di Salerno, dottor Loia, una lettera, sottoscritta da numerose persone, attraverso la quale i medici, gli infermieri e il personale del comparto di Sala Operatoria del Ruggi manifestano con forza il loro sostegno al Professor Nicola Maffulli, in relazione ai fatti venuti alla ribalta in questi giorni, che pubblichiamo integralmente: “In riscontro a quanto sta avvenendo in questi giorni, – si legge nella lettera – il personale tutto di comparto dell’Azienda Ospedaliera Ruggi di Salerno, qui firmatari, sono concordi nell’esprimere pieno sostegno al Professor Dottor Nicola Maffulli, stimato da tutti quale serio Professionista e dalla condotta sempre specchiata. Inoltre, gli scriventi sentono doveroso precisare che dietro la figura professionale c’è l’Uomo conosciuto nei lunghi anni di intenso lavoro. Sempre gentile, mai sopra le righe, costantemente attento alle esigenze di studenti e collaboratori. – concludo – Ci auguriamo che la verità prevalga sempre in ogni sede”. Intanto, proprio in questi giorni il professor Nicola Maffulli, dovrebbe essere ascoltato nell’ambito delle due inchieste interne aperte (una dell’azienda ospedaliera ed una dell’università) per chiarire la sua posizione e spiegare cosa sia successo durante le sue lezioni con gli specializzandi del reparto di ortopedia. Solo dopo le sue deposizioni spontanee, hanno fatto sapere i legali del medico salernitano, il professor Maffulli, rilascerà una dichiarazione pubblica dove racconterà la sua verità. Ricordiamo che il medico e docente è stato accusato da alcuni specializzandi, presso il nosocomio salernitano, di averli costretti a fare delle flessioni a terra e a pagare la colazione, ogni volta che si presentavano in ritardo alle lezioni. Un comportamento questo, se fosse vero, non certo consono e soprattutto non consentito. Ed è questo quello che le due inchieste interne dovranno appurare. Se realmente il medico e docente, stimatissimo da tantissimi colleghi (e la lettera inviata ieri dal personale del Ruggi, ne è una prova) abbia punito i propri specializzandi, per il ritardo alle lezioni, con flessioni e pagamenti della colazione per tutti, oppure se il suo modo di rapportarsi con gli studenti è stato frainteso da alcuni.