«Non priviamo i migranti dell’inserimento anagrafico»

di Redazione Cronache

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ieri, ha firmato una direttiva dando disposizione agli uffici dell’Anagrafe comunale di procedere con l’inserimento anagrafico dei cittadini migranti presenti sul territorio cittadino ed in possesso del permesso di soggiorno temporaneo per richiedenti asilo. “Nonostante l’attuale legge 132/2018 all’art. 13 primo comma formalmente impedisca l’iscrizione anagrafica dei migranti in possesso di tali requisiti posti per vari motivi al di fuori dei circuiti dell’accoglienza, riteniamo che un simile provvedimento sia lesivo da un lato della dignita’ e dei diritti delle persone e rischioso dall’altro per gli enti locali che si propongono di mettere in campo tutte le procedure necessarie per promuovere politiche di inclusione sociale e di contrasto alla poverta’ estrema – hanno scritto in una nota l’assessore ai diritti di cittadinanza, Laura Marmorale e l’assessore all’Anagrafe, Monica Buonanno -. Nel corso degli ultimi anni, difatti, in particolar modo da quando si e’ radicata la costituzione dei CAS (centri di accoglienza straordinaria) sui territori, abbiamo potuto notare l’inefficienza di tale sistema di accoglienza, che ha prodotto un numero altissimo di fuoriusciti da tali circuiti che spesso, quando non riuscivano ad essere assorbiti nei percorsi SPRAR, finivano con “l’abitare” le strade delle citta’ (quelle piu’ grandi in particolare), andando ad ingrossare ulteriormente le fila delle persone senza dimora la cui cura e presa in carico ricade prevalentemente sugli enti locali”. “La possibilita’ di una iscrizione anagrafica consentiva, di conseguenza, la possibilita’ di inserire questi migranti nei circuiti di accoglienza anche a bassa soglia e di orientarli correttamente ai servizi di base, compresi quelli sanitari, per cui risulta necessaria la residenza,soprattutto per cure mediche specialistiche o per ricoveri dedicati hanno aggiunto nella nota l’assessore ai diritti di cittadinanza, Laura Marmorale e l’assessore all’Anagrafe, Monica Buonanno -. L’attuale ridimensionamento delle strutture SPRAR (che di fatto ne mortifica e riduce drasticamente le potenzialita’ e le capacita’ di accoglienza) e l’impossibilita’ di iscrivere i richiedenti asilo ai circuiti anagrafici produrra’ intere sacche di persone abbandonate,escluse, emarginate, aumentando, di fatto, anche la possibilita’ di conflitto sociale con la popolazione locale e, in ultimo, rendera’ praticamente impossibile, per le Commissioni territoriali, rintracciare i richiedenti asilo sui territori per comunicare le date delle audizioni o i loro esiti”. “Pur consapevoli dell’impossibilita’ di non applicare una legge dello stato e in attesa che gli organi competenti ne valutino il carattere di incostituzionalita’, il Comune di Napoli , anche al fine di valutare e tarare le proprie politiche di contrasto alla poverta’ estrema, attraverso la direttiva del Sindaco de Magistris, da’ mandato all’Ufficio Anagrafe di non privare i cittadini stranieri richiedenti asilo posti al di fuori dei circuiti di accoglienza della possibilita’ di essere inseriti nell’elenco della popolazione temporanea previsto dall’art. 32 del d.p.r. 223/1989, quale minima misura di tutela dei diritti fondamentali ad essi facenti capo, indicando anche, come indirizzo di prossimita’, la sede del Servizio comunale centrale di Contrasto alle Nuove Poverta’ per poter consentire di ricevere e inviare comunicazioni alle commissioni territoriali”, hanno concluso nella nota l’assessore ai diritti di cittadinanza, Laura Marmorale e l’assessore all’Anagrafe, Monica Buonanno.
red.cro.




Formiche al San Giovanni Bosco. «Registrati atti di sabotaggio»

di redazione regionale

NAPOLI. Di nuovo formiche all’interno dello stabile del nosocomio napoletano San Giovanni Bosco. Questa volta, sarebbero state ritrovate al terzo piano del reparto di chirurgia generale, dal quale i pazienti sono stati immediatamente spostati in altre stanze per effettuare le operazioni di disinfestazione. Lo ha reso noto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della commissione Sanità, al quale è stata recapitata una video segnalazione.
«Abbiamo immediatamente avvertito i vertici dell’Asl Napoli 1 su questo ennesimo episodio. La vicenda formiche sembra non trovare fine – ha sottolineato il consigliere Borrelli – e abbiamo altresì chiesto la tempistica precisa per la realizzazione di un intervento radicale e risolutivo che riesca finalmente a debellare l’increscioso fenomeno e alle autorità giudiziarie e quelle ispettive interne di velocizzare i tempi per capire se questo fenomeno è dovuto a un problema strutturale dell’ospedale, a una cattiva gestione delle ditte di pulizia e disinfestazione o a soggetti che in modo criminale stanno causando volontariamente e in modo organizzato questi disagi a pazienti e personale. Non se ne può più di questa vicenda. Vogliamo soluzioni rapide e risolutive». Dopo l’ultimo episodio dunque scende in campo il direttore generale della struttura dell’Asl Napoli 1 che con un esposto alla procura mette in luce gli atti di sabotaggio ai danni dell’ospedale. Il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Mario Forlenza ha presentato ieri pomeriggio una denuncia ai carabinieri per «Numerosi episodi di sabotaggio alle condotte fecali dell’area del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli».
Sabotaggio che potrebbe “essere prova di un disegno collegato con la vicenda delle formiche, in quanto l’intento era far allagare il pronto soccorso di acqua putrida proprio mentre era in corso la ispezione della Commissione del ministero, con lo scandalo mediatico che ne sarebbe derivato a livello nazionale.
Il riferimento è all’ispezione che è stata condotta giovedì scorso dopo i ripetuti casi di reparti invasi da formiche. Red.Cro.




Napoli, ucciso extracomunitario

di Redazione Regionale

Panico, terrore e sangue a via Caracciolo, teatro di un omicidio. Sono le 21 circa di sabato sera quando, probabilmente a causa di una lite, il 50enne ambulante (conosciuto da tutti con il soprannome di “Zico”) si ritrova coinvolto in un alterco con un altro cittadino straniero – entrambi erano clandestini in Italia e sprovvisti dei documenti – che è degenerato dopo pochissimo, verosimilmente anche a causa dell’alcol. Nell’affollatissima zona di Mergellina, all’incrocio con via Caracciolo, in pieno centro a Napoli (zona frequentatissima soprattutto il sabato sera) “Zico” stava vendendo fazzoletti a un semaforo: prima la furiosa lite con il marocchino R.G., di 29 anni, poi le parole grosse si trasformano in urla, dopodiché lo scontro è degenerato in una colluttazione a colpi di spranghe. La colluttazione ha poi cambiato “location” poiché i due hanno dato vita a un inseguimento che è poi degenerato nell’accoltellamento del 50enne ambulante. Sul lato della carreggiata che ospita anche una nota pizzeria del centro cittadino, i poliziotti hanno notato il corpo del malcapitato 50enne, ormai riverso sull’asfalto in una pozza di sangue. Dal lato opposto della carreggiata c’era invece il 29enne marocchino che tentava la fuga, ma è stato stoppato dagli agenti dopo un inseguimento, grazie anche all’intervento immediato di altre pattuglie della polizia di Stato dell’ufficio prevenzione generale e del commissariato San Ferdinando che ha consentito di bloccare il presunto autore del delitto. Per lui è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza, poiché anch’egli ha avuto necessità di cure mediche prima di essere dimesso. Successivamente gli agenti intervenuti sul luogo hanno avuto la possibilità di rinvenire l’arma utilizzata: si tratta di un coltello con una lama lunga circa 30 centimetri, ritrovata dai militari ancora intrisa di sangue; poco più lontano dal luogo in cui era stato rinvenuto il coltello, in un’aiuola poco distante da via Orazio, è stato ritrovato anche un pezzo di legno, intriso anch’esso di sangue. Dopo i rilievi della polizia scientifica, i due oggetti sono stati sottoposti a sequestro: il personale medico giunto sul posto ha dovuto constatare il decesso dell’uomo, che presentava una ferita da taglio all’emitorace sinistro compatibile con l’arma trovata, nonché una profonda ferita alla testa da colpo contundente. Confuse e povere di dettagli le prime dichiarazioni fornite dalle persone presenti sul posto al momento dell’evento, che dovranno essere inevitabilmente integrate con le immagini rilevate dalle telecamere di sorveglianza. Grazie alle testimonianze raccolte nell’immediato, comunque, gli agenti sono riusciti a risalire al presunto assalitore arrestandolo alle 21.30 circa: per lui l’autorità giudiziaria ha emesso un decreto di fermo con le accuse di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Restano ovviamente da chiarire le reali motivazioni che avrebbero portato l’extracomunitario 29enne a compiere l’insano gesto: probabilmente una lite, alterata dai fumi dell’alcol.




Valentina, esordio con la Bohème

di Redazione Culturale

Che cosa c’è al di là dei sogni? Lo scoprirà presto Valentina Mastrangelo, il giovane soprano di Polla che i suoi sogni professionali li sta realizzando uno per uno, e si appresta ad iniziare questo 2019 nel modo più formidabile, con il debutto al Teatro San Carlo di Napoli. L’appuntamento è per giovedì 17 gennaio sino a sabato 19, alle ore 18:00, con “La Bhoeme” di Giacomo Puccini, nella quale a Valentina è affidato il ruolo di Musetta. L’Opera ha debuttato prima di Natale al Teatro Filarmonico di Verona, ricevendo entusiastici applausi e standing ovation da parte del pubblico presente. Che ha apprezzato in particolare la bravura artistica e la personalità di Valentina, che si è distinta per le sue doti canore ma anche per l’espressività dimostrata come attrice. “Il soprano Valentina Mastrangelo – scrive il critico musicale Francesco Lodola sul sito specialistico “Ieri, Oggi, Domani, Opera!”- dispiega tutto il suo fascino vocale in grado di incarnare il vero canto pucciniano con timbro cremoso, sfumature aeree e femminilità delicata. Il valzer risulta uno dei momenti più riusciti dell’intera serata e anche la preghiera della scena finale è intensa e commossa. A questo si aggiunge la recitazione spigliata e brillante. Una Musetta ideale, che sarà un giorno una splendida Mimí”. C’è poco da aggiungere, se non che Valentina ora è elettrizzata se non «febbricitante» – come si definisce lei stessa – per il debutto al San Carlo: “Il San Carlo di Napoli è il Teatro più bello del mondo – conferma Valentina – ed è un punto d’arrivo per tutti i cantanti lirici: immaginate solo per un attimo cosa può significare per me che sono campana questo debutto. Amo Napoli, ed il mio sogno è di vivere qui!”. Un sogno che si realizza, dunque, un traguardo per molti: ma a questo punto soltanto una tappa per Valentina Mastrangelo, che già nel corso di un fortunatissimo 2018 aveva calcato palcoscenici nazionali e internazionali, rappresentando ovunque con onore la tradizione lirica Italiana. Partendo da Polla, valorizzando con abnegazione e sacrifici il suo grande talento, superando addirittura i suoi stessi sogni, Valentina ci dimostra che nulla è impossibile. Intanto si gode il debutto al San Carlo, che è anche un’occasione da non perdere, per tutti i salernitani, per poterla vedere, ascoltare ed applaudire in una cornice straordinaria.




L’avvocato Coppola attacca: «I tifosi sono innocenti»

di Redazione Regionale

I tifosi napoletani indagati per omicidio volontario in merito al caso di Daniele Belardinelli sono innocenti. Ne è sicuro l’avvocato Emilio Coppola, che dei quattro ragazzi è il difensore, a tal punto da aver parlato ai giornalisti dopo il colloquio dei giorni scorsi tra la Digos milanese – in missione a Napoli – e i tifosi stessi: «I ragazzi sono innocenti e ci saranno colpi di scena. Nessuno di loro ha investito Daniele Berardinelli. La Volvo sequestrata sulla quale viaggiavano era una delle prime auto che faceva parte della carovana dei napoletani in via Novara a Milano. Quella dei miei assistiti – prosegue l’avvocato Coppola – non è l’auto coinvolta nell’incidente. Perché è stata lavata? Perché, dopo essere andati in cinque a vedere una partita, credo sia naturale riconsegnarla pulita: tra l’altro la usa il padre di uno dei miei clienti, quindi mi sembra normale che venga lavata prima di essere riconsegnata. Non si tratta di un gesto compiuto per nascondere qualcosa». Intanto le auto finite sotto sequestro sarebbero cinque: una di loro, stando ad alcune testimonianze, sarebbe quella passata sopra all’ultrà del Varese schiacciandolo, ma non si tratterebbe della Volvo sulla quale finora sono ricaduti i maggiori sospetti. Infatti, quest’ultima sarebbe passata sul corpo di Belardinelli quando il giovane era già a terra: dunque, sarebbero finite sotto sequestro tute le auto visibili nella sequenza di immagini fissate dalle telecamere, ossia le due che precedevano la Volvo e le due che la seguivano. Intanto, nella giornata di domenica è stato ufficialmente rilasciato il tifoso interista Luca Da Ros, arrestato a seguito degli scontri della partita Inter – Napoli in quanto il giudice Guido Salvini ha ritenuto che il 21enne avesse avuto un ruolo secondario nell’azione contro gli ultras napoletani, considerando anche il fatto che il suo tipo di ‘militanza’ nei gruppi ultrà interisti “non appare collegato – si legge nell’ordinanza emessa dal gip – a quelle componenti più volente ed organizzate dalle quali è originato l’agguato”. Per il giudice, che ha tenuto conto anche della sua “giovane età”, del fatto che è “incensurato” e che ha “sempre mantenuto una regolare condotta di vita”, è stato sufficiente disporre gli arresti domiciliari. Resta invece in carcere Marco Piovella, uno dei capi della nord interista: anche per lui la difesa aveva richiesto i domiciliari, ma in questo caso il gip ha respinto la richiesta poiché – si legge nell’ordinanza – “ha seguito la regola dell’omertà”, propria di alcune aree del tifo organizzato. “Piovella non solo ha fornito indicazioni sugli altri partecipi, ma non ha nemmeno descritto i suoi movimenti e il suo personale comportamento quel giorno”, si legge nel provvedimento, lungo tre pagine. “Nel corso dei suoi interrogatori Piovella, ormai raggiunto dalle chiare indicazioni di Da Ros, si è limitato a confessare la sua presenza all’attacco rifiutandosi, nonostante le sollecitazioni, di fornire spiegazioni in merito alla preparazione e organizzazione dell’attacco”. La scelta di non parlare, secondo il magistrato, va fatta risalire “al suo ruolo di essere uno dei capi di tali realtà organizzate”.




Donna morta a causa delle gravi condizioni di salute

di Redazione Regionale

Continua a tener banco la vicenda della donna proveniente dallo Sri Lanka, T.D., queste le sue iniziali, tristemente protagonista della polemica dei mesi scorsi in quanto era stata fotografata ricoperta di formiche. Da quel giorno, è stato un susseguirsi di polemiche, tra chi accusava la direzione dell’ospedale del Mare di Napoli e chi il commissario alla Sanità per la Regione Campania, il governatore Vincenzo De Luca.
A tentare di mettere a tacere la polemica e far chiarezza su quanto accaduto la stessa direzione generale del nosocomio partenopeo. La donna è deceduta lo scorso 29 dicembre. Da allora è stato un susseguirsi di informazioni apparse sugli organi di informazione che secondo il dg dell’ospedale del Mare di Napoli sarebbero «inesatte e diffamatorie e che associano il decesso alla vicenda delle formiche (sulla quale è in corso un’indagine della Procura per accertare la verità dei fatti) e addirittura alla presunta “mancanza di cure” ricevute. L’Asl Napoli 1, dal canto suo, ha annunciato che presenterà una denuncia a tutela del lavoro svolto dal personale medico sanitario e dell’immagine stessa della Sanità campana, ancora una volta oggetto di strumentali attacchi mediatici.
“La paziente, 70 anni, era affetta da doppio ictus cerebrale con tetraparesi, triplice by pass aorto coronarico, insufficienza respiratoria trattata con tracheotomia. Il quadro clinico complesso registrava inoltre diabete e ipertensione arteriosa – precisano dall’ospedale partenopeo – Per queste gravissime patologie è stata curata con tutte le attenzioni mediche e umane del caso all’Ospedale del Mare dove la paziente era stata trasferita dall’ospedale San Giovanni Bosco, dove era stata accolta a causa del previsto compassionevole rimpatrio in aereo, negato dalla compagnia di volo per la gravità delle sue condizioni”.
Stando a quanto sostiene la direzione generale, inoltre, il quadro generale ne consigliava il trasferimento a una struttura di accoglienza permanente, non accettato dalla famiglia.
”Per un ulteriore peggioramento del già gravissimo quadro clinico i medici del San Giovanni Bosco hanno richiesto il 21 dicembre scorso il trasferimento presso l’Ospedale del Mare dove si è assistito ad un ulteriore decadimento della funzionalità cardiaca e respiratoria per cui, nonostante trattamenti massimali e intensivi si è avuto il decesso della paziente.
Questi i fatti”, ha poi precisato l’azienda ospedaliera. Dunque, alla base del decesso “solo” le precarie condizioni di salute della donna proveniente dallo Sri Lanka che nulla avrebbero a che vedere con la vicenda delle formiche. che di fatto ha riacceso la polemica sulla mancanza di controlli all’interno degli ospedali della Campania e sulla mancanza di personale che va ad aggravare situazioni già di per sè delicate.




Il padre della bimba che cantava Bella Ciao: «Volevo esprimere un concetto di revisione»

di Redazione Regionale

“Non immaginavo che la cosa potesse travalicare, era tra amici. Le mie parole, anche se superficiali, esprimono un concetto di revisionismo storico, io mi definisco revisionista. Ho letto Giampaolo Pansa, sono in linea con quanto lui ha scritto”. A parlare e’ Paolo Santanelli, il papa’ che su Facebook ha scritto un post dopo aver ‘sorpreso’ la figlia a cantare Bella ciao, inserita nei testi della recita di Natale della scuola De Amicis, quartiere Chiaia, a Napoli.
E assicura: “Avrei avuto la stessa reazione anche se mia figlia avesse cantato Faccetta nera”. La definizione di ‘vigliacchi’ riferita ai partigiani, come ha fatto nel primo post pubblicato sull’argomento, “non e’ per tutti i partigiani”. “Porto rispetto – dice all’ANSA – per quelli che non si prestarono ai dettami del Partito comunista”. “Avrei potuto togliere quella parola – afferma – ma sono un revisionista, la mia non e’ assolutamente una posizione ideologica filo-nazista. Io apprezzo la Resistenza, parlavo della storia in se’. Il vero senso dei miei post era uno sfogo”. Parole che, come egli stesso spiega, hanno alla base “motivazioni di tipo religioso”. “Ho educato mia figlia secondo principi cattolici, con la magia del Natale e, a 10 anni, preferirei che cantasse ‘Tu scendi dalle stelle’ – aggiunge – Io auspico che la recita si faccia, chiedevo che fosse tolta la canzone, ho espresso una mia idea, non voglio assolutamente che i bambini siano penalizzati, hanno lavorato a un progetto. Mi domando: non e’ forse una provocazione inserire questa canzone della recita di Natale? Si cerca forse di oscurare la cultura cattolica a vantaggio della sensibilita’ di altri bambini, di altre religioni?”. Ma l’auspicio e’ che la recita, in programma la prossima settimana, si faccia”. “Sarebbe penalizzante per i bambini non consentire loro di fare la recita. Poi dopo, magari, si discutera’ se era idoneo o meno inserire quella canzone – conclude – Io sono d’accordo con il progetto che hanno fatto, i bambini devono imparare la Costituzione e la storia. Dico solo che quella canzone potevano inserirla in una recita che non fosse quella di Natale”




Raid di camorra, un morto ed un ferito. E’ la faida tra i Mazzarella e i Contini

di red.cro.

Avevano un appuntamento con i loro killer i due uomini che ieri sera sono stati crivellati di proiettili in un’auto. Uno di loro, Giuseppe Santangelo, 29 anni, pluripregiudicato, è morto in pochi attimi, l’altro, Fabio De Luca, 29 anni, è ancora in rianimazione. Sono arrivati a bordo di un’auto a folle velocità all’ospedale “San Giovanni Bosco”, nei pressi dell’aeroporto di Capodichino. Secondo quanto ricostruito sinora dalla Polizia, i due avevano un appuntamento con altre persone, probabilmente del clan Contini, che hanno il quartier generale proprio di fronte all’ospedale dove sono arrivati i due in fin di vita. Si tratta del rione Amicizia, un agglomerato di case popolari dove ieri, fino a tarda notte, la Polizia ha cercato tracce del raid. La ricerca, per ora, non ha portato ai risultati sperati. De Luca, per gli inquirenti è vicino al clan Mazzarella, cosca da sempre nemica dei Contini. Tuttora c’è una faida che in più parti della città genera tensioni: a Forcella, a Poggioreale, ai Decumani. E proprio ai Decumani e quindi al centro storico, si arriva scavando nella vita di Santangelo che tre anni fa fu arrestato in un summit a casa dei Sibillo, gruppo criminale che ha seminato terrore tra i vicoli, con agguati e raid armati con spari in aria durante la faida della “paranza dei bambini”. Santangelo fu sorpreso nell’appartamento dei boss con altre nove persone di altre cosche. Lui rappresentava gli Amato-Pagano di Secondigliano.




Alberto Angela a Napoli presenta “Antonio e Cleopatra”

di Raffaele Sorrentino

Domani, alle ore 11, presso il Teatro Augusteo di Napoli (piazzetta Duca d’Aosta, 263), Alberto Angela presenterà il suo ultimo libro: “Cleopatra, la regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità”. L’ingresso è libero a partire dalle 10 e fino a esaurimento dei posti disponibili. Per l’occasione, sarà allestito un banchetto per la vendita dei volumi. L’evento è stato organizzato dalla casa editrice HarperCollins, in collaborazione con la Feltrinelli di Napoli. In “Cleopatra”, Angela svela anche alcuni falsi miti che da secoli accompagnano la figura della regina: «Non era una donna bellissima, né aveva un fisico seducente. Era minuta, piccola, non colpiva per l’aspetto, aveva una voce dolcissima, ma le sue parole pungevano come dardi. Sovrana, moglie, madre, amante e grande stratega. Nessun’altra donna della storia è stata come lei». «Per “Cleopatra” – ha aggiunto Angela – ci sono voluti tanti mesi, consultando libri, testi antichi, interrogando esperti e consulenti». «Cleopatra – ha specificato infine Angela in un suo post su facebook – unisce due dei mondi più affascinanti dell’antichità, l’impero romano e l’antico Egitto, oltre ad essere lei stessa una donna unica nella Storia, per le sue capacità e la sua intelligenza: una donna completa e moderna in una società antica e maschilista. Il suo vero asso nella manica è stata la sua cultura (non il suo corpo come i suoi detrattori di allora hanno voluto far passare nei secoli). Donna colta, capace di parlare più lingue, è stata l’ultimo frutto, forse quello più luminoso, dell’Ellenismo, iniziato con Alessandro Magno». Il rapporto di Alberto Angela con Napoli è sempre stato molto stretto, un amore reciproco che dura da più di quarant’anni: «Un ineguagliabile patrimonio ambientale, artistico e culturale – così si è espresso Angela in riferimento a Napoli – che l’hanno connotata quale crocevia e cerniera del Mediterraneo, grande capitale europea, conosciuta e ammirata in tutto il mondo, con le sue contraddizioni, le sue ferite, le sue difficoltà, ma anche la sua unica e speciale umanità». Non è un caso, infatti, che il noto conduttore televisivo abbia deciso di trascorrere quest’anno il suo compleanno in compagnia dei figli proprio a Napoli, in mezzo ai vicoli, ai tesori e, soprattutto, alla gente di questa splendida città che, lo scorso 26 giugno, gli ha conferito anche la cittadinanza onoraria. In quell’occasione, la sala dei Baroni del Maschio Angioino era letteralmente gremita di gente, accorsa lì per mostrare al grande conduttore televisivo la propria stima e il proprio affetto. Indimenticabile, infine, l’interessantissimo documentario “Stanotte a Pompei”, andato in onda il 22 settembre di quest’anno su Rai 1. Lo splendore di Pompei in forme e luoghi mai visti dal pubblico, fra strade in basolato, ville affrescate, bordelli, botteghe, vitigni, natura. Ma anche Ercolano, Oplontis, Stabia. Angela racconta storie di donne e uomini e vita quotidiana, all’ombra della montagna che cancellerà tutto, trasformando Pompei nella più viva delle città morte.




Muore dopo una rapina, caccia al ladro

di Redazione Cronache

La malavita, a Napoli, continua a provocare morte e dolore. Dolore e incredulità nel quartiere Pignasecca, comune partenopeo, per la morte di Antonio Ferrara, il commerciante 64enne morto nei giorni scorsi per un infarto, dopo che un malvivente si era introdotto nel suo esercizio commerciale per commettere l’ennesimo furto. «Antonio era un punto di riferimento per tutti noi giovani, guardandolo si imparava l’etica del lavoro e della solidarietà, dava sempre qualcosa a chi bussava alla sua porta», ha dichiarato Giuseppe Benvenuto, gestore del negozio accanto a quello dove è morto la scorsa sera il commerciante napoletano, colpito da infarto dopo aver sventato un tentativo di rapina da parte di un ladro entrato nel suo alimentari con una pistola in pugno. Subito dopo la fuga del rapinatore, Ferrara si è accasciato a terra. Nel suo negozio c’era una cliente che è uscita chiamando aiuto: sono intervenuti i commercianti vicini e Franco, il fratello di Antonio, che era in magazzino, ma non c’è stato nulla da fare. Le forze dell’ordine stanno conducendo le indagini per individuare il ladro, che aveva dei grossi occhiali da sole, anche attraverso la telecamera della stazione della Ferrovia Cumana, proprio di fronte al negozio in Piazza Montesanto: un occhio che punta sulla bottega di alimentari e che potrebbe dare risposte sull’identità del rapinatore. Intanto, nella giornata di ieri, nel popoloso rione nel cuore di Napoli c’era sconcerto. Tra le bancarelle di frutta, le pizzerie affollate di turisti che mangiano la “pizza a portafoglio” e il via vai dei viaggiatori della Cumana, i residenti sembrano scioccati. Si fermano a gruppi davanti alla saracinesca chiusa del negozio, si scambiano ricordi di Ferrara, posano un fiore, una candela accesa, un biglietto: “Grande uomo, grande lavoratore, riposa in pace”, si legge. “Antonio apriva la mattina presto – racconta ancora Benvenuto, tornato nel suo rione a vendere frutta secca dopo annni di lavoro all’estero – e restava aperto fino alle dieci. Tra il mio negozio e il suo sono impiegati sette/otto lavoratori, ma in quel momento Ferrara era da solo e il rapinatore ne ha approfittato”. Il negozio di alimentari è lì da oltre un secolo, passato di generazione in generazione nonostante l’apertura di un supermarket proprio di fronte. “Tutti preferiamo venire qui – racconta un’anziana – la sua gentilezza era molto apprezzata”. E il quartiere e’ pronto a mobilitarsi per ricordarlo: per giovedìsera alle 21 è stata programmata una fiaccolata, non di protesta, ma di ricordo. “A Ferrara tutti volevano bene – dice Bianca Verde, consigliera municipale – ci sono tanti che vogliono ricordarlo, dare un segno. Non sarà una protesta, il quartiere è ben controllato dalle forze dell’ordine e sono molto rari episodi di criminalità, qui e c’è molta vicinanza e solidarieta’ tra le persone”. La legittima difesa? Essere armati in negozio? “No, non serve questo – risponde Benvenuto -. Per farci sentire sicuri prendano il ladro e ci sia certezza della pena”