«Troppi litigi in casa» Ma nessuno interveniva

 

 

di Giovambattista Rescigno

SANT’EGIDIO DEL MONTE ALBINO – Nessuno ha voglia di parlare, anche in mezzo alla strada c’è poca gente. A poche ore di distanza dalla notizia del decesso della piccola Iolanda c’è grande disperazione. La frazione San Lorenzo, si è chiusa in un silenzio tom- bale, le strade, per chi conosce quel luogo sempre in movimento, sono deserte, ciò non è cosa di tutti i giorni. La notizia ha sconvolto tutti, anziani e giovani, e tutti si chiudono nel massimo silenzio, in particolare quando vengono avvicinati e vengono loro rivolte domande sull’evento, tutti cercano di tacere la notizia per non dar ancora più clamore al fatto e far ricadere sulla piccola cittadina l’onda mediatica che metterebbe in risalto in modo negativo il paese. Coloro che si lasciano scappare qualche parola sul fatto fanno la loro premessa – qui queste cose non si sono mai verificate, è la prima volta che succede una cosa del genere – e nessuno riesce a darsi una spiegazione su ciò che è accaduto, ma sul perché si sia verificato. Ma a quanto pare però tutti, o almeno quelli del vicinato sapevano che all’in- terno di quella famiglia vi erano dei problemi sembra legati ad un trascorso di tossicodipendenza del Passariello che da poco aveva la- sciato una comunità di recupero e che a seguito di ciò, il comune aveva iniziato un monitoraggio della famiglia attraverso i servizi sociali che avevano fatto più volte visita per l’inizio di un programma di assistenza ed aiuto, avendo l coppia tra l’altro un altro figlio minore e che questa mattina a quanto pare dopo l’evento sia stato affidato ai servizi sociali. I vi- cini nel massimo riserbo hanno riferito di aver sentito più volte Giuseppe urlare, ma di non essere in grado di specificare il perché delle urla e se le stesse fossero state rivolte verso i figli o verso la moglie Imma. La famiglia Passariello – Monti, viveva a San Lorenzo da circa un anno, proveniente dalla vicina Pagani pochissime amicizie, pochi rapporti con la gente del posto, una semplice conoscenza di vicinato tanto da non essere così conosciuti dalla gente del posto, qualcuno ha chiosato che se gli accertamenti medici sul corpicino della piccola e le indagini porteranno a chiarire che la causa del decesso della piccola Jolanda sono stati i mal- trattamenti dei genitori, gli stessi faranno bene a non ritornare a San Lorenzo per-ché sicuramente non sarà riservata una bella accoglienza, perché se fino ad oggi erano sconosciuti, domani saranno sicuramente per sempre degli estranei ai quali nessuno del paese tenderà la mano. Qualcuno ha messo sui gradini della casa dove viveva un mazzolino di fiori bianchi. Sapevano tutti nel quartiere, che la mamma veniva picchiata anche se lei non aveva mai presentato nessuna denuncia.Le liti i vicini le sentivano così come sentivano, altrettanto spesso, i bimbi piangere. La bambina aveva anche un fratellino, di circa due anni, ed ora tutti si chiedono quale sia il suo destino. «Certo che sapevamo che la famiglia aveva problemi e lo sapeva anche il Comune ma nessuno avrebbe mai immaginato che si fosse arrivati a questo punto». ma nessuno interveniva per salvare la madre e i due piccoli.I vicini hanno riferito di essersi accorti di quanto succeduto solo al sopraggiungere dell’ambulanza che ha prelevato la piccola Jolanda per trasportarla presso il nosocomio nocerino.

 




Bimba con lividi sul corpo: la tragica morte di Iolanda

 I medici del Pronto soccorso si sono insospettiti e dopo il decesso hanno subito avvertito le Forze dell’Ordine

di Pina Ferro

Al pronto soccorso sarebbe arrivata quando già non vi era più nulla da fare. Il cuore di Iolanda, un batuffolo di soli otto mesi, si è fermato per sempre, probabilmente, mentre i genitori, indagati ora per omicidio, la stavano portando al pronto soccorso dell’ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore. Ma quella morte non era da classificare come la  classica morte bianca che solitamente colpisce i neonati. Lo hanno capito subito i sanitari che hanno preso in cura la piccolina e che hanno posto in atto tutte le manovre di rianimazione possibile. Purtroppo tutte vane. E, mentre provavano a far ripartire il cuore di Iolanda, non è sfuggito ai camici bianchi la presenza sul corpicino di lividi, ecchimosi e piccole ustioni. Ferite che hanno im- mediatamente insospettito i sanitari che dopo aver redatto il certificato di decesso e in- formato i genitori che lo loro piccola ora era un angelo, hanno allertato le forze del- l’ordine e la magistratura. Prassi questa prevista in casi simili.Iolanda, giunta in ospedale intorno alle 3,30, presentava ecchimosi, escoriazioni e lesioni, inoltre, su manine e piedini pare vi fossero delle ustioni ed un livido sul baracchino destro. Da cosa fosse state determinate quelle ferite ora sarà la magistratura a stabilirlo. Non appena i medici del Pronto soccorso dell’”Umberto” I hanno comunicato alle autorità giudiziarie l’accaduto sono state avviate le indagini. Presso il nosocomio nocerino sono intervenuti gli uomini del commissariato di Nocera Inferiore, diretti dal vice questore Luigi Amato e gli agenti della Squadra Mobile di Salerno agli ordini del questore aggiunto Marcello Castello. Su disposizione del sostituto procuratore presso la Procura dell’Agro, Roberto Lenza, si è proceduti al sequestro della salma su cui domani dopo le 15 sarà effettuato l’esame autoptico al fine di stabilire le reali cause del decesso. Nella giornata di ieri, invece, i medici legali Luigi Con- slavo e Rosanna Di Concilio hanno provveduto ad eseguire l’esame esterno.  I genitori di Iolanda, Immacolata Monti 35 anni, e Giuseppe Passariello, residenti a Sant’Egidio del Monte Albino nel quartiere di San Lorenzo sono stati trattenuti presso gli uffici del commissariato di Nocera Inferiore fino a tarda se- rata. Nel pomeriggio sono stati raggiunti anche dall’avvocatoIlaria Ruocco dello studio Legale Calabrese. «Non c’è alcun provvedi- mento di fermo a carico dei genitori. Mi hanno chiamato solo per alcune formalità di rito». Ha precisato l’avvocato Ilaria Ruocco, all’uscita del commissariato. L’avvocato ha definito “provati,” i geni- tori della piccola. In parti- colar modo la mamma che ha avvertito un malore per il quale si è reso necessario anche l’intervento del personale medico del 118. Per adesso a carico dei genitori non c’è alcun provvedimento – ha concluso – sono stati chiamati qui solo per ricostruire i fatti”. Marito e moglie sono stati iscritti comunque nel registro degli indagati per omicidio. Ciò che si sta appurando e che solo l’autopsia potrà chiarire è se vi è un nesso tra la morte della bimba e le ferite presentate sul corpo.

 




Genitori indagati per omicidio e interrogati fino a tarda notte

La famiglia Passariello è conosciuta a Pagani: il padre di Giuseppe è uno stimato pizzaiolo

La morte della piccola Io- landa ha aperto uno squarcio sulla vita della famiglia Pas- sariello. La mamma, Imma- colata Monti, 35 anni di Angri, il padre Giuseppe Passariello di Pagani, un passato difficile tra tossicodipendenza e altri guai. Con un altro figlio di 4 anni a carico. Eppure la famiglia Passariello a Pagani è conosciuta, il papà è uno storico pizzaiolo, lavoratore, dicono i suoi amici. Forse quel divorzio di circa 20 anni con la moglie, ha inciso sulla crescita del figlio. E ieri si sono visti non solo un avviso di garanzia per concorso in omicidio – ma hanno trascorso l’intera giornata in caserma, prima come persone informate sui fatti e dopo, appunto, indagati. Mentre il Pm Lenza coordinava le indagini per acquisire elementi ulteriori ai fini del- l’indagine, i coniugi sono stati in pratica “sotto osservazione” da parte degli investigatori. La loro posizione è stata subito nel cono delle Forze dell’Ordine ma evi- densamente è mancato quell’elemento per scagionarli o arrestarli. Nel po- meriggio sono stati ascoltati i familiari della piccola, gli stessi assistenti sociali di S. Egidio e pare alcuni testimoni.  Le ustioni, i lividi sul corpo della piccola, pare un colpo alla tempia sono elementi che però, stando al certificato medico non hanno chiarito le cause della morte. Cosa che sarà accertata dall’autopsia fissata per lunedì e che sarà eseguita da Rosanna di Concilio e Giuseppe Consalvo che hanno già effettuato l’esame esterno della salma della piccola.  E se fosse vera l’ipotesi su cui inevitabilmente gli investigatori stanno lavorando, la piccola è morta per le percosse di uno dei genitori o di entrambi? Oppure l’altro, pur vedendo azioni violenza, non ha fatto nulla e dunque non è intervenuto? E così ieri sera alle 21, assistiti dall’avvocato Ilaria Ruoccoè iniziato l’interrogatorio dei due indagati. Un interrogatorio che è andato avanti per ore, fino a tarda notte, soprattutto per chiarire la posizione del padre. Dalle pri- me indagini avviate dalla Squadra mobile di Salerno e dal commissariato di No- cera è emerso che Giuseppe Passariello era tornato da poco tempo a casa dopo aver trascorso un periodo in una comunità di recupero per tossicodipendenti e, secondo alcune testimonianze dei vicini, in famiglia non erano rari i litigi, anche furiosi, a giudicare dalle urla che si udivano in quelle occasioni.Dopo l’interrogatorio le determinazioni del Pm. Gli avvocati non hanno fatto alcun cenno.

 

 

 

 

 

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LeCronache




Accoltella la figlia di due anni e tenta il suicidio

Accoltella la figlia di due anni e tenta il suicidio. Quando i soccorritori sono arrivati nell’abitazione di via Massarotti, a poche decine di metri dal tribunale, in pie- no centro di Cremona, hanno subito avvertito i carabinieri. La scena era devastante e drammaticamente chiara allo stesso tempo: una bambina di due anni morta, colpita da più coltellate, per lei nulla da fare; accanto il padre, Jacob Danho Kouao, un operaio di 27 anni, della Costa d’Avorio, con una coltellata al ventre e altre meno gravi. Quasi un harakiri. In via Massarotti, in una casa di ringhiera, secondo quanto raccontato dai vicini, viveva da poco più di un mese. Con la moglie, anch’ella ivoriana, erano in corso le pratiche di separazione. E forse proprio questa situazione ha sconvolto il 27enne portandolo ad uccidere la figlia per poi tentare il suicidio. Sembra che la donna, 34 anni, viva ora in una casa protetta in quanto il rapporto tra i due era burrascoso ma non risultano condanne o provvedimenti a carico del- l’uomo. Resta da capire per quale ragione la bambina fosse col padre. Dall’ospedale Umberto I di Nocera c’è poca voglia di parlare. E’ stata una giornata drammatica per quello che è successo in nottata. L’arrivo dell’ambulanza, una corsa disperata dalla abitazione di S. Egidio al pronto intervento dei medici per tentare di salvare la piccola Iolanda. Non c’è stato nulla da fare. Un infermiere di turno al nosocomio ha proferito poche parole e dichiarato: “ Gli infermieri a Nocera che hanno visto la bimba, sono rimasti sconvolti. Non hanno potuto trattenere le lacrime di fronte a quel corpo martoriato”. Ora la salma della piccola è nell’obitorio del nosocomio Umberto I. Domani ci sarà l’autopsia che dovrà chiarire anche le causa del decesso. Un passaggio fondamentale anche per il proseguo delle indagini della Procura di Nocera.

 




Piazza della Libertà: Celano e Russomando chiedono chiarimenti

«Avevamo già sollevato il caso nel 2013 ed ora ho provveduto ad inoltrare una nuova interrogazione a firma mia e del collega Ciro Russomando». Roberto Celano, capogruppo di Forza Italia al Comune di Salerno, ieri mattina è stato tra i presenti all’incontro organizzato da Italia Nostra e No Crescent. Al termine ha indirizzato al sindaco, ai consiglieri comunali e al Prefetto di Salerno una richiesta di chiarimenti rispetto all’ultima inchiesta sulla deviazione del torrente Fusandola, chiedendone anche la discussione in commissione trasparenza. «Quanto emerge dalla Ctu è di una gravità assoluta. Si evince con chiarezza nella relazione che la deviazione del Fusandola sarebbe avvenuta senza le necessarie autorizzazioni e che, soprattutto, tale illegittimo intervento potrebbe comportare rischi di esondazioni e pericoli per i cittadini (in particolare per i residenti di via Fusandola, del rione Canalone e con particolare preoccupazione per i bambini che frequentano le scuole “Barra”). Il genio civile, organo regionale, avrebbe ammesso di non aver mai autorizzato la deviazione.La Regione (guidata oggi da chi è il responsabile politico di atti amministrativi che, a quanto si legge dalla perizia, sarebbero di dubbia legittimità), più volte adita, non ha mai ritenuto di intervenire, avvalorando dubbi sulla “compatibilità” amministrativa di chi oggi la presied e rispetto ai contestati procedimenti. Appare vergognoso solo pensare che possa esserci chi permetta di mettere a rischio la sicurezza di cittadini pur di consentire la più grande speculazione edificatoria mai avvenuta a Salerno. Chi ha competenze e non interviene diventa corresponsabile non solo della edificazione di uno scempio che sta segnando negativamente la città, ma soprattutto di eventuali sciagure che potrebbero inopinatamente verificarsi per la frenesia di cementificazione senza regole che hanno caratterizzato le amministrazioni progressiste che si sono succedute»




Fusandola, il torrente non poteva essere deviato «Rischio per i cittadini salernitani»

di Andrea Pellegrino

Tutti responsabili: dalla magistratura alla politica. Accuse durissime dall’avvocato Oreste Agosto del comitato No Crescent, commentando l’ultima inchiesta sulla deviazione del torrente Fusandola (con dodici indagati) a Santa Teresa. Dieci anni di battaglie – il primo ricorso al Tar è del 2009 – con nuovi sviluppi sulla costruzione del Crescent e dell’opera pubblica di piazza della Libertà. Costruzioni consentite grazie alla “deviazione del torrente Fusandola”. Il cuore dell’ultima inchiesta del pm Rinaldi è tutta qui: «Quel torrente non poteva essere deviato». «Lo diciamo da anni – spiega l’avvocato Agostoora c’è una perizia che accerta che quell’intervento è stato compiuto per consentire la realizzazione delle opere. Un torrente può essere deviato solo per motivi di sicurezza e non ci sembra che questo sia il caso». Agosto, così come Pierluigi Morena, Vincenzo Strianese e Alberto Alfinito, chiede che si fermi tutto con il contestuale «ripristino dell’alveo originario del torrente». C’è il pericolo esondazioni, così come scritto nero su bianco dal perito della Procura della Repubblica di Salerno. Pericolo che parte da via Fusandola e arriva fino alla costruenda Piazza della Libertà, il cui completamento dei lavori finirà ben presto nelle mani della Rcm dei fratelli Rainone, gli stessi che hanno realizzato gran parte del Crescent, dopo l’esclusione della Sacco Costruzioni dalla gara d’appalto del Comune di Salerno. Anche in questo caso, l’avvocato Agosto avverte: «Il dirigente del settore, che è anche il Rup (Luca Caselli), non può affidare i nuovi lavori perché è indagato nell’ambito dell’ultimo procedimento. Abbiamo diffidato gli enti preposti affinché questo non avvenga, per motivi di conflitto di interesse e di opportunità». Tutto da rifare, per l’architetto Enzo Strianese che ricorda anche le verificazioni che all’epoca dispose il Consiglio di Stato nel giudizio amministrativo sull’autorizzazione paesaggistica, rilasciata attraverso un silenzio assenso dall’allora soprintendente Giuseppe Zampino. «Quello che abbiamo sollevato durante le verificazioni è quello che oggi solleva il Ctu della Procura della Repubblica. Se ciò fosse vero allora le stesse cose dovevano valere anche all’epoca». Un problema idrogeologico serio, avverte il geologo Alfinito: «Non sono bastati i morti del ’54. Probabilmente ne servono altri prima di aprire gli occhi definitivamente». Tutti responsabili tuona Agosto che ricostruisce ancora una volta dieci anni di attività, fatta di amici e nemici: «Scriveremo al presidente della Repubblica, al ministro delle infrastrutture e dell’ambiente e chiederemo un incontro con il sindaco di Salerno e con il presidente della Regione Campania ma chiediamo una massima mobilitazione, a partire dai residenti di via Fusandola. Dalle carte si legge che i primi ad essere danneggiati potrebbero essere proprio loro». Una conferma, dunque, di quanto denunciato nel corso degli ultimi dieci anni: «Di fatto – ha sottolineato Pierluigi Morenail consulente della Procura ha fatto propri i concetti che abbiamo espresso nei nostri esposti. Un torrente non può essere assolutamente deviato per finalità legate a mera speculazione edilizia. Insomma, tutta l’operazione Crescent è abusiva e insanabile». L’INCHIESTA Rispondono, appunto, anche di azione o omissione colposai dodici indagati dell’inchiesta sulla deviazione del Fusandola. Secondo la Procura di Salerno avrebbero modificato il regime idraulico del torrente Fusandola, riducendo la pendenza allo 0.30%, così facendo sorgere e persistere il pericolo di inondazione, in particolare, in corrispondenza del tratto iniziale dell’alveo tombato del torrente ubicato a monte all’altezza di via Fusandola, quale conseguenza di insabbiamento della foce. Questo sarebbe emerso da un sopralluogo effettuato il 5 ottobre 2017 da un consulente tecnico nominato dal pm. Ad essere iscritti nel registro degli indagati sono: l’allora direttore dei lavori di Piazza della Libertà, Paolo Baia; il dirigente comunale Luca Caselli; l’ex dirigente comunale Lorenzo Criscuolo; l’amministratore del consorzio Tekton, Salvatore De Vita; il responsabile dell’ufficio tecnico di progettazione ed esecuzione dei lavori pubblici, Antonio Ragusa e i funzionari dello stesso ufficio, Ciro Di Lascio e Benedetto Troisi; Vania Marasco della Lotti associati; il responsabile ufficio impianti elettrici del Comune di Salerno, Luigi Pinto; il direttore dei lavori della Piazza, dal 2012, Marta Santoro; Antonio Ilario e Massimo Natale. Per alcuni c’è l’accusa di falso, contestata, in particolare a Criscuolo, Baia, Santoro, Di Lascio, Troisi,  Natale e Pinto. Per la Procura avrebbero attestato falsamente l’acquisizione di alcuni pareri, tra cui quello dell’autorità di Bacino e del Genio Civile – demanio fluviale. Ancora, tra le accuse mosse c’è quella di “invasione di terreni” per aver utilizzato aree demaniali nel tratto del torrente Fusandola interessato dall’intervento urbanistico di Santa Teresa. Il torrente poteva essere deviato così. Tant’è che il pm Carlo Rinaldi ha ipotizzato per gli indagati il reato specifico alla deviazione del corso d’acqua pubblico, compiuto per consentire l’intervento di riqualificazione dell’area di Santa Teresa, quindi la realizzazione di Piazza della Libertà e del Crescent.




Ciro Barba: quei rapporti coi fratelli Esposito, Battipaglia e Buonfiglio

di Andrea Pellegrino

Cinque società sequestrate: la Italian Food; la Green Profit Tuscany; la Global Food; la Bio Toscana e la Cava Parcheggi, oltre a somme in denaro, una macchina e un terreno. Patrimonio che, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore, sarebbe riconducibile a Ciro Barba. Con l’imprenditore nocerino (difeso dall’avvocato Giovanni Falci), sono indagati la moglie Felicia Silvestri, assistita dal professore Sergio Perongini; Walter e Giorgio Buonfiglio; Tullio Pagliaro; Santolo e Domenico Battipaglia; Gerardo Luciano; Lara Macelloni ed Enrico Esposito. Tutti accusati, in concorso, di trasferimento fraudolento di valori. Per il giudice, Barba è il gestore di fatto delle società e si è avvalso di prestanome a cui intestarle formalmente. Ha continuato a eseguire investimenti avvalendosi di terzi soggetti sia per l’esecuzione che per la ricezione di pagamenti, per l’ordinazione di forniture e per tutte le mansioni e le commissioni legate alle attività. Nel corso delle indagini, è emerso che Barba, pur dichiarando redditi da lavoro dipendente, organizzava e presenziava ad appuntamenti con fornitori, imprenditori, consulenti e professionisti: di fatto, era considerato da tutti il referente di società intestate, però, ad altri (alcuni, come nel caso di Ciro Eboli – intestatario delle quote della Global Food – senza alcuna precedente esperienza nel settore). L’intestazione formale delle società – secondo il gip Gustavo Danise – non costituisce necessariamente reato in sé ma ha costituito, nel caso di specie, il mezzo con cui Ciro Barba ha fatto ricorso al fine di eludere probabilimaure di prevenzione patrimoniale. IL BINGO DEGLI ESPOSITO. E’ qui il nesso tra Barba, gli Esposito, la Esa e Piazza della Libertà. La Procura ricostruisce tutti i passaggi societari ed il trasferimento di alcune quote societarie delle Sig alla moglie di Ciro Barba. Quote prese da Gilberto Belcore, figura chiave della Esa Costruzioni, coinvolto nelle varie inchieste che hanno riguardato Piazza della Libertà a Salerno. I LEGAMI CON I BATTIPAGLIA. Alcuni box – garage in piazza della Concordia ma anche appartamenti a Parco Arbostella. Dalle telefonate emerge il legame di Barba con i fratelli Battipaglia, a cui fanno riferimento la ditta “Costruzioni generali Battipaglia” e la ditta “Cava parcheggi srl”. Nel 2014 la proposta di costruire un garage interrato su tre livelli nei pressi di piazza della Concordia. Un lavoro da 14 milioni di euro. Ma non è l’unica proposta: sulla scrivania Barba arriva anche la proposta di permuta di più di 100 appartamenti in zona Arbostella. I FRATELLI BUONFIGLIO. Walter e Giorgio Buonfiglio erano i titolari delle società Biotoscana srl e Global Food ssrl e trovarono, nel 2012, in Ciro Barba l’uomo giusto al quale chiedere un intervento per risollevarsi dalle difficoltà di carattere finanziario: il compito di Barba avrebbe dovuto essere quello di interfacciarsi con i fornitori, garantendo loro l’adempimento dei pagamenti pregressi rimasti insoluti e sbloccando, in tal modo, le forniture. Quello fu, di fatto, l’inizio di una proficua collaborazione economica e imprenditoriale che, nei fatti, portò Barba a gestire le loro società e a disporre, in un secondo momento, delle relative quote.




Istat, Salerno low: stipendi sotto i 10 euro/ora Retribuzioni orarie in netto calo

Salerno non paga. Non si tratta di una frase fatta fine a se stessa, ma di una vera estrapolazione fornita tramite i dati Istat che, facendo il punto sugli stipendi pagati lungo lo stivale, ha rivelato che le retribuzioni a Salerno sono al di sotto della media nazionale. Il resto del sud Italia non viaggia su un binario particolarmente diverso, tanto è vero che l’intero meridione “gode” il primato delle retribuzioni più basse: nel dettaglio la top-list vede, oltre Salerno, anche Lecce, Cosenza, Ragusa, Benevento, Vibo Valentia, Barletta-Andria-Trani, Foggia e Caserta, così come confermato dal portale finanzalive.
Parliamo, tra l’altro, di dati che fanno riferimento all’anno 2016, dunque in un contesto ancor più “roseo” rispetto a quello degli ultimi due anni che ha visto una decrescita dell’occupazione definita tramite un contratto di qualsiasi tipo e genere (volendo, possiamo tenere in considerazione anche i tanto demonizzati voucher rispetto a una situazione contrattuale indefinita), senza ovviamente tenere conto di una buona fetta di “occupati” che tali non sono sulla carta, visto e considerato che si tratta di lavoratori a nero.
L’Istat, facendo il punto sugli stipendi relativamente ai dati raccolti nel 2016, parla di retribuzioni orarie che continuano a diminuire con passaggio dai 12 euro e 25 centesimi/ora ai 9 euro e 99 centesimi/ora, con una diminuzione del 18,4%. Il dato è stato in crescita, seppur di pochissimi centesimi, tenendo in considerazione i dati 2014 e 2015 (nel 2014 la retribuzione media era di 11 euro e 6 centesimi/ora, nel 2015 si è passati a 11 euro e 21 centesimi/ora), mentre il 2016 avvia una fase sicuramente più difficile determinata dai cosiddetti lavori “low pay”, ossia i lavoretti che ogni tanto si trovano in regola.
Oltre questo, c’è da tenere in considerazione l’ancora immutato “gender pay gap”: le donne, dal punto di vista contributivo, sono ancora sfavorite, al punto da stimare che soltanto il 17.8% delle donne venga pagata più di 15 euro/ora mentre gli uomini che “godono” di una tale retribuzione sono quasi il doppio. Guardando sotto la media, il dato riguarda il 59% delle donne, dunque oltre la metà.
Il dato è dunque storico, unito al fatto che (come prevedibile) è proprio il meridione ad avere una ulteriore medaglia nera: qui la media delle retribuzioni scende sotto i dieci euro/ora senza quasi alcuna eccezione ma una regola sempre più “rispettata”.




Nella Salerno chic il dilagante fenomeno dei negozi etnici gestiti da cittadini stranieri

di Erika Noschese

La città di Salerno patria dei negozi etnici. Nell’era della crisi economica che spinge sempre più commercianti ad abbassare definitivamente le saracinesche dei loro esercizi commerciali a causa del fitto alto e degli introiti sempre minori c’è chi riesce, magari a fatica, a guadagnare e a potersi permettere un negozio nella cosiddetta Salerno perbene. Sono quelli che un tempo veniamo definiti commercianti abusivi che esponevano la loro merce sul lungomare cittadino, con tutti i rischi e pericoli del caso. Ad oggi, la situazione sembra differente e quegli stessi ambulanti sono titolari di negozi nelle zone più prestigiose della città, come può essere via dei Mercanti o nei pressi della stazione ferroviaria. Passeggiando per il centro storico infatti è possibile notare la presenza di almeno tre negozi gestiti, per la maggior parte da filippini, indiani e bengalesi che vendono oggetti etnici e chincaglieria varia. Ma non solo. Tra via Masuccio salernitano e via Antonio Mazza è presente anche una lavanderia gestita da cittadini extracomunitari e un mini market di prodotti tipici. Esercizi commerciali che, nonostante tutto, riescono ad andare avanti e ad attirare la clientela per quanto le vetrine siano totalmente prive di abbellimenti. Del resto, sono stati gli unici negozi aperti il giorno di Natale, affollati di curiosi. C’è chi parla di un fenomeno destinato ad avere vita breve e chi, invece, crede possa trattarsi di un nuovo “indirizzo” per gli esercizi commerciali presenti in città. Di certo c’è che ad oggi la merce etnica riesce ad attirare un numero sempre maggiore di clienti. Un esempio su tutti può essere anche la presenza di negozi gestiti da cinesi, presenti in ogni dove da ormai diversi anni e che vendono la stessa merce dei classici negozi, a prezzi nettamente inferiori. Seguendo questa linea, il commercio nostrano sembra avere vita breve e il Made in Italy potrebbe presto diventare un lontano ricordo se non si verifica un cambio di rotta. Il futuro dei negozi commerciali, al momento, sembra essere nelle mani di cittadini extracomunitari che giungono in Italia alla ricerca di un futuro migliore. Sarà davvero così? Al momento. è ancora presto per deciderlo ma tra i commercianti insorge la paura di vedersi soffiare il posto di lavoro con il dilagante fenomeno dei negozi etnici che attirano una clientela sempre maggiore.




Natale amaro per i commercianti

di Erika Noschese

Ancora un Natale amaro per i commercianti salernitani che, ancora una volta, registrano un netto calo delle vendite nonostante il periodo natalizio. Quella di ieri è stata una domenica per nulla natalizia per i tanti commercianti che speravano nell’antivigilia natalizia per guadagnare qualcosa in più. I mercati rionali, infatti, hanno avuto molti meno clienti rispetto agli anni passati e gli intoiti sono calati di almeno il 50%. C’è chi ne addita la responsabilità alla politica e chi alla crisi economica che non accenna a “liberare” i commercianti. Il dato di fatto è che neanche a Natale si acquista più, nonostante i salernitani tengano articolarmente alle tradizioni. Basta fermarsi a scambiare quattro chiacchiere con il pescivendolo per comprendere quanto sia “nero” il quadro generale. «E’ la classica domenica noiosa, senza guadagni e senza troppe persone in giro», ha dichiarato un pescivendolo che lavora al mercato di via Piave. La situazione non è delle migliori neanche per gli ambulanti che vendono frutta e verdura. Carne? Neanche a parlarne. Se le tradizioni culinarie vengono meno lo stesso accade ai negozi che ancora una volta devono fare i conti con i centri commerciali, sempre in pole position nella scelta dei regali, non solo da parte dei salernitani. Insomma, un altro anno sta per giungere al termine ma di fatto poco e nulla sembra cambiare per i commercianti, amareggiati dall’ennesima festività all’insegna del risparmio. «E’ colpa della politica. Non ha mai fatto niente per noi», ha aggiunto un altro mercatale di via Piave. Politica o crisi, il dato di fatto è solo uno: neanche le festività natalizie riescono a risollevare i commercianti dalla crisi profonda in cui versano non pochi esercizi commerciali.