Spazi verdi trasformati in accampamenti Senza fissa dimora vivono nel degrado

«Degrado in un’area verde a pochi passi dal centro cittadino. Aiuola trasformata in un alloggio di fortuna, probabilmente da alcuni senza tetto. Una situazione che crea non pochi disagi ai residenti e non che, in taluni casi sono stati costretti a vivere anche situazioni spiacevoli». La segnalazione arriva da Francesco Vota che ha constatato personalmente quanto, a più riprese, gli era stato segnalato da alcuni cittadini. «Nel pomeriggio di mercoledì, a seguito della segnalazione di alcuni cittadini che vivono nei pressi di via Vinciprova, – spiega Francesco Vota, mi sono imbattuto nell’ennesima realtà di evidente degrado in città. Nel bel mezzo della città giardino, che nei fatti non è, a differenza di quel che recitava un vecchio slogan di forgia deluchiana, si trovano accampamenti improvvisati e zone d’ombra in cui, tanti sbandati, si rifugiano per consumare alcolici e chi sa cos’altro, punti a cui non serve avvicinarsi nemmeno troppo per percepire il terribile afrore che emanano. Dalle immagini, ma soprattutto da quello che mi è stato riferito dai residenti, ho avuto evidenza del fatto che, durante le ore serali, l’area diventa pressoché impraticabile, specie per donne sole o giovanissimi. Già in condizioni normali la situazione è intollerabile, figuriamoci adesso che ci troviamo nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria epocale che, da mesi, tiene sotto scacco il mondo. La questione sicurezza in città è prioritaria, specie se pensiamo di voler invitare i turisti a visitare Salerno dobbiamo tener presente che una condizione del genere, a pochi passi dal grand hotel, è un pessimo biglietto da visita. Servono controlli in questa zona, come in tutto il territorio, lo chiediamo con forza alle istituzioni, personalmente, da militante politico indipendente, non ho mai mancato di offrire il mio contributo segnalando all’amministrazione criticità di vario genere, ritenendo che, metterci la faccia, voglia dire proprio questo».




Fino a 1000 euro, senza ricevuta, per un intervento

di Pina Ferro

Favoritismi e soldi per aggirare le liste di attesa all’ospedale di Mercato San Severino. Saranno sottoposti, questa mattina ad interrogatorio di garanzia l’otorinolaringoiatra Francesco Antonio Salzano e l’infermiera Francesca D’Angelo che da martedì mattina sono agli arresti domiciliari. Alla presenza dei difensori di fiducia saranno chiamati a rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera e del magistrato Anna Chiara Fasano, titolare del fascicolo investigativo. I due protrebbero anche avvalersi della facoltà di non rispondere. L’accusa è di peculato, falso e concorso in abuso d’ ufficio. Secondo quanto emerso dall’ inchiesta il medico, in servizio presso l’ospedale “Fucito” di Mercato San Severino, si sarebbe appropriato di apparecchiature dell’ Università per eseguire visite specialistiche private ed attività intramoenia. Il professionista programmava le visite mediante contatto diretto, senza passare per il Centro Unico di Prenotazioni, riscuotendo i compensi senza versare all’ Ente ospedaliero la quota spettante. La coordinatrice infermieristica avrebbe stravolto la lista d’attesa favorendo alcuni pazienti. Mesi indagini e di raccolta di testimonianza che hanno indotto gli inquirenti ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. “…il professore mi disse che dovevo sottopormi ad intervento chirurgico perchè presentavo una deviazione del setto nasale. Per tale visita ho corrisposto al professore Salzano 200 euro a fronte dei 250 che mi aveva richiesto. Voglio aggiungere che il professor Salzano non mi ha corrisposto alcuna fattura o ricevuta dei 200 euro. Il professore Salzano ha provveduto in prima persona ad inserirmi nella lista di attesa. Qualche giorno prima di operarmi sono stato contattato dalla caposala Francesca D’Angelo la quale mi invitava a recarmi in ospedale per gli esami preoperatori”. Racconta agli investigatori uno dei tanti pazienti del professore Salzano. Lo stesso poi aggiunge “…. Dopo l’intervento chirurgico ho effettuato altre due visite specialistiche con l professor Salzano all’interno di uno studio medico ubicato a Montoro. In quelle due circostanze ho corrisposto al professor Salzano la somma di 150 euro per ogni visita senza ricevere alcuna fattura o ricevuta per le prestazioni sanitarie. Quando mi sono recato la prima olta a Napoli il professor Salzano mi disse che se volevo essere operato da lui presso l’ospedale di Mercato San Severino l’intervento mi sarebbe costato 1000 euro che dovevo corrispondere personalmente allo stesso nei vari controlli successivi presso gli studi medici che mi avrebbe visitato. Dopo avergli corrisposto la somma di 500 euro per le visite di controllo che vi ho riferito non sono andato più presso il suo studio perchè sono stato bene e ho ritenuto di non dargli altri soldi”. Un altro paziente ha riferito agli investigatori: “…Dopo l’intervento chirurgico ho effettuato una sola visita privata con il professor Salzano presso lo studio medico di Mercato San Severino. In quella circostanza ho pagato la somma di 600 euro senza ricevere nessuna fattura o ricevuta”. Quei 600 euro erano un regalo che la caposala aveva suggerito di fare al medico. I racconti dei pazienti quasi tutti simili: visite pagate dai 150 ai 200 euro ognuna senza mai ricevere alcuna ricevuta per i soldi che il professionista salernitano ha intascato. Soldi che finivano tutte nelle tasche del medico visto che non vi era alcuna traccia degli incassi effettuati per ogni prestazione. Sembra che l’inchiesta sia tutt altro che conclusa.




Virtual Tour e firma digitale per sconfiggere la crisi del mercato immobiliare: la proposta di Andrea Ruocco

di Giuseppe Vitolo

La crisi immobiliare ai tempi del Covid-19. Titoli da strilloni si susseguono all’emancipazione di un mercato usurato dalla crisi pandemica e che sta risentendo di un preoccupante isolamento. In barba alla filiera delle attività produttive che stanno lentamente tentando un approccio al ritorno alla normalità, c’è chi deve studiare ed ingegnare soluzioni efficacemente alternative. È il caso di Andrea Ruocco, agente immobiliare insignito – nel 2016 – della qualifica rilasciata dal CRS (Certified Residential Specialist Designation), la più alta qualifica professionale conferita da Realtors nel campo dell’immobiliare residenziale in ambito internazionale. Vent’anni di esperienza nel settore e l’evoluzione del “contatto” con il cliente divenuta man mano digitale nel corso degli anni. È chiaro: quando si tratta di compravendite consistenti come quelle di case ed appartamenti, talvolta è più necessaria una stretta di mano, una pacca sulle spalle o un sorriso rassicurante che non debba risentire di alcun limite di distanza.

Sempre all’avanguardia, con lo sguardo rivolto all’innovazione e alle possibilità offerte da una vision improntata sul futuro. Nell’ottica di stallo generale per il mercato di riferimento, il titolare dell’omonima agenzia Andrea Ruocco Immobiliare propone un’alternativa in merito alla nota dolente “Case Vacanze”. Dati allarmanti, quelli snocciolati nel campo dell’affitto degli alloggi dediti al relax: da Nord a Sud, si calcola che in media oltre il 60% delle strutture prenotate siano state disdette. Come arginare una crisi che non ha risparmiato il territorio salernitano in ogni latitudine? Pronta la proposta di Andrea, che si basa sull’affitto per uso transitorio delle Case Vacanze. Il tutto verte su tre fasi distinte e scandite, che agevolano il lavoro dell’agente immobiliare moderno, costretto a fare i conti con lo smart working e con le restrizioni di ogni genere: «Si parte con un Virtual Tour – afferma Ruocco – in cui predispongo un incontro “digitale” con i diretti interessati all’affitto dell’immobile. Attraverso una piattaforma telematica, si avvia una videoconferenza che consente al fruitore del servizio di valutare la casa nei minimi particolari e comodamente dalla propria residenza. Una strategia “Open House” efficace per una scelta condivisa da parte di tutti i componenti del nucleo familiare».

Il passaggio successivo è incentrato sul cliente e sulla possibilità di valutarne l’effettiva affidabilità: «Attraverso il “Controllo inquilino” posso avere la possibilità di verificare la serietà delle persone interessate. Basta il documento d’identità per controllare i dati associati al possibile cliente, riuscendo a capire se questo ha avuto beghe in passato come sfratti o altri problemi di tipo residenziale».

L’ultima fase è quella del sopraluogo effettivo: «Con il placet di tutte le direttive mediche, i candidati all’affitto possono visitare l’immobile fisicamente, con guanti, mascherine e liquidi disinfettanti. A controllo ultimato, gli interessati hanno 24 ore di tempo per dare conferma o declinare l’affitto. In caso positivo, non serviranno ulteriori incontri face to face: grazie alla firma elettronica avanzata basterà un click o uno smartphone per completare la felice conclusione dell’operazione».




Il 40% dei salernitani è asintomatico

di Rosa Coppola

Il 40% della provincia salernitana è risultata asintomatica. E’ il numero che balza agli occhi nel dettagliato grafico preparato dal Dipartimento di Prevenzione- Servizio epidemiologico dell’Asl Salerno che analizza i dati per un periodo di trenta giorni: dal 6 marzo al 7 aprile. Gli esperti prendono in considerazione tutte le sfaccettature del fenomeno epidemiologico analizzandolo per sesso, età, forma di patologia. Il numero di pazienti analizzato è di 489. Come dicevamo, il 40% di questi( 197 casi) risulta asintomatico, ovvero vuol dire aver contratto il virus, ma non manifestare i sintomi della malattia. Il 30% è pauci sintomatici in isolamento domiciliare (144 casi), cioè presentano sintomatologia lieve; il 17% (83 casi) è ricoverato in reparto; il quasi 3% in Terapia intensiva (12 casi). I guariti, rappresentano il 4% e sono 20; mentre i deceduti, pari al 7%, sono 33. Questo ultimo aspetto viene ulteriormente declinato. Il 33% dei decessi abbraccia una fascia di età che va dagli 80 ai 90 anni (11 casi); il 34% invece (11 casi) vede una forbice tra i 70 e gli 80. Segue il 15% con 5 casi per una età da dai 51 ai 60. Il 9% rappresenta i tre casi per i 60/70 anni; il 6%, con due casi, per i 40/50enni. Infine, un caso, pari al 3% per i 30/40enni. L’età media dei deceduti, ricapitolando, è di 71 anni. Sono i maschietti, con il 76% ad avere la peggio mentre, secondo i dati Asl, le donne morte sarebbero pari al 24%. La statistica riporta anche i picchi registrati in questi trenta giorni, ovviamente quasi sempre in crescita. Solo a metà mese scorso, in verità, si è avuto un brusco calo con una discesa improvvisa di contagi. Vero è che bisogna anche tener conto del numero di tamponi eseguiti capaci di cambiare il verso.I dati sono in continuo aggiornamento con una notevole mole di lavoro affrontata, quotidianamente, dal Dipartimento/ Servizio.




Cani e gatti non rappresentano un veicolo di trasmissione del virus

di Antonio Iovino

Quattro casi accertati di animali risultati positivi al Covid-19 a fronte di un milione e duecentottantamila contagi umani: questa è la statistica aggiornata al 5 aprile sulla quale, il presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno, il dottor Orlando Paciello, si basa per spiegare che, ad oggi, gli animali non rappresentano assolutamente un pericolo per l’uomo. Durante queste settimane non sono state poche le persone che hanno cominciato ad avere paura anche del proprio amico a quattro zampe, complici anche alcune notizie circolate in rete. Nonostante ci si trovi ad affrontare un’emergenza in continua evoluzione, per evitare inutili allarmismi e gesti ingiustificabili come l’abbandono, è infatti consigliabile non farsi
prendere dal panico e basarsi su ciò che, almeno ad oggi, la scienza e le statistiche ci mostrano. Proprio in merito ai casi documentati, il presidente Paciello afferma: “Ad essere contagiati sono stati due cani ed un gatto ad Hong Kong, ed un gatto in Belgio. Quest’ultimo ha avuto problemi respiratori e gastroenterici mentre i primi tre non hanno mostrato sintomi. In tutti e quattro i casi, il contagio è avvenuto tramite il contatto con i proprietari ammalati, quindi possiamo dire con certezza che nei rarissimi episodi documentati, il passaggio è avvenuto dagli uomini agli animali”. Paciello, dopo aver sottolineato che ad
esempio, anche nel caso della Sars, non è stata mai confermata scientificamente l’ipotesi secondo la quale gli animali domestici possano infettare le persone, prosegue sciorinando alcune raccomandazioni: “In questo periodo, così come si cerca di adottare delle misure igieniche più rigide con i nostri simili, va fatta la
stessa cosa anche con gli amici a quattro zampe. Ad esempio, quindi, bisogna evitare di condividere il cibo con quest’ultimi (non andava fatto prima, tantomeno adesso) e non ci si deve far leccare”. Il presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Salerno, poi, continua soffermandosi sui benefici che possono scaturire dalla presenza di un animale in casa: “Ci sono molte evidenze scientifiche che dimostrano che un rapporto corretto con un cane o con un gatto, sia molto importante come forma di supporto sociale. Esso, infatti, porta una serie di benefici, sia per la salute psicologica che per quella fisiologica dell’essere umano. Un animale, inoltre, ci aiuta tantissimo nei momenti, come quello che stiamo vivendo adesso, di isolamento sociale. Aggiungo che un gruppo di ricercatori italiani, ha osservato che vi sono molte similitudini tra il Covid-19 e alcuni virus che sono presenti nei nostri animali, per quanto riguarda la capacità di stimolare il sistema immunitario. È stato addirittura ipotizzato che, per esempio, la presenza di un cane in famiglia possa aiutare il sistema immunitario a difendersi dal nuovo Coronavirus. Nonostante sia solo una supposizione, è comunque una notizia confortante rispetto a quelle negative che circolano in rete. Bisogna
ovviamente considerare che le informazioni su questo nuovo virus sono in rapida evoluzione e tutti devono contribuire a rafforzare le conoscenze scientifiche”. Il dottor Paciello prosegue anticipando le linee guida tracciate insieme all’Asl – al momento in via di definizione – dedicate a coloro i quali posseggono un animale da compagnia e risultano positivi al nuovo virus: “Quando un proprietario contrae il Covid-19 deve rispettare delle regole ben precise: deve evitare di avere contatti stetti con il proprio compagno a quattro zampe, così come fa con gli altri componenti della famiglia, per evitare che l’animale diventi un veicolo passivo del Coronavirus; nel caso in cui si tratti di una persona sola che, malauguratamente, si trova costretta ad andare in ospedale, la stessa può telefonare all’Asl che, insieme ai Comuni, si attiverà per fornire all’animale un’ospitalità temporanea, sino al momento in cui potrà essere riconsegnato al proprietario”. Ha fornito il suo punto di vista sulla situazione anche il dottor Antonio Cantarella, il quale dichiara: “Sembra che nel gatto ci siano dei recettori polmonari analoghi a quelli umani e quindi sembra possibile la trasmissione.
Ciò si è però verificato in ambienti nei quali vi è una grande presenza del virus.
Attualmente non è stato assolutamente dimostrato né che i gatti né che i cani (quest’ultimi risultano meno sensibili) possano essere veicoli del virus. È chiaro che la preoccupazione sorge nel momento in cui una persona infetta, con un animale in casa, si libera di quest’ultimo. Qual è il suo destino? Non è stato dimostrato scientificamente e ovviamente paliamo solamente di ipotesi, ma un animale del genere, per
esempio, se tornasse in una colonia, potrebbe trasmettere il virus”. È solo sui dati certi che però è possibile basarsi ed infatti, il dottor Cantarella, ci tiene a spazzare via ogni dubbio: “Bisogna tranquillizzare lepersone: allo stato attuale, né il cane né il gatto, rappresentano un veicolo di trasmissione”.




Il mio lavoro tra la vita e la morte durante il turno in pronto soccorso. Quel corpo ma soprattutto quella persona non solo ha perso la vita ma ha perso la dignitá che aveva, perché purtroppo muore da solo!

di Giuseppe Colamonaco

Consuelo, un’infermiera che lavora al pronto soccorso, in prima linea contro il Covid-19, racconta la sua giornata. La sua è la testimonianza di quello che succede negli ospedali italiani, la testimonianza di quanto sia diventato duro il suo lavoro. Ha 28 anni e vive lontana dalla sua famiglia. Consuelo mai si sarebbe aspettata una tragedia simile, ma lei ha giurato, il suo compito è stare in corsia. Riportiamo la sua lettera, parole davvero toccanti, ecco cosa a scritto:”Vi rubo 10 minuti, testimonianza di un’infermiera! Fino ad oggi non ho mai avuto bisogno di dover scrivere, nè tantomeno di dover scrivere una testimonianza! Fino ad oggi ho sentito il bisogno solo di gridare, un grido d’aiuto durante una pandemia! Oggi invece ho sentito il bisogno di gridare, un grido pieno di rabbia! Racconto quanto successo la scorsa notte, sono un’infermiera e lavoro in pronto soccorso quindi l’emergenza a volte è davvero dietro l’angolo ma a quella quasi ti abitui, i primi tempi tremi perché hai paura poi col tempo e l’esperienza impari a gestire la paura concentrando le tue forze sul paziente e sul lavoro che devi svolgere. Durante una pandemia al pronto soccorso l’emergenza dietro l’angolo è accompagnata dal forte rischio di contagiarti. Quindi cosa fai, arriva un codice rosso, ti vesti e sulla stessa divisa indossi una tuta che ti sta anche larga ma rimane comunque calda, gli occhiali, la mascherina, il casco, circa tre paia di guanti e lavori. Perdi il tatto perché tre paia di guanti sono tanti ma fa nulla inserisci un ago, sudi perché fa caldo e l’ansia aumenta qualsiasi stimolo, respiri quasi la tua stessa aria e senti i polmoni pesanti e poi quando tutto precipita cominci a massaggiare, pensando di non farcela perché senti la forza venire meno, ma da dove recuperi le forze non lo sai e quindi continui; massaggi anche per 40 minuti finché purtroppo ti accorgi che sullo schermo appare una linea piatta e non puoi fare altro che fermarti e arrenderti, perché qualcuno si è arreso prima di te! E quasi sicuramente non per scelta sua ma di un virus che non sappiamo nemmeno da dove deriva. Ti fermi, razionalizzi e poi dopo prepari la salma! Perché tocca a te, la disinfetti e prepari il “sacco” in cui dovrai chiuderla e poi “consegnarla”. Quel corpo ma soprattutto quella persona non solo ha perso la vita ma ha perso la dignitá che aveva, perché purtroppo muore da solo! Io so cosa significa perdere un genitore e personalmente sul punto di morte di mio padre non ho mai pensato di non doverlo salutare anzi è stato tanto il tempo trascorso nella stanza in cui stava, e quel tempo l’ho passato pregando, accarezzando il suo corpo e salutandolo! Si perché poi lo saluti. Oggi, durante la pandemia, il medico è colui che informa i familiari sulla morte del paziente, ma è anche colui che dovrà dire a quelle stesse persone che non possono vedere il loro papà, la loro mamma, il nonno, la nonna o qualsiasi persona che gli appartiene; non possono nè vederlo, nè accarezzarlo, nè salutarlo, anzi forse si lo salutano, guardando dietro uno schermo un semplice “sacco nero” che dentro contiene una storia, una vita soprattutto! Non accompagneranno quella persona ai funerali perché non ci saranno funerali , non faranno nulla di ciò che ho fatto io e credetemi penso sia la cosa più brutta che esiste, perché in questo caso ti affidi all’ultimo secondo, all’ultimo saluto, all’ultimo ricordo e forse loro non ne avranno! Non è semplice per loro, ma non è semplice nemmeno per me (noi infermieri) chiudere un corpo in un “sacco”, è innaturale! Purtroppo in pronto soccorso oggi è così, fai tutto quasi in modo sequenziale, quindi continui a lavorare e quella stessa notte sempre vestita ho cambiato stanza e ho lavorato su altri pazienti, anch’essi positivi finché non si è fatto giorno. Alle 7 e torni a casa. In macchina, durante il rientro come ad ogni smonto pensi a quanto successo, spesso piangi perché non hai potuto farlo prima e crolli. Ma ti rialzi perché questo lavoro lo hai scelto.. Alla guida della tua macchina, dopo una notte pessima, ti giri e sul marciapiede sai chi vedi? Il genio di turno che è andato a correre perché in quarantena ha bisogno di allenarsi; trovi la mamma col passeggino perché il bimbo piange e non può cullarlo semplicemente nel corridoio di casa propria; ti fermi al supermercato perché ne approfitti, fai un po’ di spesa prima di rientrare per evitare di uscire e sai chi trovi alla cassa del supermercato? Una persona che paga una sola bottiglia di latte e un’altra che paga un solo pezzo di pane; e qui proprio qui, dopo questa notte e queste scene pessime vuoi gridare, e cacciare la rabbia che hai dentro! Ma non perché io lavoro e in 30 minuti ho visto i miei sforzi vanificarsi, perché questo succede ordinariamente; provi rabbia perché queste persone non hanno ben compreso cosa significa perdere, non hanno compreso cosa significa non salutare e non hanno ben compreso cosa significa morire da soli! Io credo che chi muore un minuto prima di morire si accorge che ci sta lasciando, a volte lo leggi nei loro occhi che chiedono aiuto. Quindi signori dopo questo racconto piuttosto crudo, pensateci prima di uscire e andare a correre, pensate prima di andare al supermercato per un solo pezzo di pane e quel pane compratelo a fette che i conservanti non fanno male a nessuno e il latte compratelo a lunga conservazione così non c’è bisogno di uscire, perché quel pezzo di pane diventa una scusa e la cosa è piuttosto imbarazzante e vergognosa per voi! E voi, voi che ancora vi apprestate a tornare a casa, mettendovi in treno da una zona rossa per arrivare in un’altra zona rossa, solo per raggiungere la famiglia, creando un grosso danno per i vostri familiari perché il virus ve lo portate dietro, evitate! Anche io ho 28 anni e non torno a casa da 4 mesi e giuro che i 200 km che mi separano dalla mia famiglia li percorrerei a piedi, ma oggi preferisco vedere la mia famiglia tramite una videocamera, certa di riabbracciarla tutta perché rispetto le “regole” e le faccio rispettare anche a loro. Questa testimonianza non serve a far sì che pensiate “ah un altro eroe in corsia” perché io sono semplicemente Consuelo e lavoro, con questa testimonianza spero semplicemente di farvi ragionare perché la ragione l’avete persa!!! Ma soprattutto avete perso il rispetto nei confronti di chi oggi è malato e rischia maggiormente di morire di covid, avete perso il rispetto nei confronti del prossimo e avete perso il rispetto nei confronti di chi lavora e sta cercando di salvare non solo il singolo ma il mondo! A volte lavorando anche in condizioni pessime perché di certo non eravamo pronti ad una pandemia. Ps: caro R.M. che tempo fa a radio globo avevi dichiarato: “Ma è possibile che mi deve valutare uno che ha fatto una triennalina in scienze infermieristiche? Io vorrei un dottore. Quando uno sta male cosa fa, va da un dottore o da uno delle pulizie? Perché l’infermiere fa anche pulizie, pulisce anche la gente”, spero vivamente di non doverti mai pulire! Anzi lo faccio, perché io quel 21 marzo l’ho giurato!”.




Balneatori preoccupati per la imminente stagione estiva

Il week-end allungato di Pasqua e Pasquetta ormai è saltato ma a preoccupare seriamente gli addetti ai lavori è la stagione estiva e soprattutto la marcia di avvicinamento ad essa. Per fare luce sulle problematiche e le possibili soluzioni per limitare i danni abbiamo raccolto il parere di alcuni imprenditori nel settore balneare tra Salerno ed il Cilento. «Siamo tutti inevitabilmente preoccupati – spiega Nunzio Adduono, titolare con la famiglia del “Made in Italy Beach” – Non poter programmare tempistiche per l’apertura è un grosso problema, considerando che abbiamo dovuto sospendere i lavori di ripristino che per quanto ci riguarda erano iniziati già da fine Gennaio per farci trovare pronti. Siamo in contatto con associazioni di categoria tra cui il Sib (sindacato balneari) per provare a definire un’intesa su sgravi fiscali, concessione demaniale, tributi e spese varie cui dobbiamo sempre far fronte. Contestualmente con il consorzio di zona stiamo comunque programmando la stagione nell’eventualità che possa partire regolarmente. Colgo l’occasione per ringraziare il sindaco di Eboli Cariello per il supporto e la vicinanza. Per noi l’importante è aprire, poi tutto si risolverà con il tempo. Da non dimenticare – continua l’imprenditore noto nel mondo del calcio locale – che oltre a queste problematiche molte strutture devono far fronte ai danni causati dalle avverse condizioni climatiche che impongono altri rallentamenti. Per chi lavora in questo settore si tratta di tre mesi all’anno, se li perdi è come perdere tutto e poi voltare pagine. Meglio fare corse e lavorare di notte per poi aprire che restare in questo limbo. Con mia sorella che si occupa della parte amministrativa ed i miei clienti siamo spesso in videocontatto per studiare strategie commerciali e rassicurare i clienti. Magari quando tutto finirà potremo inaugurare una nuova stagione di Beach Party con una grande festa». In alto mare anche Palinuro e Camerota: «E’ un danno globale per il turismo e per tante altre categorie, un danno ancora non quantificabile – spiega l’operatore nel settore turistico ricettivo Jose Mennella, manager di “Le Dune” e “Ciclope Beach” – Penalizza le grandi aziende così come le botteghe e i piccoli esercizi ma soprattutto chi lavora in periodi circoscritti come noi che partiamo da Pasqua e arriviamo a Settembre. Chi ha lavoro stagionale è in seria difficoltà, dobbiamo essere fortunati nel riuscire a salvare il salvabile: ormai Maggio è saltato e anche per giugno non c’è da essere molto ottimisti. Questa situazione ci sta destabilizzando ma non resta che attenerci alle disposizioni del Governo e collaborare tutti: prima si finisce, prima si riparte. Mi auguro che se si dovesse tornare alla vita normale vengano privilegiati i luoghi di vacanza italiani, valorizzando il territorio e provando a facilitare la ripartenza delle attività correlate”. Situazione drastica anche tra Acciaroli e dintorni: “Se la stagione balneare partirà, lo farà con netto ritardo – spiega Francescomaria Santucci, titolare con il fratello Ugo de “La Rosa dei Venti” a San Mauro Cilento (loc. Mezzatorre) – La struttura dello stabilimento è completamente in legno quindi necessita di una continua manutenzione che solitamente parte da Aprile per consentirci di essere operativi da Maggio inoltrato ma con questi chiari di luna è tutto in stand-by. Ciò comporterà notevoli danni economici per tutte le aziende ricettive operanti nel settore turistico di zona e non solo. A prescindere da questo la priorità ora è ben altra, l’emergenza sanitaria ha contorni decisamente più importanti rispetto ai danni economici che passano in secondo piano. Spero con tutto il cuore che il nostro paese riesca a ripartire con forza ed entusiasmo, caratteristiche che ci hanno sempre contraddistinto. Noi Santucci siamo già pronti». Discorso analogo anche a Capaccio Paestum. «Quest’anno si prevede una stagione particolare di cui ancora non si capiscono le conseguenze, essendo la prima volta che ci si rapporta con un fenomeno così grande e globale – spiega Mauro Gnazzo, patron del “Girasole” – A mio modesto parere se le cose non migliorano a breve l estate salta completamente con una ricaduta anche sull’ occupazione estiva oltre al danno per le imprese. Lo stato. la regione e il comune devono adottare dei provvedimenti urgenti di aiuto alle imprese balneari e turistiche in generale, altrimenti molti di noi avranno serie problemi di sopravvivenza. Oltre a una bassa qualità nell’ offrire servizi. Speriamo in un aiuto anche dalle banche locali. Le nostre piccole, piccolissime, imprese rappresentano un modo efficiente di accogliere e offrire servizi umani, apprezzati dai nostri ospiti». Pensieri condivisi da Francesca Nigro del “Nuovo Mercatello” a Salerno: «La stagione attualmente non si può avviare. Limitare i danni la vedo alquanto dura – spiega – I danni ci sono e le ripercussioni economiche si possono già vivamente percepire. Se riusciremo ad aprire bisogna capire come affrettare i tempi per eseguire i lavori necessari, ora sospesi: a tal proposito saranno necessarie ulteriori spese in quanto l’apertura in breve periodo presuppone maggiore forza lavoro. Noi imprenditori balneari aspettavamo anche interventi di risarcimento che a causa del Covid-19 non ci saranno più. I tesserati diminuiranno, e per paura e per mancanza di denaro (tutti indistintamente risentiremo della crisi). Continuiamo a pagare le tasse, ad avere spese fisse ma con il numero 0 alla voce entrate: bisognerebbe considerare ed aiutare la nostra categoria completamente esclusa da ogni proposta di legge e sostentamento».




La battaglia per sopravvivere dei commercianti salernitani

 

di Antonio Iovino

 

Le saracinesche abbassate per tante attività commerciali salernitane sono una diretta conseguenza del virus che ha ormai stravolto la vita dell’Italia e del mondo intero. Sono moltissimi, infatti, i negoziati che si sono trovati costretti a chiudere momentaneamente i battenti per limitare il contagio, con conseguenti difficoltà che potrebbero protrarsi anche quando la fase più critica di questa pandemia sarà superata. É stato premuto il tasto pausa sulla vita di tanti cittadini, come nel caso di Nunzio Torraco, che insieme al padre, era pronto a tuffarsi in una nuova avventura lavorativa. «Purtroppo a causa del Coronavirus abbiamo dovuto rimandare l’inaugurazione del nostro nuovo bar, il “Nualis Cafe” in via Carmine 42. Stiamo facendo il possibile per far sì che l’apertura della nostra attività ci possa essere quando tutto ciò sarà passato e non saranno più necessarie mascherine e guanti. Mi auguro che presto possano arrivare tempi migliori». «Noi non ci siamo fermati.- affermano Adriano Poto e Fabrizio Puorro titolari della “Click Agency” – Stiamo lavorando, raggiungendo notevoli risultati, in modalità smart working. Quest’ultimo, in caso di necessità, viene normalmente praticato. Essendo una web agency, e quindi approcciandoci prettamente con il mondo social e digital, la nostra mole di lavoro è attualmente raddoppiata: ogni cliente vuole comunicare il più possibile per stimolare la sua community online». Nonostante ciò, Poto e Puorro concludono sottolineando come al momento, nonostante vi sia la possibilità di continuare ad erogare servizi, le problematiche economiche dei clienti costretti ad interrompere le proprie attività lavorative a causa del Covid, fanno sì che i guadagni rasentino lo zero.«Noi, come tutti, siamo in reale difficoltà, poiché le scadenze delle spese incombono e le entrate, purtroppo, sono inesistenti». «La situazione che ci troviamo ad affrontare oggi sembra un brutto sogno, ed invece è realtà – dice Augusta Longone, proprietaria di “Pasticcia Cupcakeria”- Chi possiede un’attività commerciale, in questo momento è assalito da dubbi ed ansie. Cerchiamo certezze dal governo che però tardano ad arrivare. Le difficoltà erano palesi già prima dell’arrivo del virus. In sei anni di “Pasticcia”, lungo la strada che ci ospita (ci troviamo in via Generale Armando Diaz 67), ho visto aprire e chiudere numerosi negozi anche in meno di un anno, e passeggiando per Salerno, le saracinesche abbassate “per sempre” erano già tantissime. Rialzarci dopo questa pausa forzata sarà difficilissimo. Penso anche a tutte le attività che magari non sono social come la mia, quelle che potremmo definire “old school”, le quali non sono salite sul treno della tecnologia… credo che quando riapriranno ne risentiranno tantissimo». Nonostante le difficoltà, Augusta Longone non perde la speranza:«Non voglio essere pessimista, anche perché ho piena fiducia nella mia clientela dato che, in questi anni di attività, si è creato tra noi un rapporto di stima che mi permette di stare tranquilla ed essere certa che, non appena potrò riaprire, io ed il mio staff riceveremo un caloroso “bentornati”. Spero che questo momento ci sia utile a livello umano e mi auguro che, quando e se torneremo alla normalità, ci sarà molto meno egoismo e più altruismo». Anche in provincia di Salerno la situazione non è delle migliori. È il caso di Maria Gloria De Maio, titolare della “Boutique La Cage” di piazza Don Enrico Smaldone ad Angri, la quale sostiene che «Stiamo vivendo un enorme disagio. Non lavorando ho tanta merce acquistata che non posso vendere e, come gli altri commercianti, non ho liquidità per far fronte alle spese. Si parla di sospendere le tasse per un mese ma non basta, è troppo poco. Nel mio caso, trattando articoli da cerimonia, è come se avessi perso sei o sette mesi di lavoro, sono stata costretta a chiudere nel momento clou delle vendite». Maria Gloria De Maio prosegue spiegando che molti dei vestiti venduti o messi da parte per battesimi e comunioni, con le cerimonie rimandate a data da destinarsi, saranno da cambiare in quanto, come intuibile, le taglie non saranno più corrette. «Tutto ciò ci causa un disagio enorme perché se non avrò capi con i quali effettuare le sostituzioni, sarò costretta rimborsare i miei clienti che, come giusto che sia, non possono perderci. Questo è solo un piccolo problema dato che poi subentrano anche altre necessità. Stiamo utilizzando i risparmi per mangiare e per altre spese necessarie. Il sostegno di 600 euro fornito dallo Stato consiste in una somma di denaro che verrà recuperata da tasse che dovremo pagare in futuro ma al momento, noi commercianti, liquidità per pagare le bollette, per fare la spesa, e per provvedere a sostentamento delle famiglie, non ne abbiamo. Con quello che avrei guadagnato in queste settimane avrei dovuto anche coprire le spese dell’inverno, periodo in cui lavoro pochissimo». La titolare della “Boutique La Cage”, nonostante tutto, ci tiene a concludere con quelle poche note positive scaturite da questa chiusura forzata: «Almeno sto avendo la possibilità di godermi i miei figli e di riposarmi un po’».




«Troppi litigi in casa» Ma nessuno interveniva

 

 

di Giovambattista Rescigno

SANT’EGIDIO DEL MONTE ALBINO – Nessuno ha voglia di parlare, anche in mezzo alla strada c’è poca gente. A poche ore di distanza dalla notizia del decesso della piccola Iolanda c’è grande disperazione. La frazione San Lorenzo, si è chiusa in un silenzio tom- bale, le strade, per chi conosce quel luogo sempre in movimento, sono deserte, ciò non è cosa di tutti i giorni. La notizia ha sconvolto tutti, anziani e giovani, e tutti si chiudono nel massimo silenzio, in particolare quando vengono avvicinati e vengono loro rivolte domande sull’evento, tutti cercano di tacere la notizia per non dar ancora più clamore al fatto e far ricadere sulla piccola cittadina l’onda mediatica che metterebbe in risalto in modo negativo il paese. Coloro che si lasciano scappare qualche parola sul fatto fanno la loro premessa – qui queste cose non si sono mai verificate, è la prima volta che succede una cosa del genere – e nessuno riesce a darsi una spiegazione su ciò che è accaduto, ma sul perché si sia verificato. Ma a quanto pare però tutti, o almeno quelli del vicinato sapevano che all’in- terno di quella famiglia vi erano dei problemi sembra legati ad un trascorso di tossicodipendenza del Passariello che da poco aveva la- sciato una comunità di recupero e che a seguito di ciò, il comune aveva iniziato un monitoraggio della famiglia attraverso i servizi sociali che avevano fatto più volte visita per l’inizio di un programma di assistenza ed aiuto, avendo l coppia tra l’altro un altro figlio minore e che questa mattina a quanto pare dopo l’evento sia stato affidato ai servizi sociali. I vi- cini nel massimo riserbo hanno riferito di aver sentito più volte Giuseppe urlare, ma di non essere in grado di specificare il perché delle urla e se le stesse fossero state rivolte verso i figli o verso la moglie Imma. La famiglia Passariello – Monti, viveva a San Lorenzo da circa un anno, proveniente dalla vicina Pagani pochissime amicizie, pochi rapporti con la gente del posto, una semplice conoscenza di vicinato tanto da non essere così conosciuti dalla gente del posto, qualcuno ha chiosato che se gli accertamenti medici sul corpicino della piccola e le indagini porteranno a chiarire che la causa del decesso della piccola Jolanda sono stati i mal- trattamenti dei genitori, gli stessi faranno bene a non ritornare a San Lorenzo per-ché sicuramente non sarà riservata una bella accoglienza, perché se fino ad oggi erano sconosciuti, domani saranno sicuramente per sempre degli estranei ai quali nessuno del paese tenderà la mano. Qualcuno ha messo sui gradini della casa dove viveva un mazzolino di fiori bianchi. Sapevano tutti nel quartiere, che la mamma veniva picchiata anche se lei non aveva mai presentato nessuna denuncia.Le liti i vicini le sentivano così come sentivano, altrettanto spesso, i bimbi piangere. La bambina aveva anche un fratellino, di circa due anni, ed ora tutti si chiedono quale sia il suo destino. «Certo che sapevamo che la famiglia aveva problemi e lo sapeva anche il Comune ma nessuno avrebbe mai immaginato che si fosse arrivati a questo punto». ma nessuno interveniva per salvare la madre e i due piccoli.I vicini hanno riferito di essersi accorti di quanto succeduto solo al sopraggiungere dell’ambulanza che ha prelevato la piccola Jolanda per trasportarla presso il nosocomio nocerino.

 




Bimba con lividi sul corpo: la tragica morte di Iolanda

 I medici del Pronto soccorso si sono insospettiti e dopo il decesso hanno subito avvertito le Forze dell’Ordine

di Pina Ferro

Al pronto soccorso sarebbe arrivata quando già non vi era più nulla da fare. Il cuore di Iolanda, un batuffolo di soli otto mesi, si è fermato per sempre, probabilmente, mentre i genitori, indagati ora per omicidio, la stavano portando al pronto soccorso dell’ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore. Ma quella morte non era da classificare come la  classica morte bianca che solitamente colpisce i neonati. Lo hanno capito subito i sanitari che hanno preso in cura la piccolina e che hanno posto in atto tutte le manovre di rianimazione possibile. Purtroppo tutte vane. E, mentre provavano a far ripartire il cuore di Iolanda, non è sfuggito ai camici bianchi la presenza sul corpicino di lividi, ecchimosi e piccole ustioni. Ferite che hanno im- mediatamente insospettito i sanitari che dopo aver redatto il certificato di decesso e in- formato i genitori che lo loro piccola ora era un angelo, hanno allertato le forze del- l’ordine e la magistratura. Prassi questa prevista in casi simili.Iolanda, giunta in ospedale intorno alle 3,30, presentava ecchimosi, escoriazioni e lesioni, inoltre, su manine e piedini pare vi fossero delle ustioni ed un livido sul baracchino destro. Da cosa fosse state determinate quelle ferite ora sarà la magistratura a stabilirlo. Non appena i medici del Pronto soccorso dell’”Umberto” I hanno comunicato alle autorità giudiziarie l’accaduto sono state avviate le indagini. Presso il nosocomio nocerino sono intervenuti gli uomini del commissariato di Nocera Inferiore, diretti dal vice questore Luigi Amato e gli agenti della Squadra Mobile di Salerno agli ordini del questore aggiunto Marcello Castello. Su disposizione del sostituto procuratore presso la Procura dell’Agro, Roberto Lenza, si è proceduti al sequestro della salma su cui domani dopo le 15 sarà effettuato l’esame autoptico al fine di stabilire le reali cause del decesso. Nella giornata di ieri, invece, i medici legali Luigi Con- slavo e Rosanna Di Concilio hanno provveduto ad eseguire l’esame esterno.  I genitori di Iolanda, Immacolata Monti 35 anni, e Giuseppe Passariello, residenti a Sant’Egidio del Monte Albino nel quartiere di San Lorenzo sono stati trattenuti presso gli uffici del commissariato di Nocera Inferiore fino a tarda se- rata. Nel pomeriggio sono stati raggiunti anche dall’avvocatoIlaria Ruocco dello studio Legale Calabrese. «Non c’è alcun provvedi- mento di fermo a carico dei genitori. Mi hanno chiamato solo per alcune formalità di rito». Ha precisato l’avvocato Ilaria Ruocco, all’uscita del commissariato. L’avvocato ha definito “provati,” i geni- tori della piccola. In parti- colar modo la mamma che ha avvertito un malore per il quale si è reso necessario anche l’intervento del personale medico del 118. Per adesso a carico dei genitori non c’è alcun provvedimento – ha concluso – sono stati chiamati qui solo per ricostruire i fatti”. Marito e moglie sono stati iscritti comunque nel registro degli indagati per omicidio. Ciò che si sta appurando e che solo l’autopsia potrà chiarire è se vi è un nesso tra la morte della bimba e le ferite presentate sul corpo.